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Diabete nell’adolescenza: un fenomeno in aumento

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Diabete nell’adolescenza: un fenomeno in aumento. Un pancreas artificiale è attualmente in prova su dei bambini.

Il diabete è una malattia che purtroppo colpisce anche adolescenti e bambini e negli ultimi anni, per cause non ancora note, se ne osserva la comparsa in età sempre più precoce, spesso già prima dei 6 anni. Approfondiamo questo tema con il Dott. Emanuele Cherubin, responsabile della Diabetologia pediatrica nei presidi ospedalieri di Camposampiero e Cittadella.

Dott. Cherubin, quali sono i primi sintomi del diabete?
I sintomi di esordio del diabete sono gli stessi per il bambino in età prescolare e per l’adolescente, in molti casi sono proprio i genitori i primi a notare qualcosa di insolito nel loro bambino. Il sospetto spesso viene quando il bambino inizia a fare più pipì (in molti casi il bambino per urinare deve svegliarsi anche di notte oppure riprende a fare la pipì a letto) e a bere molto più del solito. Possono inoltre essere presenti perdita di peso senza modifica delle abitudini alimentari e stanchezza. I Pediatri di libera scelta che lavorano sul territorio nella maggior parte dei casi sono attenti nell’inviare subito in pediatria il bambino con il sospetto di diabete, per poter confermare la diagnosi e avviare la cura quanto prima possibile.

Essendo Lei un pediatra, immagino che con ogni bambino faccia un bel percorso assieme. Come comunica ai genitori che il loro figlio ha il diabete?
La comunicazione della diagnosi di diabete è sempre uno shock, arriva all’improvviso e costringe a cambiare in poco tempo le abitudini quotidiane di tutta la famiglia, le cose da imparare inizialmente sembrano troppe e troppo difficili. Ai genitori e al bambino spiego che attualmente per il diabete disponiamo di una cura, ma non possiamo ancora guarire. Con la terapia il bambino può condurre una vita come tutti gli altri: può andare a scuola, fare sport, divertirsi con gli amici, andare in gita, in vacanza, può continuare a mangiare la pizza e anche il gelato e poi, quando sarà adulto, potrà prendere la patente, sposarsi, avere figli. Il percorso di educazione, che ha come obiettivo portare gradualmente il bambino alla completa autonomia nella gestione del diabete, è lungo e richiede impegno ma percorriamo questa strada assieme, un passo alla volta, con serenità e con la mia massima disponibilità. Per me la relazione con il bambino e la sua famiglia offre anche l’opportunità per vivere delle splendide esperienze umane.

Esistono diversi tipi di diabete?
Sì, esistono differenti tipi di diabete. Il più frequente in età pediatrica è il “tipo 1”, è una malattia autoimmune: per cause ancora non note, il corpo produce per errore degli autoanticorpi contro le cellule beta del pancreas che normalmente producono l’insulina. Tali cellule, a causa di questo processo autoimmune, vengono progressivamente distrutte e quindi non riescono più a garantire la quantità sufficiente di insulina per le esigenze dell’organismo. Meno frequenti sono il “tipo 2” che si associa all’obesità, ed è il più frequente tra gli anziani. Oggi purtroppo in aumento anche tra i bambini e gli adolescenti, e il diabete chiamato “MODY” legato ad una alterazione genetica della cellula beta del pancreas.

Come si cura il diabete?
I cardini della terapia del diabete, che costituiscono quella che definisco l’educazione terapeutica, sono quattro: l’insulina, necessaria per fornire all’organismo la quantità di ormone che non viene più prodotta dalle cellule beta. Attualmente, nella maggior parte dei casi, la terapia insulinica è di tipo multi – iniettivo, cioè prevede la misurazione della glicemia capillare prima e 2 ore dopo i pasti, la capacità di decidere la quantità e di somministrare con una iniezione sottocutanea l’insulina rapida prima di ogni pasto e l’insulina basale una volta al giorno. Poi, l’alimentazione corretta, che fornisce i nutrienti in modo equilibrato; l’attività fisica, che stabilizza i valori glicemici, riduce il fabbisogno di insulina e garantisce una crescita armonica del corpo e l’autocontrollo, cioè la compilazione di un diario con i valori glicemici misurati durante la giornata, le unità di insulina somministrate e tutti gli eventi che possono avere un impatto significativo sulla glicemia (feste, sport, malattie intercorrenti). Il diario è lo strumento più importante per ottenere un buon controllo glicemico. Nella terapia del diabete voglio inserire anche il caposcuola, che offre la possibilità al bambino di divertirsi e di imparare a gestire in modo più autonomo il diabete vivendo un’esperienza di 6-7 giorni al di fuori della propria famiglia.

Un bambino con diabete per mantenere nella norma i valori glicemici deve seguire un’alimentazione particolare?
La maggior parte delle persone pensa che l’alimentazione del bambino con diabete sia un insieme di privazioni e divieti (non puoi più mangiare caramelle, gelati, torte), in realtà il diabete offre a tutta la famiglia l’occasione per acquisire corrette abitudini alimentari, proprio quelle che ognuno di noi dovrebbe seguire per mantenersi in buona salute. Questo significa utilizzare una dieta varia, frazionando gli alimenti in tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) e due spuntini (merenda del mattino e del pomeriggio), con prevalenza di carboidrati complessi (cereali, legumi), garantendo un buon apporto di fibra (verdura e frutta ad ogni pasto), pochi grassi saturi, non eccedere nell’apporto di proteine, zuccheri semplici (gli alimenti dal sapore dolce) pochi, ma non sono vietati. Nel percorso di educazione alla famiglia collaboro con la dietista Giovanna Sartori, con la quale dall’anno scorso abbiamo avviato anche un corso di educazione alimentare e di conta dei carboidrati, rivolto ai ragazzi adolescenti con diabete.

Quando il bambino va a scuola, gli insegnanti devono sapere qualcosa sul diabete?
E’ importante che non solo gli insegnanti, ma tutte le figure professionali che ruotano attorno al bambino al di fuori dell’ambito famigliare siano informate sulle necessità dei ragazzi con diabete e su come agire nell’eventualità, rara ma possibile, che si presenti un’ipoglicemia grave, cioè accompagnata da perdita di coscienza. Per realizzare questo obiettivo ogni anno, all’inizio dell’anno scolastico, in collaborazione con la Dietista Giovanna Sartori e l’Associazione Diabetici del Camposampierese, propongo un incontro formativo rivolto ai Dirigenti scolastici, insegnanti, operatori scolastici, allenatori e responsabili di attività ricreative (scout, acr, musica, danza,…), nel corso del quale illustro che cos’è il diabete nel bambino, come gestire un’ipoglicemia e come eseguire la somministrazione del glucagone (farmaco salva-vita, tempo-dipendente), anche con prova pratica. Credo sia fondamentale creare collaborazione tra famiglia, scuola e ospedale per garantire sicurezza e serenità al bambino con diabete.

E’ una malattia ereditaria?
Il diabete tipo 1 non è una malattia ereditaria, cioè avere un genitore con diabete non implica che i figli avranno necessariamente il diabete, ma avere un famigliare di primo grado (genitore o fratello/sorella ) con il diabete aumenta la probabilità che possa comparire un altro caso di diabete in quella famiglia.

Per chiudere, dott. Cherubin recentemente si è letto che il trattamento del diabete giovanile potrà avvenire con l’utilizzo di un pancreas artificiale, quindi, andrebbe a sostituire le siringhe di insulina. Tutto vero?
Non voglio alimentare false illusioni, ma posso dire che il pancreas artificiale è attualmente in prova su un gruppo di bambini: si tratta di un piccolo computer che riesce a rilevare continuamente i valori della glicemia e a decidere in modo automatico in ogni istante la quantità di insulina da somministrare per soddisfare le esigenze dell’organismo. Il pancreas artificiale, quindi non guarisce il diabete e non rende inutile l’educazione terapeutica, ma può essere un valido aiuto per la cura. Il problema che rimane aperto riguarda proprio il software che regola le scelte di questo strumento: non è ancora sufficientemente preciso e raffinato per imitare il comportamento del nostro pancreas. Speriamo si riesca a perfezionarlo e che quindi possa diventare quanto prima uno strumento utile e disponibile a tanti bambini con diabete.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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