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Bambino che Balbetta

Bambino che balbetta: come non far pesare il disagio

Bambino che Balbetta

Il bambino che balbetta: istruzioni per l’uso.

Come non far pesare il disagio e a chi rivolgersi.

Bambino che balbetta: secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità la balbuzie è: “… un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà.”. Un disturbo del linguaggio che costituisce un problema e crea forte disagio. Abbiamo cercato di fare chiarezza con l’esperta che ha risposto alle nostre domande.

Intervista alla dottoressa Jenny Fincato, Logopedista di Bassano Del Grappa.

Innanzitutto a che età ci si rende conto che il bambino è affetto da balbuzie?

I primi segnali sono generalmente visibili in età prescolare, in particolare verso i 4/5 anni. Fino a quell’età, infatti, il bambino è nel pieno dello sviluppo del linguaggio, e potrebbe manifestare una “balbuzie fisiologica”, ossia una fase transitoria di disfluenza con risoluzione spontanea entra 6-9 mesi. Ma questo rientra nella normalità delle cose. Al contrario, quando il problema cronicizza o compare in un’età successiva, dobbiamo pensare che si tratti di un vero e proprio disturbo della fluenza.

Qual è la causa della balbuzie?

Sostanzialmente, la base è genetica. Tuttavia, si ritiene che vi siano fattori scatenanti che incidono molto sull’effettiva manifestazione della balbuzie, come ad esempio lo stress e il disagio emotivo. A questi, si aggiungono fattori aggravanti, che tendono a consolidare la problematica. Facciamo un esempio: un bambino che balbetta cerca delle strategie per superare le parole che lo ostacolano; tuttavia spesso più cerca di pronunciare correttamente le parole, meno vi riesce. Prendendo consapevolezza di ciò, si convince che balbetterà ancor prima di iniziare a parlare, e proprio questo modo di pensare negativo lo indurrà a peggiorare la performance linguistica. Si crea così un circolo vizioso dal quale si fa fatica ad uscire.

Come ci si deve comportare di fronte ad un bambino balbuziente?

Ci sono molti errori che si tendono a fare frequentemente. Ad esempio, per farlo sentire più a suo agio, tendiamo a finire noi la parola che il piccolo aveva iniziato e voleva pronunciare da solo. Ma in questa maniera gli facciamo capire che lo stiamo sostituendo in qualcosa che lui non è in grado di fare bene, mettendo quindi in evidenza il suo errore. Allo stesso modo, è sbagliato usare frasi come: “parla chiaro!”, oppure “dai, sbrigati!”, mettendogli pressione e aumentando la sua ansia. Bisogna rispettare i tempi di linguaggio del bambino e soprattutto, una cosa molto importante, mantenere il continuo contatto visivo anche mentre balbetta. Va guardato semplicemente come guarderemmo un qualsiasi bambino mentre ci parla. Altrimenti trasmettiamo il nostro disagio nell’ascoltarlo, e facilmente lo induciamo a distogliere a sua volta lo sguardo.

Un bambino balbuziente, riuscirà mai a parlare in maniera fluida e spedita?

Difficile vi siano casi di risoluzione totale; più facilmente, ci saranno periodi buoni e periodi meno buoni, ma una difficoltà nella fluenza tenderà a permanere, visto che come detto è scritto nel dna: il fatto che quel bimbo potesse essere balbuziente, insomma, era già impresso in lui. Tuttavia, può imparare delle tecniche che lo aiutano a controllare la disfluenza e a modificarla volontariamente.

A chi rivolgersi per aiutarlo nella maniera più corretta?

La figura del Logopedista è senz’altro di elezione per l’intervento sul piccolo che balbetta. Il trattamento delle disfluenze si differenzia a seconda dell’età del bambino: lo specialista ha le sue tecniche e lo stimola nella maniera più opportuna, ma è poi fondamentale la collaborazione di tutta la sua rete familiare e sociale per poter trasferire quanto appreso nella quotidianità.

Spesso si dice che la tecnica del canto aiuti …

Sì, è vero. È noto che quando il balbuziente si mette a cantare, non balbetta più. E questo perché, nel canto, parole e melodia sono già stabilite a priori, e non si deve far altro che rievocarli. È nell’elaborazione del linguaggio spontaneo che risiede l’inghippo, dal momento che la pianificazione del discorso viaggia quasi in parallelo con la sua espressione. Quindi, è vero che nel canto anche il balbuziente non ha difficoltà, però non si comunica cantando e quindi si rischia che questo beneficio non sia trasferibile alla conversazione di tutti i giorni. Quello che io raccomando sempre, è soprattutto comprensione e pazienza verso quei piccoli che provano un disagio perché si accorgono di parlare in maniera diversa dai coetanei; inoltre noi adulti dobbiamo ricordarci di dar loro il buon esempio, rispettando per primi le regole di una buona ed efficace comunicazione!

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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