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Alex Zanardi, inguaribile ottimista

Alex-Zanardi-ritratto

Il sacrificio non costa se fai le cose con slancio ed entusiasmo

Un uomo speciale. Campione nella vita e nello sport. Con una forza di volontà immensa, è un esempio per tutti. Da seguire e imitare.

Asso del volante in Formula Uno, plurivittorioso negli Stati Uniti, due medaglie d’oro e una d’argento alle paraolimpiadi di Londra, campione del mondo handbike nel 2014. E poi conduttore televisivo sensibile e capace, testimonial inguaribile della vita, ottimista sempre. Bolognese di nascita, padovano d’adozione, sposato con Daniela, un figlio, Niccolò, per il quale stravede, è entrato nel cuore della gente dopo il terribile incidente occorsogli sul circuito del Lausitzring nel 2001. L’infanzia a Castelmaggiore, la scoperta del mondo sconosciuto dei kart, le prime vittorie e la lunga scalata fino alla formula uno; gli anni nei Gp con la Jordan agli inizi e poi con la Lotus, il salto in America da emigrante del volante, i successi nel ’97 e ’98 nella difficile e spettacolare serie statunitense Cart, l’amore, il figlio, gli amici, un’altra parentesi amara in F.1 e poi il tragico incidente sulla pista tedesca in cui ha perso le gambe e ha rischiato di morire hanno segnato il suo percorso. Ma ciò che ha dell’incredibile è stato il recupero straordinario, e ancora, la voglia di vivere e di tornare a una vita normale, senza mai perdere il sorriso.

Pur lontane nel tempo, sono ancora nitide e precise le immagini di quella sera quando, qualche mese dopo lo schianto, sul palco bolognese della cerimonia di consegna dei “Caschi d’oro” di Autosprint si presentò in… piedi.

Se non si gridò al miracolo, poco ci mancò.

Nello scontro contro la monoposto di Alex Tagliani, aveva perso entrambe le gambe e quando tutti lo aspettavano su una carrozzina, eccolo ritto come un fuso. Dopo aver affrontato in silenzio, senza mai lamentarsi, la durissima prova, trovò dentro di sé le risorse per superarla, come se la crudele menomazione fosse una cosuccia da niente.

Volontà d’acciaio, personalità singolare, spirito combattivo.

Se lo ricordano bene i soci del Karting Club di Rosà quando, già approdato nella massima serie, fu ospite di una serata organizzata dal presidente Luigi Zarpellon. C’era anche Giorgio Pantano, a quella riunione, talentuoso ragazzino pieno di speranze (salirà pure lui, qualche anno più tardi, su una Formula uno), curioso di capire come avesse fatto Zanardi a emergere pur avendo alle spalle una famiglia normale. Il campione non se la tirò, confermandosi alla mano, disponibile, sincero. Distribuì autografi e consigli, ripercorse i primi anni della sua carriera iniziata proprio al volante di un kart, parlò agli scalpitanti ragazzini col cuore, spiegando che per guadagnare strada in un mondo difficile come quello dei motori – ma il concetto potrebbe essere allargato a tutte le altre discipline sportive – non bastano i soldi e le doti fisiche ma occorrono anche volontà, sacrificio, determinazione, curiosità. Qualità che Alex aveva tutte.

“Credo che la curiosità sia l’unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita. – disse a Pantano -Se sei curioso troverai la tua passione e i risultati che avrai saranno il risultato di quanta passione metterai nella tua vita”.

Giorgio si rivelò inguaribile curioso.

Zanardì, in quella serata rosatese, evitò di dire “intelligenza”, per non sembrare presuntuoso, ma era sottinteso che senza “testa” non si va da alcuna parte.

Alle corse Alex c’è ritornato nonostante il grave handicap, grazie alla Bmw che lo ha fatto correre nella categoria Super Turismo, dandogli fiducia e una macchina vincente. Nel 2005 si laureò campione italiano.

Durante la riabilitazione Zanardi ha scoperto la handbike, letteralmente “bicicletta a mano”, un velocipede mosso dalla forza delle braccia. Una passione esplosa veloce e diventata coinvolgente.

Da allora non è raro incrociare Alex sui colli Euganei, seduto sul suo particolare velocipede, intento a mulinare le braccia a tutta velocità. Un allenamento via l’altro, impegni televisivi permettendo, senza mai trascurare il dettaglio.

Quando uno ha l’agonismo nel dna, non se ne libera più. “Ho voluto la bicicletta? E allora mi sono messo a pedalare. Il bello non è il risultato, ma la preparazione. Il bello non è la meta, ma il viaggio, e in tanti anni di allenamenti mi sono sempre divertito”.

 Con la handbike il pilota ha cominciato a gareggiare ottenendo, in brevissimo tempo, risultati sorprendenti. Entrato nell’orbita della nazionale azzurra, nel 2012 ha partecipato alla paraolimpiadi di Londra, conquistando due medaglie d’oro nella prova a cronometro e in quella su strada e una d’argento nella specialità a squadre, correndo sulla pista di Brands Hatch dove aveva gareggiato più volte con le monoposto e i bolidi da trecento e passa all’ora.

“Sono eccitato da questa esperienza, sento però quasi un po’ di nostalgia perché è la fine di un’avventura.- commentò appena sceso dal podio olimpico – Siamo alla resa dei conti, ma la parte affascinante sono stati questi anni di avvicinamento, della creazione, passo dopo passo, di un sogno. Spero che questi successi convincano qualche ragazzo disabile a uscire di casa, a riprendere a vivere con lo sport. La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.”

Poi la frase più bella che tutti, non solo gli atleti, dovrebbero avere sempre ben impressa nella testa: “ciò che conta nella vita non è dove riesci ad arrivare, ma quanta strada hai fatto da quando sei partito. Ci sono ragazzi ai quali manca molto di più di un paio di gambe e partono molto indietro rispetto a quelli che sono nati con tutto il kit che madre natura ti dà in origine, però vedere dove sono arrivati fa veramente venire i brividi”.

Infine la “motivazione”, performante benzina che alimenta i suoi giorni: “Io non posso sprecare l’opportunità più grande che ho, che è la vita stessa. Io devo fare qualcosa nella mia vita, che sia nello sport, nello studio, nel lavoro, nell’amicizia, negli affetti. Non posso stare seduto, devo alzarmi e fare qualcosa, vedendo questo gesto che è una così grande fonte d’ispirazione».

Ironico, sereno, esemplare perfetto del disabile solare che accetta la sua condizione e addirittura la sfida, Alex Zanardi, riandando ai giorni londinesi, sostiene convinto: “Non volevo dimostrare niente a nessuno, la sfida era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio”.

– Le corse rappresentano la parte più importante della tua storia?

“Le corse rappresentano una bella fetta della mia storia, ma non sono di certo la parte più importante. Le mie più grandi passioni sono mio figlio Niccolò, le tagliatelle al ragù di mia madre e mia moglie Daniela, non necessariamente in quest’ordine. La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.”

– Sei un grande lottatore e non ti arrendi mai…

“E’ importante lavorare assaporando il gusto di ciò che fai. Il sacrificio passa inosservato e non costa se fai le cose con slancio ed entusiasmo”.


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