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ASIAGO, S.O.S. OSPEDALE

Servizi tagliati dopo il focolaio Covid, mentre il nuovo Ospedale sarà consegnato a fine anno. Il sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern: “Urgente la riattivazione del Punto Nascite, con gli altri sindaci linee condivise di tutela e difesa del presidio sanitario dell’Altopiano”.

Alessandro Tich

La sanità sull’Altopiano dei Sette Comuni sta vivendo da tempo un periodo di transizione. Ovvero il periodo di attesa del passaggio dei servizi ospedalieri dall’attuale sede dello storico Ospedale di Asiago al nuovo Ospedale in costruzione, a poca distanza dal vecchio nosocomio, che dovrebbe essere consegnato alla comunità entro la fine di quest’anno. L’Ospedale che verrà sarà un moderno edificio costruito su 4 piani oltre a un’area mansardata. Ospiterà tutti i reparti operativi nell’attuale Ospedale e offrirà grandi spazi alle palestre attrezzate per la riabilitazione funzionale e cardiologica. Sarà inoltre un fabbricato realizzato all’insegna dei più moderni standard di prestazione energetica, con una attestazione di efficienza di classe A. La struttura ospedaliera attualmente in uso, ristrutturata nel 2008, ospiterà invece gli ambulatori specialistici e l’area amministrativa. “In questo modo – rassicura l’Uss 7 sul suo sito internet – l’Azienda Ulss 7 Pedemontana garantirà un’attività costante, efficiente e di alto livello per tutto l’Altopiano dei Sette Comuni.” Tutto bello, dunque, e tutto meraviglioso. Intanto però la sanità dell’Altopiano deve affrontare i difficili problemi del presente. Una situazione di crisi generata dalla pandemia da Covid-19. Nel mese di marzo, il contagio da Coronavirus ha infatti interessato proprio alcuni reparti del presidio ospedaliero di via Martiri di Granezza.  Di conseguenza, la direzione dell’Ulss 7 ha provveduto alla chiusura di alcuni servizi: in particolare l’attività chirurgica anche d’urgenza, i ricoveri e le attività ambulatoriali anche urgenti, la riabilitazione, l’area materno-infantile. Il provvedimento ha riguardato dunque anche il Punto Nascite. Le donne in prossimità di partorire, seguite dal reparto di Ostetricia di Asiago, devono pertanto fare riferimento all’Ospedale di Bassano. Ed è stata proprio questa situazione disagevole per le partorienti dell’Altopiano a generare l’episodio accaduto lo scorso 4 settembre, quando Marika Pertile, di Gallio, era in attesa del marito per essere accompagnata a Bassano per il parto. Ma dopo avere avvertito tre contrazioni fortissime la donna ha partorito una bambina, Carola, sul pavimento del salotto di casa, con il provvidenziale aiuto di un’amica.  È stato il caso-limite che ha riacceso le luci sull’urgente necessità di ripristinare ad Asiago il servizio ospedaliero per la natalità. In una conferenza stampa conseguente all’episodio, che ha inevitabilmente richiamato l’attenzione dei media, l’assessore regionale Lanzarin ha dichiarato che “il Punto Nascite di Asiago non è in discussione” e che “l’attività è sospesa, ma solo per la persistente carenza di personale alla quale stiamo dando risposte utilizzando tutti i canali disponibili”. L’Altopiano, però, sta con le antenne molto dritte. E il sindaco di Asiago Roberto Rigoni Stern, avvocato di professione, in quanto all’attività per la salvaguardia dei servizi sanitari è costantemente “sul pezzo”.

Sindaco Rigoni Stern, com’è attualmente la situazione dei servizi sanitari in Altopiano?
Noi stiamo monitorando la situazione sanitaria assieme agli altri sindaci, mettendo in atto una condivisione delle linee di tutela e difesa del presidio sanitario dell’Altopiano. Abbiamo avuto svariati incontri con il commissario-direttore generale dell’Ulss 7 e con l’assessore Lanzarin riguardanti le tematiche più delicate, tra le quali risulta necessaria e improrogabile la riapertura del Punto Nascite. L’Ospedale di Asiago è un Ospedale di montagna ed è un presidio in cui viene garantita la sicurezza dei cittadini. È un Ospedale tradizionalmente legato alla terapia di emergenza, con la funzione di rassicurare gli animi della popolazione che abita in zone disagiate. La crisi generata dall’infezione da Coronavirus sarà superata con la riattivazione complessiva dei servizi e con l’apertura entro Natale del nuovo Ospedale, costato oltre 30 milioni di euro, dotato di tutti i servizi sanitari che erano attivi precedentemente alla pandemia. Dicono che non si sono medici? In realtà ci deve essere la volontà politica di garantire il personale sanitario all’interno del nostro Ospedale. Noi andiamo avanti con un’azione di monitoraggio continua e propositiva. Il Punto Nascite e di un effettivo presidio di Pediatria, Ostetricia e Ginecologia vanno riattivati per evitare che una donna partorisca all’interno della sua abitazione. Più in generale, il nostro è un bacino sanitario di utenza di 25mila abitanti, che aumentano a 120mila residenti nei periodi turistici, alla pari quasi di un’area metropolitana. Se siamo sprovvisti di un presidio sanitario dotato di servizi anche durante i periodi turistici, non resta che l’alternativa poco favorevole di rivolgersi ai nosocomi di pianura. La sicurezza delle persone è l’aspetto centrale della nostra missione. Il fatto di vivere in questa zona disagiata necessita dei servizi essenziali per l’assistenza immediata.

Cosa ha rappresentato il Covid per una zona, appunto, disagiata come Asiago e tutto l’Altopiano?
Il Covid è stato per noi una tragedia, in particolare per il nostro Ospedale. E ci ha fatto capire ancora di più l’importanza di trasferire tutto l’Ospedale nella nuova sede. Durante la pandemia l’Ospedale di Asiago è diventato una bomba epidemiologica, con infezioni che si sono verificate nei reparti di Medicina, di Riabilitazione e di Ortopedia. A ciò hanno contribuito le condizioni logistiche sfavorevoli. Le camerate con 5-6 letti e con bagno in comune e la vetustà degli impianti hanno favorito il propagarsi dell’infezione. Il focolaio di Coronavirus all’Ospedale ha determinato il numero dei casi in Altopiano. L’infezione sarà più efficacemente combattuta con l’apertura del nuovo Ospedale, più moderno, meglio fruibile, con attrezzature nuove, impianti di areazione e igienizzazione e condizioni di sicurezza standard. Ovviamente a questi aspetti si aggiunge il fatto che il nuovo presidio garantirà un maggiore distanziamento negli spazi, avrà meno posti letto nelle camere e continuerà la grande vocazione riabilitativa che contraddistingue la tradizione del nostro Ospedale.   

Quali prospettive vede dunque all’orizzonte?
Il Covid ci ha messo tutti a dura prova. Abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significhi la non attivazione di servizi per i cittadini come il Punto Nascite e le limitazioni orarie al servizio di Pediatria. La situazione è fortemente danneggiata, tuttavia siamo fiduciosi. La nostra comunità si sta mobilitando per sollecitare la Regione affinché il nostro Ospedale ritorni il più presto possibile nella sua piena funzionalità.

Alessandro Tich

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