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Alluce Valgo

Alluce valgo e deformità delle dita del piede

Alluce Valgo

Alluce valgo e deformità delle dita del piede: fondamentale una scarpa senza eccessi.

Sono alterazioni anatomiche molto frequenti nella popolazione adulta soprattutto femminile; si sta parlando dell’alluce valgo e del dito ad artiglio o a martello, in quest’ultimo caso il dito assume un aspetto curvo che ricorda il martelletto del pianoforte (da qui il nome ); di regola tale deformazione interessa soprattutto il 2°ed il 3° dito. L’alluce valgo invece, è una deformità del piede assai comune caratterizzata dalla deviazione dell’alluce verso il bordo esterno del piede.
Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Giuliana Lazzarini (dirigente medico 1° livello) del reparto di Ortopedia e Traumatologia Camposampiero ulss 15

Dott.ssa Lazzarini, l’alluce valgo e il dito a martello sono deformazioni ossee? Da cosa nascono?
La causa di queste deformità è multifattoriale: sicuramente il sesso femminile ne è più colpito non solo a causa delle tipiche calzature che costringono il piede in una forma non naturale. Spesso c’è anche una familiarità nella malattia, che dapprima interessa i tendini, i legamenti, le capsule articolari e poi, con il perdurare del quadro, coinvolge anche la forma delle ossa, alterando così la meccanica delle articolazioni e portando alla degenerazione artrosica delle stesse. Nel caso dell’alluce valgo è l’articolazione metatarso falangea, molto importante per una ottimale funzione del piede, che gradualmente diviene artrosica.

Che problemi possono dare a chi ne soffre?
Innanzitutto è necessario affermare che ci sono alluci molto valghi ma assolutamente non dolorosi: questi pazienti si rivolgono al medico molto raramente. Viceversa le pazienti che richiedono un parere lo fanno per due motivi principali: per un problema estetico (spesso pazienti giovani) e per un problema funzionale e doloroso perché in sostanza quando l’alluce valgizza spesso l’appoggio al suolo del piede si modifica distribuendo il peso del corpo in maniera anomala e quindi dolorosa. A volte addirittura succede che si altera anche la funzionalità di tutto l’arto inferiore con risentimento per esempio del ginocchio.

Questa patologia si corregge solo chirurgicamente o esistono anche altri interventi? 
La terapia deve sempre essere proporzionata all’entità della deformità: nel caso di valgismo lieve e non doloroso possono essere utili accortezza nella scelta delle calzature ed eventualmente plantari e piccoli tutori appositi. Nel caso di deformità evidenti accompagnate da dolori ricorrenti l’unica terapia veramente efficace è quella chirurgica, tenendo presente però che il valgismo può recidivare negli anni.

Ci dica dott.ssa Lazzarini, come si corregge chirurgicamente l’alluce valgo ed il dito a martello?
Nel nostro reparto utilizziamo da molto tempo una tecnica mininvasiva che consente di riallineare l’articolazione dell’alluce rendendo nuovamente corretto l’appoggio plantare e riportando alla normalità l’anatomia del piede. Il tutto con una anestesia locale al piede. In sostanza attraverso una incisione, che poi richiede un unico punto di sutura, si esegue una osteotomia (ossia una frattura artificiale) del primo metatarso che poi si fa guarire nella posizione che determina la correzione del valgismo: la posizione si ottiene e mantiene con un filo metallico sottile inserito attraverso la cute che stabilizza le ossa in questione. Il filo viene rimosso dopo circa un mese senza alcun dolore significativo. Per quanto riguarda le deformità delle piccole dita si ricorre alle cosiddette artrodesi, ossia si “limano e modellano“ le articolazioni responsabili della postura alterata del dito fissandole sempre con fili sottili metallici finche’ le piccole ossa si fondono tra loro: questa procedura si esegue in chirurgia aperta e non mininvasiva.

Dopo l’operazione a quali terapie bisogna sottoporsi e quanto tempo bisogna stare a riposo? 
Dopo l’intervento la paziente può camminare da subito in modo pressoché normale utilizzando una scarpa ortopedica che lascia libera la caviglia, ma protegge la parte del piede operata. Nel postoperatorio è necessario che periodicamente si facciano le medicazioni e i bendaggi al piede che sono parte integrante della cura. Naturalmente il periodo di riposo dal lavoro è variabile, ma in genere a circa due mesi dall’intervento la maggior parte dei pazienti torna alle proprie mansioni. La guarigione ossea richiede un periodo più lungo e infatti il controllo medico finale viene fissato ad almeno 3 mesi dalla chirurgia.

Una volta operati e guariti, nel caso si tratti di una paziente donna, si può utilizzare una scarpa con il tacco e, comunque, si può ritornare a fare tutto e meglio di prima? 
Premettendo che io “sto dalla parte del piede”: è veramente un organo meraviglioso, molto strapazzato in particolare dal genere femminile, e perciò non sono proprio d’accordo sul “tacco 12”. Solitamente però con un po’ di pazienza è possibile tornare a fare tutto ciò che si desidera con i propri piedi compreso infilarli in scarpe con un tacco elegantemente adeguato.

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di Redazione InFormaSalute



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