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Broncopneumopatia: il respiro va in fumo

Intervista al dr. Stefano Calabro, primario di Pneumologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa

Le malattie respiratorie costituiscono un rilevante problema di salute pubblica in quanto rappresentano, unitamente al cancro del polmone, la seconda causa di morte a livello mondiale. Le prospettive future prevedono un ulteriore incremento della loro prevalenza per l’aumento dell’età media della popolazione e per le conseguenze della diffusione dell’abitudine al fumo.


Abbiamo chiesto al dr. Stefano Calabro, direttore della Struttura Complessa di Pneumologia dell’Ospedale San Bassiano dell’Azienda Ulss 3, di parlarci della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO); una malattia dell’apparato respiratorio molto diffusa.
Assieme all’asma bronchiale, la BPCO è infatti la patologia cronico-persistente con la maggior prevalenza ed incidenza in ambito respiratorio, ed è una malattia progressiva e invalidante che causa un deterioramento della funzionalità respiratoria.

E’ caratterizzata da un’ostruzione irreversibile delle vie aeree ed una distruzione di aree polmonari, cui contribuiscono alterazioni bronchiali (bronchite cronica), delle piccole vie aeree e degli alveoli polmonari (enfisema).
Nella sua evoluzione può portare anche all’insufficienza respiratoria, che richiede ossigenoterapia e qualche volta respirazione meccanica (ventilazione assistita).

Secondo le previsioni fatte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) entro il 2020 la BPCO diventerà la terza causa di morte nel mondo e nel 2030, secondo i dati riportati dall’“EFA Book” sulla diffusione e cura della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva in Europa, sarà la quinta causa in termini di disabilità e qualità di vita. In Italia la BPCO colpisce tra l’8 e il 12% della popolazione adulta.
I fumatori sono i più a rischio: il 20-40% di loro raggiungono la malattia conclamata.

Dr. Calabro, quali sono i principali sintomi della BPCO?
“La BPCO ha una insorgenza più tardiva, nelle età medie della vita, con sintomi lentamente progressivi generalmente riferiti da pazienti che normalmente sono o sono stati fumatori.
 Una caratteristica abbastanza tipica è la presenza di tosse cronica produttiva, e cioè con catarro, seguita poi da un aumento progressivo della difficoltà di respiro, prima in occasione di sforzi più o meno intensi e, quindi, nelle fasi più avanzate della malattia, anche a riposo.
Generalmente  le crisi del respiro non insorgono in modo improvviso come in chi ha l’asma. Chi fuma o è stato fumatore non deve ignorare o sottovalutare questi sintomi.”

Quali sono i maggiori fattori di rischio per la BPCO?
Il più importante fattore di rischio della BPCO è il fumo di sigaretta. Anche il fumo passivo può indurre la malattia.
A questo proposito ricordiamo che i fumatori in Italia sono ancora 12 milioni. L’esposizione professionale a sostanze irritanti, la scarsa qualità dell’aria negli ambienti confinati e l’inquinamento esterno sono state riconosciute come cause di induzione o aggravamento dei sintomi.
Le infezioni delle vie respiratorie (soprattutto l’influenza e le infezioni batteriche, ma anche il comune raffreddore) sono frequentemente causa di riacutizzazioni.”

Ma come si diagnostica la BPCO?
La diagnosi si basa sulla presenza dei sintomi respiratori e/o esposizione a fattori di rischio (fumo, inquinanti) e sulla dimostrazione dell’ostruzione bronchiale con la spirometria.
La spirometria è un esame semplice e rapido che ci permette di “misurare il respiro”, cioè sia i volumi d’aria mobilizzabili dall’apparato respiratorio sia i flussi respiratori.”

La BPCO è una malattia che si può prevenire?
“La BPCO è una malattia prevenibile e curabile.
Fondamentale nella prevenzione della BPCO è la riduzione o eliminazione dei fattori di rischio e, in particolare, dell’abitudine al fumo di tabacco. Vi sono chiare evidenze che smettere di fumare è il provvedimento più efficace per ridurre il rischio di BPCO e la progressione della malattia. Notevole peso ha l’inquinamento ambientale. Anche il controllo degli ambienti di lavoro è importante per contenere l’insorgenza della malattia professionale.”

Smettere di fumare è sempre utile?
“La cessazione della abitudine al fumo di sigaretta è in grado di modificare positivamente la storia naturale della BPCO e migliora anche l’aspettativa di vita.”

Come si cura la BPCO?
“Poiché la BPCO è una malattia cronica che evolve in stadi di sempre maggiore gravità è importante instaurare un trattamento farmacologico e non farmacologico. Si preferisce per la somministrazione dei farmaci la via inalatoria, perché consente di portare il farmaco là dove è utile (bronchi), riducendo gli effetti collaterali. Per quanto riguarda il trattamento farmacologico viene raccomandato l’uso regolare dei broncodilatatori a lunga durata d’azione, di tipo “agonista-adrenergico” come salmeterolo, formoterolo e indacaterolo o “anticolinergico” come il tiotropio. Inoltre si raccomanda l’uso di cortisonici per via inalatoria nei pazienti gravi con frequenti riacutizzazioni. In questi casi l’associazione di cortisonici e broncodilatatori a lunga durata d’azione in un unico inalatore è risultata più efficace della somministrazione attraverso due erogatori separati. Oltre al trattamento farmacologico è importante la riabilitazione, la terapia nutrizionale e, quando necessaria, l’ossigenoterapia domiciliare. Nelle riacutizzazioni, che rappresentano delle fasi di peggioramento acuto della malattia, si deve intervenire precocemente con il trattamento con cortisone orale e talvolta antibiotici.”

Come si verifica una riacutizzazione?
“La BPCO è una malattia progressiva, cioè che peggiora nel corso del tempo. Normalmente questi cambiamenti sono graduali, ma a volte si verificano in maniera imprevedibile e molto rapida e in tal caso si parla di riacutizzazioni. La riacutizzazione si manifesta con un peggioramento dei sintomi cronici che persiste e va al di là delle normali variazioni quotidiane dei sintomi stessi: aumento della tosse e dell’affanno (dispnea), aumento dell’espettorato, che frequentemente diventa anche giallo (purulento). A volte si può avere febbre. In questi casi è indispensabile chiedere il parere del medico di famiglia che procederà ad una visita ed eventualmente raccomanderà altri esami al fine di valutare la gravità della riacutizzazione e impostare il trattamento adeguato. Le infezioni sia batteriche sia virali sono le principali cause delle riacutizzazioni di BPCO. Un comune raffreddore o l’influenza possono scatenare una riacutizzazione, che però ricordiamo è spesso causata anche da agenti batterici. Anche l’inquinamento atmosferico può contribuire all’origine di una riacutizzazione. Per questi motivi si raccomanda a tutti i pazienti con BPCO di effettuare ogni anno la vaccinazione antinfluenzale, ma anche di prendere tutte le precauzioni necessarie per cercare di prevenire le infezioni delle prime vie respiratorie in particolare le forme influenzali. E’ pertanto bene evitare contatti con persone affette da influenza o raffreddore e di frequentare ambienti chiusi surriscaldati e affollati (esempio cinema, autobus, ecc.) e di esporsi alla pioggia o all’umidità. Anche il freddo, soprattutto il freddo umido (per esempio nebbia) è un fattore di rischio.”

Come prevenire una riacutizzazione?
“E’ necessario innanzitutto assumere continuativamente la terapia che il medico ha prescritto per trattare la BPCO. Dato che le infezioni virali o batteriche sono la prima causa di riacutizzazione si raccomanda sempre la vaccinazione antinfluenzale. A volte è indicata anche  la vaccinazione antipneumococcica. Il paziente stesso tuttavia può fare molto per evitare di avere una riacutizzazione, evitando inquinamenti, assicurandosi di vivere in un ambiente con aria sana e tenendo lontano tutti i fattori che possono essere irritativi per le vie respiratorie come agenti chimici e soprattutto il fumo. Voglio ancora ricordare che è importante seguire correttamente le prescrizioni e le indicazioni del medico;  in tal modo si può ridurre sia la probabilità di avere una riacutizzazione, sia la gravità ed il disagio dei sintomi giornalieri.”

Quanto dura una riacutizzazione?
“La frequenza media delle riacutizzazioni è di 1-2 all’anno, ma vi sono pazienti che accusano un numero maggiore di episodi. Relativamente al tempo necessario per tornare ad una condizione stabile, sappiamo che sono necessari circa 30 giorni dopo la riacutizzazione per ottenere la totale stabilità clinica e funzionale respiratoria. La gravità della riacutizzazione della BPCO è comunque variabile ed il medico in alcuni casi può anche richiedere il ricovero ospedaliero. Non raramente alla riacutizzazione segue un peggioramento della gravità della malattia.”

Ma allora quando si deve andare dal medico se si sospetta di avere la BPCO?
“Si raccomanda di andare dal proprio medico ai primi sintomi, quali tosse persistente, catarro, difficoltà di respiro nelle quotidiane attività giornaliere. Una diagnosi precoce è di aiuto per stabilire un adeguato trattamento farmacologico e non e per limitare gli effetti dannosi della progressione della malattia. Purtroppo spesso i pazienti giungono dal medico di famiglia o dallo specialista pneumologo in una fase già avanzata della malattia e, talora, quando sono già comparsi i segni di ridotta capacità respiratoria.”


Alessandro Tich

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Stefano Calabro

Primario Pneumologia

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