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Artrite Reumatoide

Artrite Reumatoide: si può anche guarire!

Artrite Reumatoide

Artrite Reumatoide: una malattia progressiva e deformante, da cui si può anche guarire!

Intervista al dott.ssa Daniela Primon direttore UO di Medicina Fisica e Riabilitazione e direttore Dipartimento di Riabilitazione ULSS 15 Alta Padovana

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica con origini autoimmuni, ciò significa che ha origine nel nostro sistema immunitario compromettendo le articolazioni del corpo. E’ una malattia che colpisce con la massima incidenza tra i 25 e i 50 anni di età, preferendo le donne. I sintomi,che sono improvvisi, vanno progressivamente aggravandosi fino a produrre la deformità delle ossa, le cause sono ancora sconosciute.

Dott.ssa Primon, cos’è l’artrite reumatoide?
L’artrite reumatoide (AR) è una malattia cronica che provoca dolore, tumefazione e rigidità articolare con limitazione del movimento e della funzione delle articolazioni interessate. Sebbene l’articolazione sia la parte dell’organismo più coinvolta, l’infiammazione può svilupparsi anche in organi interni (come polmoni, reni, cuore, sistema nervoso, vasi sanguigni, occhi). Le articolazioni più frequentemente coinvolte sono quelle piccole delle dita delle mani, i polsi, i piedi, le ginocchia e le caviglie; più raro è il coinvolgimento di spalle, gomiti e rachide. L’interessamento abitualmente è di solito simmetrico: se è coinvolto il polso destro spesso è colpito anche il polso sinistro.

Dott.ssa Primon, ci potrebbe dire quali sono le cause che scaturiscano questa malattia?
La causa della malattia è ancora sconosciuta, sebbene sia verosimile un’eziologia multifattoriale, in cui cioè fattori ambientali, genetici, ormonali ed infettivi sono coinvolti attraverso complessi meccanismi correlati fra loro. È una patologia di tipo autoimmune: è presente infatti un’attivazione anomala del sistema immunitario che è responsabile delle lesioni ai tessuti e della cronicizzazione della malattia. L’organo bersaglio principale dell’infiammazione è la membrana sinoviale, costituita da cellule che rivestono l’articolazione: tale membrana produce liquido sinoviale necessario per la lubrificazione e il nutrimento della cartilagine articolare. Le sostanze ad azione pro-infiammatoria rilasciate dalle cellule immunitarie determinano il gonfiore e il successivo danno della cartilagine e dell’osso presenti all’interno dell’articolazione. Circa l’1% di tutta la popolazione ne è affetto; le donne vengono colpite con rapporto di 2-3:1 rispetto agli uomini. Può esordire a tutte le età, ma la massima incidenza è fra i 25 e i 50 anni.

Dott.ssa, quali sono i sintomi dell’ artrite reumatoide?
L’artrite reumatoide può essere difficile da diagnosticare poiché l’esordio è spesso graduale, con scarsi sintomi e, soprattutto inizialmente, anche altre patologie possono avere un comportamento simile. Per questo motivo i pazienti con sospetto di artrite reumatoide dovrebbero essere valutati da un reumatologo per la conferma diagnostica e per la somministrazione di una corretta terapia. La radiografia può essere molto utile nella diagnosi ma non evidenzia alcuna anomalia nelle prime fasi della malattia (3-6 mesi), sempre più rilevante appare, invece, l’uso dell’ecografia articolare, molto più sensibile rispetto alla radiografia tradizionale (soprattutto nella fase iniziale). E’ importante ricordare che per la maggior parte dei pazienti (specialmente coloro che presentano i sintomi da meno di 6 mesi) non esiste un test specifico che confermi la diagnosi di artrite reumatoide ma la diagnosi si pone attraverso una valutazione specialistica dei sintomi, dei segni clinici e degli esami di laboratorio

Dott.ssa Primon, parliamo ora di terapie mirate a chi soffre questo tipo di disturbo. Quali sono?
La terapia dell’artrite reumatoide è migliorata enormemente negli ultimi 25 anni offrendo ai pazienti un soddisfacente controllo dei sintomi.
Dal momento che non esiste una cura definitiva, obiettivo dei trattamenti è quello di ridurre i sintomi e migliorare la disabilità attraverso una terapia medica appropriata ed iniziata il più rapidamente possibile, prima che le articolazioni interessate dall’infiammazione vengano danneggiate in modo permanente. Non esiste un singolo farmaco efficace per tutti i pazienti e spesso molti di essi devono ricorrere a diverse modifiche terapeutiche nel corso della loro malattia. Il trattamento ideale richiede una diagnosi precoce, quando la malattia è in fase iniziale (< 6 settimane o 6 mesi) ed un trattamento aggressivo. Per ridurre rapidamente l’infiammazione articolare e l’intensità dei sintomi la terapia di prima linea si avvale dei farmaci antinfiammatori non steroidei (cosiddetti FANS), i più recenti COX2-inibitori e dei corticosteroidi, che possono essere somministrati per bocca o per via intrarticolare. I FANS e gli steroidi però sono efficaci sui sintomi ma, oltre ad avere effetti collaterali, hanno scarsa influenza sul decorso della malattia. Per tale scopo vengono quindi utilizzati i farmaci di fondo, i cosiddetti DMARDs che sono in grado di migliorare notevolmente i sintomi, la funzionalità articolare e la qualità di vita della maggior parte dei pazienti con artrite reumatoide. Negli ultimi anni il trattamento delle artropatie infiammatorie si avvale dell’uso di farmaci, noti come modificatori della risposta biologica o “agenti biologici”, che agiscono specificatamente su alcune molecole prodotte da cellule del sistema immunitario che determinano l’infiammazione e il danno articolare e degli organi eventualmente coinvolti. Questi farmaci fungono anche da DMARDs poiché rallentano la progressione della malattia e vengono somministrati al fallimento delle terapie convenzionali, dato l’aumentato rischio di infezione e l’elevato costo. Se, nonostante una adeguata terapia medica, il processo infiammatorio a carico delle articolazioni non si arresta, si può ricorrere alla terapia chirurgica : sinoviectomia o, nei casi più gravi, intervento di sostituzione con protesi articolari. Il trattamento ideale richiede, comunque, un approccio multi specialistico con la collaborazione tra medici reumatologi, medici di medicina generale, ortopedici, fisiatrie fisioterapisti (sia per la terapia fisica che occupazionale), psicologi.

Dott.ssa Primon, ci potrebbe spiegare per concludere, quanto importante è la riabilitazione?
I pazienti con artrite reumatoide hanno un elevato rischio di progressivo peggioramento della funzionalità articolare nel corso degli anni, anche se le recenti terapie hanno notevolmente migliorato la prognosi. La fisioterapia è una componente essenziale nel trattamento complessivo della malattia perché è in grado di contrastare tali eventi dannosi attraverso interventi generali a carattere prevalentemente educativo e preventivo ma anche con misure specifiche mirate alla condizione di ciascun paziente. I livelli di intervento possibili possono essere riassunti in quattro momenti: addestramento alla prevenzione del danno (economia articolare), addestramento all’ autonomia (uso di ausili), rieducazione specifica e trattamento in relazione all’intervento chirurgico. Economia articolare: ha lo scopo di istruire il paziente sulla natura e sulle conseguenze dell’ affezione, spiegando come evitare il sovraffaticamento articolare in occasione anche di gesti semplici, usuali e ripetitivi che possono però portare a deterioramento articolare e comparsa di deformazioni. Essa si basa sulla educazione gestuale attraverso la quale il paziente apprende quali siano i movimenti scorretti da evitare e quali invece quelli più appropriati. Lo scopo è quello di ridurre il più possibile gli sforzi e le sollecitazioni che si esercitano sulle strutture articolari interessate dalla malattia in modo da facilitare i movimenti e renderli più confortevoli quando sono dolorosi e faticosi. Nell’economia articolare rientra anche l’addestramento all’uso di ausili, oggetti che aiutano la persona con artrite reumatoide a migliorare la propria autonomia nelle attività della vita quotidiana, riducendo il sovraccarico delle articolazioni, soprattutto quelle di mani e polsi. Per quanto riguarda la pratica di attività sportiva, è importante evitare gli sport che sovraccaricano le articolazioni interessate e privilegiare quelli in scarico, come ad esempio il nuoto, meglio se in acqua calda o termale. La fisioterapia riguarda il trattamento riabilitativo individuale del danno funzionale osteomuscolare: ridotta ampiezza di movimento, ipotrofia muscolare, disturbo dell’equilibrio e del cammino. Il programma viene svolto nelle strutture fisiatriche da personale qualificato con esercizi di mobilizzazione passiva, assistita, attiva. In questo ambito rientra anche la rieducazione dopo intervento chirurgico.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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