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TANTI RECORD PER TANTE ALI DI FARFALLA

Intervista ad Anna Mei campionessa di ciclismo outdoor.

Angelica Montagna

Lei si chiama Anna Mei.
Incontrarla per me è stato un onore. Una donna tenace, con una nuova impresa per la campionessa di ciclismo che ha già battuto numerosi record anche mondiali. La nuova fatica, quella di pedalare per mille chilometri a favore dei tanti bambini che soffrono di epidermolisi bollosa, malattia genetica ereditaria, rara e invalidante. Non solo per loro ma anche per tutte quelle famiglie che si trovano impotenti di fronte ad una malattia che non perdona. Anna da molto tempo è testimonial proprio dell’associazione Debra Sudtirol, associazione composta da volontari che sostengono quelle famiglie, in Italia, che hanno un “bambino farfalla”. Si calcola, nel nostro paese, vi sia un paziente ogni 82.000 nati, per un totale di circa 1.500 pazienti. L’ epidermolisi bollosa è una malattia che provoca bolle e lesioni sulla pelle e sulle mucose interne, anche solo se si viene accarezzati, oppure, ancora, provoca lesioni che possono comparire anche spontaneamente. Ecco perché i bimbi affetti vengono chiamati “bimbi farfalla”, perché sono come farfalle, dalle ali così stupende eppure così fragili. A livello mondiale, l’epidermolisi bollosa colpisce invece 1 bambino ogni 17.000 nati, ovvero circa 500mila pazienti.
Ma torniamo ad Anna e al primo tentativo femminile al mondo di ciclismo su pista outdoor su una distanza di 1000 chilometri. Al Velodromo Rino Mercante di Bassano del Grappa, ad ottobre. Un tentativo riuscito solo in parte, visto che i chilometri sono stati 700, dopo i quali Anna ha deciso di fermarsi per i fortissimi dolori cervicali. Ma di record, ne ha comunque collezionati nella sua impresa:

km. 188,66 in 6h
km. 200 in 6h,22
km. 300 in 9h,43
300 miles in 16h,25
km. 500 in 17h,02

Risultati che solo a pensarci, viene da chiedersi quale forza d’animo abbia permesso ad Anna di ottenere, ben cinque, con tenacia, abnegazione ma soprattutto quello che probabilmente risponde al nome di amore.

Quanto amore hai messo in ciò che hai fatto?
Direi che quello è il motore, la parte fondamentale. Tutto parte da lì e per questo motivo ho capito, ad un dato momento, ai 700 km. che dovevo assolutamente fermarmi. I muscoli preposti a tenere sollevato il collo si sono contratti e non funzionavano più, il trapezio e tutta la zona muscolare rischiava di essere compromessa e in pista davvero avrei potuto cadere e farmi male, con danni anche permanenti.
Ecco, credo che l’amore per quei bambini mi abbia fatto mettere dietro alle spalle la voglia di vincere a tutti i costi ma invece di salvaguardare la mia persona per poterci riprovare, portando ogni volta l’attenzione su quei piccoli bisognosi di cure e di estrema attenzione anche da parte della ricerca, che altrimenti, proprio perché fanno parte di una fetta di malattie rare, rischiano che di loro si parli gran poco. Non è stato facile fermarmi ma era la cosa più giusta da fare.

Come sei venuta a contatto con questa realtà?
E’ stato nel 2009; ho fatto una gara, una 24ore che come oggetto d’attenzione aveva proprio i bambini farfalla. Da quel momento me ne sono innamorata e ancora adesso li seguo, porto avanti la loro realtà cercando di essere una degna testimonial. Da allora, proprio da quel primo momento non li ho lasciati più.

Chi ti accompagna, nelle tue imprese, è tuo marito. Nelle interviste tu lo nomini spesso…
E’ vero, è così: forse non me ne accorgo ma lo nomino più di quanto io pensi. C’è la famosa frase che recita così: “dietro ad un grande uomo c’è una grande donna”. Ebbene, io potrei dire il contrario. La tranquillità interiore che si deve avere per prestazioni di questo tipo, parte dalla tranquillità affettiva, familiare. Roberto mi sta molto vicino, lui è sempre accanto a me, per me e crede nella mia persona e in ciò che faccio. Ad ogni metro di pedalata lui mi accompagna. E’ stato sempre lui, ad un dato momento, a consigliarmi di fermarmi. Talvolta mi dà il senso della misura. In quello che spesso diventa un equilibrio quasi perfetto, dando dei riferimenti, dei parametri. Questo è molto importante anche per un atleta o per chi si deve preparare per una nuova impresa. Mi sento di ringraziarlo, come pure ringrazio l’organizzazione dell’evento, l’Unione Ciclistica 2000 e quanti hanno creduto in me, sapendo che se anche i chilometri non sono stati mille, io andrò sempre a mille, lottando come una leonessa per una fetta di popolazione, di quei bambini fragili come ali di farfalle ma dai colori stupendi e variopinti per occhi che sanno vedere.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

InForma Salute
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