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Autismo: c’è tutto un mondo!

diabete nei bambini

Una patologia a dir poco complessa e soprattutto ancora poco conosciuta

Un disturbo che rende difficile  la comunicazione, le relazioni con gli altri, le attività e gli interessi più tipici; una patologia dove le cause sono ancora poco conosciute e dove più fattori possono influenzarla.

Intervista alla Dott.ssa Maria Cristina Mambelli, Dir. Unità O. C. Infanzia Adolescenza Famiglia e alla Dott.ssa Cosima Damiana D’Urso Resp. Unità Operativa Semplice Servizio Età Evolutiva Ulss n. 15

Dott.ssa Mambelli abbiamo una grossa responsabilità: ci spieghi che cos’è l’autismo?
L’Autismo è un disturbo precoce e globale dello sviluppo che coinvolge la capacità di interagire con le persone, che incide sulla comunicazione (verbale e non) e sul comportamento, rammostrando repertorio ristretto di attività e interessi.

Dott.ssa D’urso quanto è diffuso questo disturbo?
Recenti studi e ricerche, anche a livello internazionale, stimano 60-70 casi ogni 10.000 per l’intera categoria dei disturbi generalizzati dello sviluppo. Colpisce più spesso i maschi (da 3 o 4 volte di più rispetto alle femmine), senza però particolari differenze tra etnie e condizioni sociali. Le ultime statistiche mostrano un aumento del disturbo in questione.

Dott.ssa Mambelli cosa provoca l’autismo?
La causa ad oggi non è ancora completamente conosciuta nonostante i numerosi studi. L’autismo è un disturbo complesso dove possono esserci più fattori che lo influenzano ed è difficile quantificare quanto una causa incida più di un’altra. E’ condivisa l’opinione secondo la quale l’autismo è associato ad alterazioni biologiche e che le basi genetiche siano multifattoriali.

Dott.ssa D’urso cosa si intende per “comunicazione facilitata” in ipotesi di autismo?
E’ un metodo di comunicazione in cui un adulto aiuta il bambino a digitare i messaggi in una tastiera. La sua efficacia, tuttavia, non è scientificamente dimostrata perché il metodo non poggia su un’evidenza scientifica così come altre metodologie di cui si sente parlare (terapia con ossigeno iperbarico, particolari diete, ecc.).

Dott.ssa Mambelli quando ci si accorge se un bambino soffre di questo disturbo?
L’autismo compare prima dei tre anni di vita e si manifesta, prevalentemente, in tre diverse aree dello sviluppo: nell’interazione sociale, nella comunicazione e nei comportamenti/interessi. Proverò a descriverle brevemente:

-le difficoltà nell’interazione costituiscono la caratteristica più evidente: a partire dai 12-18 mesi di vita, i bambini possono non rispondere quando li si chiama per nome, spesso non guardano negli occhi le persone, anche quelle familiari, possono non comprendere i gesti, il tono della voce o la mimica e le emozioni espresse dalle altre persone;

– la difficoltà di comunicazione si evidenzia fin dal secondo anno di vita per un ritardo della comparsa del linguaggio, non compensato dallo sviluppo di gesti adeguati o della mimica. Il linguaggio, quando si sviluppa, può presentare anomalie nell’intonazione o nella modulazione; può presentare la presenza di ecolalie, di un uso non adeguato rispetto al contesto di singole parole o frasi. Il bambino può parlare di sé anche in seconda persona;

– il disturbo del comportamento può manifestarsi intorno ai 10-14 mesi, in un utilizzo non adeguato di oggetti e giocattoli; il bambino, inoltre, può adottare dei comportamenti insoliti e ripetitivi, mostrando difficoltà nell’affrontare cambiamenti d’ambiente, tanto da determinare condotte di difficile gestione come rabbia, aggressività verso se stessi o gli altri.

Esistono tuttavia dei segni premonitori che si riconoscono già a partire dai primi dodici mesi di vita e che sono importanti per una diagnosi precoce e, conseguentemente, un trattamento efficace. Tali segni premonitori sono leggibili da uno sguardo esperto. Un genitore può accorgersi di alcuni comportamenti inconsueti, anche se è il pediatra che, in presenza di alcuni segni clinici, può inviare il bambino per una valutazione più approfondita presso l’equipe del Servizio per l’Età Evolutiva del territorio.

Dott.ssa D’urso, ci sono interventi efficaci per il trattamento di questo disturbo?
Stiamo parlando di un disordine complesso dello sviluppo che si manifesta in un funzionamento cognitivo, comunicativo e sociale peculiare, che accompagna il bambino per tutta la vita, pur con diversi livelli di compromissione. Quindi è fondamentale costruire un progetto terapeutico a lungo termine che abbia come finalità l’adattamento della persona al suo ambiente, l’apprendimento di competenze e di autonomia in rapporto alle sue specifiche caratteristiche, garantendo il più possibile, alla persona e alla famiglia, una migliore qualità della vita. Le recenti ricerche internazionali documentano che un intervento intensivo e precoce (tra i 18 mesi e 4 anni) consente significativi progressi nei bambini con autismo, modificando il decorso del disturbo. E’ una rivoluzione! Non esiste un intervento riconosciuto come universale; gli studi a livello internazionale concordano sull’utilizzo di interventi finalizzati a migliorare l’interazione sociale, arricchire la comunicazione e favorire un ampliamento degli interessi ed una maggiore flessibilità e generalizzazione delle competenze. Al centro di ogni progetto di cura ci devono essere i bambini con le loro famiglie, coinvolte attivamente nella percorso con il supporto di vari specialisti tra cui, neuropsichiatri infantili, psicologi, pediatri, educatori professionali, logopedisti, terapisti della neuro psicomotricità.

Dott.ssa D’urso ci sono delle linee guida con cui confrontarsi?
L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una sintesi della Linea guida ”Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti”, pubblicata nell’ottobre 2011, creata per dare indicazioni alle famiglie dei bambini e degli adolescenti con autismo. Una Linea guida sugli interventi efficaci, farmacologici e non, e su quelli non raccomandati perché non sicuri o non scientificamente validati. Questo documento contiene informazioni derivanti da un’analisi rigorosa di studi scientifici di recente pubblicazione, compiuta da esperti nel settore e finalizzata a fornire un orientamento sui trattamenti. Ulteriori informazioni sono disponibili in formato elettronico sul sito web www.snlg-iss.it.

Dott.ssa Mambelli che consigli possiamo dare a chi si trova in situazioni come queste?
Fondamentale per le famiglie è poter contare su operatori competenti e capaci di ascoltarle, di dare loro credibilità e di sostenerle in un percorso doloroso e difficile, in cui non esistono soluzioni uniche, magiche e rapide, ma solo la paziente e progressiva fiducia reciproca.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute



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