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battito cuore accelerato

Battito cardiaco accelerato: spesso è normale

battito cardiaco accelerato tachicardia

Il battito cardiaco accelerato, o tachicardia, è spesso un fatto normale. Il consiglio è imparare a sentire il battito del proprio cuore tastandosi il polso.

Dire che la tachicardia (battito cardiaco accelerato), è un fatto del cuore del tutto normale e che serve addirittura  a noi nella quotidianità per accelerare certi movimenti, è dire che probabilmente  non sappiamo individuare il confine della normalità da quello della  patologia.  Per cercare di dare delle risposte precise e corrette abbiamo intervistato il Direttore del reparto di  cardiologia Dott. Roberto Verlato ULSS 15

Dott. Roberto Verlato, il disturbo della tachicardia è un disturbo che molte volte si mescola,  nel momento della diagnosi, tra psicologia e  medicina. Ci potrebbe spiegare, delineando in modo chiaro, cos’è la tachicardia?
Tachicardia significa semplicemente “battito del cuore accelerato”. La frequenza del battito cardiaco cambia continuamente, è più bassa a riposo e di notte, aumenta sotto sforzo o emozione. La tachicardia che si verifica sotto sforzo o emozione è una cosa assolutamente normale perché è quella che permette ai nostri muscoli di lavorare di più. Diverso è se il battito cardiaco accelera improvvisamente e, altrettanto improvvisamente, torna normale. In questo caso spesso c’è una aritmia cardiaca. Tantissime aritmie diverse tra loro possono manifestarsi con il sintomo della “tachicardia” cioè del battito accelerato. Nelle diverse fasce di età le aritmie responsabili della battito cardiaco accelerato sono differenti: nei giovani la più frequente è la tachicardia parossistica sopraventricolare; dopo i 40 anni la più frequente è la fibrillazione atriale. Ma ve ne sono moltissime altre ed è necessario documentarle con un elettrocardiogramma (ECG) durante il disturbo per capire di che cosa si tratta. Infatti le aritmie non lasciano traccia: si vedono solo nel momento preciso in cui si manifestano, perché quando cessano tutto torna normale. Per questo in molte persone si possono confondere con stati d’ansia o attacchi di panico: se ad esempio arrivano pazienti quando la tachicardia è terminata, i medici non trovano niente di anormale. Spesso, dopo numerosi verifiche durante le quali il ritmo cardiaco è normale, i sintomi vengono attribuiti ad ansia e il paziente etichettato “ansioso”.

Si può distinguere la tachicardia cardiologica da quella ansiosa, che differenze ci sono?
Le differenze ci sono e per i cardiologi esperti spesso è sufficiente interrogare bene il paziente per fare la diagnosi corretta.
La tachicardia causata da una aritmia che ha un inizio ed una fine improvvisi, spesso si verifica in situazioni particolari, ad esempio saltando, o facendo dei movimenti particolari, o chinandosi. Durante la tachicardia il battito è molto veloce, di solito da 180 battiti al minuto in su. Può interrompersi improvvisamente così come è venuta, stendendosi o respirando a fondo e trattenendo l’aria, o immergendosi nell’acqua fredda. Durante la tachicardia ci si sente deboli, frequente è la vertigine o anche la perdita di coscienza quando la pressione è bassa. Se la tachicardia non si ferma da sola e il paziente arriva in reparto, la diagnosi è facile grazie ad un semplice ECG . Il problema è che nella maggior parte dei casi la tachicardia termina spontaneamente ed è difficile quindi documentarla con un ECG. In questi casi servono registrazioni ECG prolungate, di 24 ore o più, oppure ECG transtelefonici, o nei casi più dubbi con registratori ECG che si applicano sotto la pelle del paziente. Le tachicardie che si manifestano nei soggetti di età più avanzata spesso sono irregolari oltre che veloci e si associano a diuresi abbondante. Se compaiono durante la notte o dopo un pasto pesante, o associate a nausea e pesantezza allo stomaco, quasi sempre si tratta di fibrillazione atriale, che assolutamente deve essere documentata con ECG perché è la più frequente causa di embolie cerebrali (quindi una aritmia molto subdola e molto pericolosa). Le tachicardie su base ansiosa di solito iniziano in situazioni di stress o di paura, sono molto graduali sia nella comparsa che nella scomparsa e difficilmente causano perdita di coscienza o vertigini. Il battito cardiaco in caso di tachicardia su base ansiosa  è molto più lento rispetto alle tachicardie su base aritmica ( 110-120 battiti al minuto), e spesso il paziente descrive uno stato di stress o paura. Il problema è che in molti casi ai pazienti con una vera tachicardia parossistica l’ansia viene davvero, perché hanno una tachicardia che nessuno riesce a riconoscere e loro stessi diventano confusi. L’unica maniera per fare una diagnosi differenziale corretta e certa tra tachicardia su base ansiosa o su base aritmica è registrare un ECG durante il disturbo. Nei soggetti con battito cardiaco accelerato da ansia si vedrà la cosiddetta “tachicardia sinusale”, cioè un battito cardiaco normale ma semplicemente accelerato. Negli altri si vedrà quale aritmia è presente.

Ora che ci ha spiegato bene che cos’è la tachicardia, questo disturbo può diventare ricorrente e quindi una patologia. Può questo tipo di disturbo incidere sull’ipertensione?
Tutte le tachicardie su base aritmica che chiamiamo tachicardie “parossistiche” sono tipicamente ricorrenti. Nei giovani le tachicardie più frequenti sono la sindrome di WPW e la tachicardia da rientro nodale, tipicamente ricorrenti e parossistiche. Nei meno giovani le tachicardie più frequenti sono il flutter (aritmia sovra ventricolare) e la fibrillazione atriale e anche queste sono per molti anni tipicamente ricorrenti. Il fatto che le tachicardie tendono a recidivare in maniera imprevedibile è una delle ragioni per cui esse sono mal tollerate anche dal punto di vista psicologico, perché chi ne è affetto ha sempre la paura che il problema si ripeta. Purtroppo la tachicardia si ripete, in maniera imprevedibile. Le tachicardie su base aritmica sono una patologia vera fin dalla prima manifestazione. Si tratta di una patologia del sistema elettrico del cuore, che può essere più o meno pericolosa anche in base anche alla eventuale altra patologia cardiaca associata.  Siccome alcune tachicardie possono essere una minaccia per la vita, la diagnosi deve essere sempre accurata, completa ed esatta. Nessuna tachicardia incide sull’ipertensione; l’ipertensione e tachicardia sono due cose completamente differenti e prive di correlazioni tra loro.

Dott. Verlato, potrebbe dirci se questo disturbo  si può prevenire con qualcosa di ben preciso?
Certamente si. Le tachicardie su base aritmica si possono prevenire con i farmaci antiaritmici o con interventi che si chiamano di “ablazione” transcatetere. La terapia non si può generalizzare, deve essere sartorializzata sul singolo caso. Nessuna aritmia è uguale alle altre. In linea generale i farmaci sono sempre meno usati e sempre più utilizzata è invece l’ablazione transcatetere. L’ablazione permette di guarire completamente dal problema, che non si manifesterà mai più, con un intervento la cui durata è attualmente di circa 1 ora e che si svolge in anestesia locale mediante dei sottili elettrocateteri inseriti nel cuore attraverso le vene periferiche del braccio e della gamba. I farmaci funzionano, ma non sempre, se si assumono con regolarità. Ma hanno spesso anche effetti collaterali anche severi. Proporre 2-3 compresse al giorno a persone giovani per tutta la vita è una assurdità. L’ablazione è la cura delle aritmie nei giovani. Anche per i soggetti più anziani con flutter e fibrillazione atriale l’ablazione è curativa, cioè può guarire completamente la persona dal suo problema ed è sempre più usata, almeno nei soggetti fino a 70-75 anni. In persone fragili, molto anziane, o con altri problemi sia di cuore che di altro tipo, i farmaci sono usati in maniera preferenziale.

Nella nostra Ulss ci potrebbe dire in termini percentuali quanti sono i pazienti che soffrono di questa patologia?
Nel loro insieme le tachicardie, includendo tra queste la fibrillazione atriale , hanno una prevalenza molto alta non solo nella nostra ULSS ma in tutto il mondo occidentale. La prevalenza varia con l’età, dopo i 40 anni raddoppia ad ogni decade. La prevalenza nella popolazione generale è 2%, quindi molto alta; negli ultrasettantenni è 8%. Le tachicardie parossistiche dei bambini e dei giovani hanno invece una prevalenza più bassa, intorno al 4 per mille.

Questo disturbo colpisce di più gli adulti o può colpire anche i bambini?
Le tachicardie parossistiche si manifestano in tutte le fasce di età, alcune addirittura già durante la vita intra-uterina. La differenza tra le aritmie osservate negli adulti e nei bambini sta nel tipo di tachicardia. Nei bambini e ragazzi le tachicardie parossistiche sopraventricolari sono l’aritmia più frequente, e sono rarissimi i flutter e la fibrillazione atriale. Il contrario avviene con l’avanzare dell’età. E’ sempre più raro vedere nei nostri pazienti tachicardie parossistiche dopo i 30 anni perché questi pazienti vengono curati prima, in genere appena terminato lo sviluppo, con l’ablazione dei circuiti della tachicardia.

Parliamo ora di esami diagnostici. Che tipo di esami ha bisogno un medico per localizzare la sorgente dei problemi cardiaci?
Per fare la diagnosi è indispensabile un ECG registrato durante un episodio di tachicardia. L’ECG può essere quello standard, oppure una registrazione di 24 ore – 7 giorni, chiamata Holter, o con dispositivi miniaturizzati con i quali il paziente si registra da solo l’ECG quando ha il disturbo e trasmette questa registrazione per via trans-telefonica all’ospedale (ECG transtelefonico). Esami più sofisticati sono lo studio elettrofisiologico, che può essere eseguito per via transesofagea, o per via transvenosa, e che vengono eseguiti in pazienti ricoverati o in Day-hospital. Per accertare se  oltre alla tachicardia è presente qualche altra patologia cardiaca viene sempre eseguito anche un ecocardiogramma completo.

Ho letto che questi disturbi possono essere causati anche da dei stimolanti, addirittura da integratori o alimenti erboristici. E’ vero?
E’ vero. Un eccesso di sostanze stimolanti favorisce sia la tachicardia sinusale che la comparsa delle tachicardie parossistiche. Anche un semplice eccesso di bevande contenenti caffeina, di moda tra i giovani, presenta questo rischio. Ancora più grande è il rischio di aritmie cardiache in caso di assunzione di droghe come cocaina e anfetamine, che possono causare oltre che aritmie sopraventricolari anche spasmo coronarico e tachicardie ventricolari pericolose per la vita. Integratori alimentari veri e prodotti di erboristeria non sono invece pericolosi, purché non contengano sostanze stimolanti o eccitanti o ormoni. In vendita su internet ci sono prodotti di dubbia composizione, e pertanto con effetti non prevedibili, dei quali è meglio diffidare.

Conclusione e qualche consiglio. Dott. Roberto Verlato, in base alla Sua esperienza si sente di dare qualche consiglio utile a chi ci sta leggendo?
Il consiglio che posso dare a chi soffre di improvvise palpitazioni è di rivolgersi al proprio medico e quindi ad un cardiologo che li possa seguire fino alla diagnosi. La cosa più semplice che chi ha questi problemi dovrebbe fare è recarsi subito in reparto senza aspettare che la tachicardia passi da sola. In questo modo sarà possibile documentarla e fare una prima diagnosi senza perdite di tempo e senza altri accertamenti spesso dispendiosi e complicati.  Se viene diagnosticata una tachicardia, o un flutter o una fibrillazione atriale parossistica, tutti devono sapere che oggi è possibile curare definitivamente il problema con le tecniche di ablazione transcatetere. Nella nostra ULSS, presso la Cardiologia di Camposampiero,  si eseguono oltre 300 interventi di questo tipo ogni anno con ottimi risultati. Quello che il paziente non deve fare è assumere medicinali che agiscono sul ritmo cardiaco senza prescrizione di uno specialista e senza controllo del proprio medico. Anche assumere ansiolitici e calmanti è altrettanto inutile: questi farmaci possono ridurre la percezione del disturbo, ma non sono in grado né di prevenirlo né di accorciarne la durata. Infine, un consiglio che tutte le associazioni cardiologiche stanno cercando di diffondere è che il paziente impari a sentire il battito del proprio cuore tastandosi il polso: dopo qualche prova chiunque è in grado di capire se il battito del proprio cuore è regolare o irregolare, ritmico o aritmico, lento o veloce. E questo può semplificare molto la diagnosi, soprattutto nei casi di fibrillazione atriale, dove il battito è non solo accelerato ma anche irregolare.

di Endrius Salvalaggio

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