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demenza azzardopatia dr.ssa anna scalco

Azzardopatia

Azzardopatia: quando il gioco non vale la candela

Azzardopatia deriva dal termine “azzardo”, che a sua volta deriva dall’arabo az-zahr e significa “dado”. Si ritiene che puntare sull’esito del lancio dei dadi sia una delle più antiche attività ricreative umane che implica il rischio di guadagnare o perdere denaro; i dadi più antichi sono stati rinvenuti in Cina e risalgono a circa 5000 anni fa. La definizione odierna del gioco d’azzardo, nonchè la sua pratica, permangono sostanzialmente immutate rispetto all’antichità. In Italia, l’articolo 721 del codice penale definisce il gioco d’azzardo come “attività nella quale ricorre il fine di lucro e la vincita, o la perdita, è interamente, o quasi aleatoria”. I giochi d’azzardo sono quindi quelli il cui esito non dipende dall’abilità del giocatore ma dal caso, dalla fortuna.

Alcuni dati sull’Italia

Secondo la prima indagine nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità sul gioco d’azzardo, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso Ottobre, sono circa 18 milioni gli Italiani che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno (1 adulto su 3). Di questi, un milione e 400 mila persone presentano un rischio moderato, mentre sono un milione e mezzo i giocatori problematici che non riescono a gestire il tempo, le energie e la spesa che dedicano al gioco, mettendo a repentaglio i loro rapporti sociali e familiari; per queste persone, il gioco d’azzardo si configura come una vera e propria patologia.

Il fenomeno interessa anche i giovanissimi (14-17 anni) tra i quali l’indagine ha registrato 700mila giocatori, di cui 70mila sono già problematici, nonostante il gioco d’azzardo sia vietato per legge ai minori di 18 anni.

Il codice penale, definisce anche l’illegalità e la sanzionabilità della pratica del gioco d’azzardo e del suo incentivo ai sensi dell’articolo 718. Il diritto ad emettere gioco d’azzardo è unicamente riservato allo Stato e agli enti cui Esso fornisce deroga.

Una ricca dote per lo stato

Alcuni giochi d’azzardo comuni autorizzati, ed emessi, dallo Stato sono il Lotto, il Superenalotto, i gratta e vinci (ad esempio “Win for Life!”), i giochi a base sportiva (ad esempio “Totocalcio”) e molti altri, cui si uniscono le Slot Machine e le attività degli enti specifici autorizzati come i Casinò. In tutti questi casi, i giochi sono costruiti per favorire statisticamente il banco, il quale ottiene sempre un guadagno a prescindere dell’esito della giocata dell’utente. Il totale dei ricavi dei giochi con vincita in denaro rappresenta la terza impresa del paese contribuendo al PIL per il 4%. Proprio le stime sui ricavi del gioco d’azzardo forniscono una misura dell’ingravescente dilagare del problema, con un guadagno annuale per lo Stato che è passato dai 15,5 miliardi di euro del 2003 agli oltre 95 miliardi attuali; a cavallo della crisi economica, gli italiani che hanno pensato di tentare il colpo di fortuna sono quindi sestuplicati.

Caratteristiche dei giochi d’azzardo

A caratterizzare tutti i giochi d’azzardo sono la rapidità e la facilità di svolgimento che consentono di ottenere un esito, positivo o negativo, in breve tempo e senza fatica. Potenzialmente, inoltre, l’esito è molto gratificante essendo costituito da denaro e questo, unitamente alla consapevolezza del rischio di perdere, contribuisce a rendere l’esperienza di gioco particolarmente attivante dal punto di vista emotivo. Queste caratteristiche, prese assieme, espongono il giocatore al rischio di sviluppare una dipendenza.

Una vera e propria dipendenza

A partire dal 1980, non a caso, il gioco d’azzardo patologico (GAP) è riconosciuto nel principale strumento diagnostico in ambito psicologico e psichiatrico (DSM-Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). Nella versione più recente attualmente in uso in Italia (DSM-5), il disturbo da gioco d’azzardo viene classificato all’interno della categoria delle dipendenze analogamente al disturbo da abuso di sostanze come alcool e droghe.

Una progressione negativa

Il giocatore patologico fa ricorso persistentemente al gioco d’azzardo in modo ingravescente nel corso del tempo. Proprio come per le altre dipendenze, il paziente sviluppa fenomeni di tolleranza, mostrando la necessità di giocare quantità crescenti di denaro per raggiungere l’eccitazione desiderata e di astinenza, diventando irritabile, ansioso o aggressivo quando il gioco viene interrotto o limitato sia in modo volontario che per opera di terze persone. Il giocatore patologico tenta infruttuosamente di controllare, ridurre o interrompere il proprio impulso, ma il suo pensiero è focalizzato sul gioco; dal rivivere esperienze di gioco passate, al pianificare azioni future per ottenere altro denaro da giocare.

Spesso il paziente gioca quando prova sentimenti come l’assenza di speranze, il senso di colpa, l’ansia o la depressione. Tali sentimenti si intensificano dopo aver perso soldi al gioco, innescando nella persona il fenomeno circolare dell’inseguimento delle perdite in cui il giocatore patologico continua a giocare nel tentativo di rifarsi delle perdite subite. La vita familiare, relazionale e lavorativa della persona viene danneggiata dalle difficoltà economiche provocate dal gioco persistente, dalle bugie prodotte dal giocatore per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo e dal possibile ricorso, da parte dello stesso, a mezzi illegali per procurarsi i soldi per giocare. Il giocatore problematico, tendenzialmente, mostra un comportamento di ritiro sociale evitando di giocare nei pressi della propria abitazione o del proprio luogo di lavoro.

Comunemente, si tende a far ricorso al termine “ludopatia” per definire il gioco d’azzardo patologico. Questo termine è però considerato da più parti improprio. Ludum-, il gioco inteso come attività ricreativa, va separato dall’azzardo, che è definito dal gioco che ha come scopo ottenere una vincita in denaro. Appare perciò più corretto il termine “azzardopatia”.

Interventi multidisciplinari e impulsi scatenanti

Come per le altre dipendenze, è possibile intervenire sul problema della singola persona in modo multidisciplinare, coinvolgendo varie figure professionali capaci di stabilire un piano d’azione e far fronte nel miglior modo possibile alle problematiche sanitarie, legali e finanziarie dovute alla patologia.

Dal punto di vista strettamente psicologico, è importante minimizzare il contatto del paziente con stimolazioni che inducono il comportamento di gioco d’azzardo. Uno studio del 2001, condotto su pazienti con diagnosi di GAP ha mostrato come a scatenare l’impulso a giocare siano nel 46% dei casi annunci pubblicitari che invitano al gioco, il 32% delle volte il giocatore è mosso da sentimenti legati ad ansia, stress, depressione e solitudine, mentre nel 24% sono sentimenti di noia a determinare l’inizio del gioco. Nel 19% dei casi, la persona inizia a giocare per la gratificante prospettiva di vincere denaro mentre nel 18% dei casi è proprio l’aver appena ricevuto una consistente somma di denaro (ad esempio lo stipendio) a far scattare l’impulso.

Individuati i fattori scatenanti, è importante considerare che i pazienti tendono a sviluppare delle distorsioni di pensiero che li portano a credere di avere un qualche potere rispetto all’esito del gioco che è in realtà casuale. Queste credenze, quasi magiche, vanno adeguatamente trattate con la psicoterapia in quanto contribuiscono al mantenimento del problema.

Un aiuto dall’Istituto Superiore di Sanità

Per aiutare i giocatori a rischio l’Istituto Superiore di Sanità ha attivato il Numero Verde, che in modo anonimo e gratuito, aiuta i giocatori a rischio e problematici e i loro familiari orientandoli sui servizi più vicini al loro domicilio in grado di sostenerli. Proprio per far conoscere questo strumento di aiuto l’ISS ha attivato una campagna di comunicazione nazionale che, grazie al contributo di Responsabilità Sociale RAI, promuoverà la presenza degli esperti del Numero Verde nelle trasmissioni.

Dr.ssa Anna Scalco

Dr. ssa Anna Scalco

Dottoressa in Psicologia-Neuroscienze

InForma Salute
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