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“Per andare forte tanta bicicletta…”

Roberto Cristiano Baggio

Il campione spagnolo dedica moltissimo tempo alla preparazione fisica. La passione per le due ruote lo ha portato a formare una squadra professionistica a capo della quale ha chiamato Paolo Bettini

La stagione agonistica s’è appena messa in moto ma per Fernando Alonso, il capitano della Ferrari, la strada è già in salita. Cambiati i regolamenti, dato l’addio ai vecchio motori aspirati e accolto con entusiasmo il nuovo propulsore turbocompressore abbinato a un motore elettrico , la “Rossa” sta pagando più di tutte le altre case costruttrici il periodo di rodaggio. I primi gran premi hanno evidenziato una netta superiorità da parte della Mercedes e promosso la Red Bull di Vettel e Ricciardo che le prove invernali, invece, avevano bocciato, e rimandato, purtroppo, la Ferrari.
A Maranello, col ritorno in squadra di Raikkonen e la riconferma del due volte campione del mondo spagnolo, erano convinti di puntare subito alla vetta. Invece la Ferrari s’è trovata nelle retrovie, dietro a team come la Willams, con Bottas e un rigenerato Felipe Massa in grande spolvero, e la Force India che nelle passate stagioni non ha mai impensierito le “rosse”.
I tecnici emiliani stanno lavorando per recuperare terreno e le dimissioni di Stefano Domenicali, responsabile della squadra, hanno avuto la potenza di una scossa.
Basterà per ridare fiducia al team e riportare in prima fila i due piloti?
Dirigenti, tecnici, meccanici e tifosi se lo augurano di cuore.
«Il momento è difficile – ha sostenuto Montezemolo lasciando in anticipo e visibilmente contrarato il circuito del Bahrain – dobbiamo correre subito ai ripari.»
Neppure i piloti sono contenti. Abituati a lottare per la vittoria non trovano certo piacevole farsi “sverniciare” in rettilineo da monoposto che gli scorsi anni neppure vedevano, se non al momento del doppiaggio.
Ma è proprio nei momenti più duri che il carattere del campione viene fuori.
Se Kimi Raikkonen è freddo e glaciale e analizza la situazione con la mentalità tipica dell’uomo che viene dal Nord, Fernando Alonso è solare e latino. In poche parole: non le manda a dire e se c’è da criticare lo fa apertamente. Un carattere d’acciaio, insomma, temprato dalle difficoltà che in carriera ha più volte dovuto affrontare.
Le sue doti di guida non si mettono in discussione. E’ uno dei migliori, se non il migliore, di tutto il circus della F. 1.
Serio, scrupoloso, attento si prepara con cura maniacale alle gare, senza tralasciare alcun aspetto.
«La forma fisica, per un pilota – ammette lo spagnolo – è fondamentale. Disputare un gran premio costa grossi sforzi e lo dispendio di energie è enorme.»
Guai, allora, a sottovalutare gli allenamenti, che per Alonso significano tantissima palestra e bicicletta.
«In  gara si guida sempre con un sesto e anche settimo senso, in corsa abbiamo sensazioni speciali che ci guidano, c’è un qualcosa di nascosto.»
Sensazioni che vengono acuite dalla prestanza atletica del pilota.
Tra simulatore di guida a Maranello e poi tapis roulant, pesi e cyclette, con il sostegno e i consigli del massofisioterapista di fiducia, Fabrizio Borra, Fernando Alonso spende parecchie ore della sua giornata in palestra.
Quando poi è impegnato con le qualificazioni, nei giorni frenetici che anticipano la gara, gira per i box con l’inseparabile bicicletta. Un modo anche questo per scaricare la tensione e mantenersi in esercizio.
Gli piace talmente tanto pedalare che lo scorso anno ha rilevato la licenza World Tour della Euskaltel Euskadi dell’amico Samuel Sanchez per dar vita ad un ambizioso progetto a capo del quale ha chiamato il due volte campione del mondo Paolo Bettini.
Il toscano, per assumere l’importante incarico nel team spagnolo di Alonso, ha lasciato dopo quattro anni la nazionale azzurra, trasferendosi nelle Asturie per seguire da vicino i corridori professionisti ingaggiati da Alonso.
Quando gli impegni corsaioli glielo consentono, Alonso sale in bici e pedala a fianco dell’italiano, tirando anche il gruppo di corridori, dimostrando così qualità atletiche non comuni.
«Non è che perchè uno è seduto in un abitacolo non fa fatica – assicura Alonso – Lo sport del volante è duro. Le sollecitazioni enormi. Braccia, collo, spalle sono sottoposti a sforzi violentissimi. Se non facessi tanta palestra, se non curassi l’alimentazione, se non conducessi una vita d’atleta non potrei reggere lo stress fisico e mentale di un gran premio.»
Quest’anno, poi, con la benzina contingentata (le monoposto possono imbarcare cento chili di carburante al massimo) e la paura di rimanere a secco, i team hanno giocato molto anche sui pesi, quelli dei piloti compresi. Alcuni sono arrivati al punto di rinunciare a bere e a idratarsi durante le gare per non dover portare nell’abitacolo la borraccia.
Secondo i tecnici, anche un grammo può fare differenza.
In Australia, nel primo gran premio che ha aperto le ostilità, si son visti driver tiratissimi e magri da far impressione.
Alonso è un fantino per natura e il suo peso forma non si discosta mai dai 68 chili, pur non disprezzando la buona cucina emiliana. Quanto all’idratazione, non rinuncia ai sali minerali, consapevole quanto siano importanti per mantenere la tonicità muscolare.
Considerato che la maggior parte dei G.P. si corrono durante la bella stagione, con temperature che nell’abitacolo, complici tuta ignifuga e motore alle spalle che scalda che raggiungono limiti a volte insopportabili, reintrodurre i liquidi persi con i bibitoni di sali è d’importanza fondamentale.
Un gran premio, poi, non è fatto solo di forza pura.  Le emozioni giocano un ruolo importante nelle prestazioni di un pilota. Al momento della partenza, in attesa che le luci del semaforo passino dal rosso al verde, le pulsazioni del cuore arrivano a sfiorare le duecento al minuto, come quelle di un corridore al massimo della fatica sulle rampe dello Stelvio. E poi non è che calino di tanto nel corso della gara.
Ecco perchè la forma fisica e psichica sono determinanti per un asso del volante e cuore, muscoli e polmoni devono essere sempre al top.
Fernando Alonso anche da questo punto di vista è un campione, perchè sa prepararsi come pochi altri.
E le emozioni che prova quando riesce a salire sul podio?
«Sono sempre diverse: a volte cerchi con lo sguardo gli elementi della squadra e vuoi essere riconoscente con loro per il gran lavoro fatto, a volte saluti un amico in particolare: quando sei lassù è sempre bellissimo, ma non hai le stesse emozioni».
Come sono diverse le emozioni che provano i tifosi.
I ferraristi non vedono l’ora di sentire il cuore andare a farfalle, come succedeva quando Schumacher salviva sul podio più alto e stappava il magnum di champagne!



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