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CAMICE BIANCO E FASCIA TRICOLORE

Intervista al presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 8 Nicola Ferronato, sindaco di Caldogno e medico di base. “Il periodo Covid ha acuito alcune criticità che noi normalmente affrontiamo”

La sua riconferma è fresca fresca. Nicola Ferronato, presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 8 Berica, è stato infatti rieletto sindaco di Caldogno alle recentissime elezioni comunali del 3 e 4 ottobre scorsi, per quello che è il suo secondo mandato. Il dottor Ferronato divide il suo tempo tra la sua professione di medico di base a Caldogno, i suoi impegni da primo cittadino e il suo incarico al vertice della Conferenza che riunisce i Comuni del territorio per le tematiche e la programmazione in ambito socio sanitario. Camice bianco e fascia tricolore.

E, sia come amministratore pubblico che come medico, da due anni a questa parte si trova in prima linea nell’affrontare le emergenze conseguenti alla pandemia.

Presidente, il Covid è un problema che riguarda tutti i sindaci. Ma in questo territorio che cosa rappresenta?

Sicuramente il periodo Covid è stato drammatico perché i vari lockdown e anche la perdita di persone conosciute, se non care, hanno destabilizzato quella che era la funzione della Conferenza dei Sindaci. Da un punto di vista programmatorio si è scesi a quella che è stata la gestione del periodo. E naturalmente questo ha fatto in modo che, nello specifico, si siano anche acuite alcune criticità che noi regolarmente affrontiamo.



Criticità di che tipo?

Fra le tante criticità, quella che è stata la gestione del mondo dei disabili, anche in lockdown, la criticità legata al mondo degli anziani e naturalmente la criticità legata a quello che è stato il mondo della povertà. Cioè il fatto che ci siano state delle famiglie, o comunque delle sacche della nostra popolazione che hanno veramente subìto quello che è stato il periodo Covid.

Il territorio come ha reagito a questa emergenza? Si è andati cioè “ognun per sé” oppure c’è stata una coesione?

Nel nostro territorio c’è stata una reazione davvero importante. Anche nella mia comunità (io sono sindaco di un paese di 11mila abitanti) abbiamo avuto veramente delle risorse umane, delle risorse economiche, siamo riusciti a “fare comunità” per gestire al meglio quello che era un momento e un periodo che nessuno si immaginava tale e nessuno aveva la bacchetta magica per poterlo risolvere. Questa è stata indubbiamente una grandissima capacità del territorio: la gestione di quella che è stata appunto la fase della pandemia.

Voi come Conferenza dei Sindaci siete il riferimento territoriale dell’Ulss 8. Il compito dell’Ulss è quello di gestire la sanità ma anche di programmarla. Quanto, dal suo osservatorio, la programmazione ordinaria della sanità ha dovuto fare i conti con questa pandemia?

Ha dovuto fare dei conti veramente seri. Il dialogo tra la Conferenza e l’Azienda è sempre stato continuo e proficuo dal punto di vista della gestione. Adesso ci troviamo a parlare della “quarta ondata” e stiamo gestendo ancora una riacutizzazione del problema. Però nella gestione

di quella che è stata la pandemia, prima, e la fase vaccinale poi c’è stata una grandissima collaborazione tra l’Azienda e la Conferenza dei Sindaci. Dal punto di vista programmatorio, come ho già detto, adesso ci sono delle problematiche da risolvere. Faccio un esempio banale: la medicina generale, dove non ci sono più medici sul territorio, e comunque non riusciamo più a coprire le zone carenti. O gli anziani, di cui c’è una ripresa di quelli che sono gli inserimenti all’interno delle strutture. Riguardo al mondo dei disabili ci sono molti problemi legati al Covid, al post-Covid e alla gestione stessa delle persone con disabilità.

Una domanda per Nicola Ferronato “sindaco”. Lei, appena rieletto, certamente ha il suo programma e le sue priorità amministrative da portare avanti. Però quanto, a livello comunale, questa situazione socio sanitaria incide sulla programmazione di un Comune come il suo?

Sicuramente incide in quello che è l’aspetto sociale. Noi stiamo gestendo a 360 gradi quelle che sono le criticità che il territorio sta in questo momento dimostrando. Non sono poche, perché comunque
c’è sempre più bisogno di sostenibilità, soprattutto economica, nell’ambito di alcuni nuclei familiari che nel corso della pandemia magari hanno perso l’unico posto che c’era oppure hanno dovuto affrontare altre criticità e tutti noi, futuristicamente, da questo punto di vista dobbiamo essere bravi a gestire quello che il territorio richiede.

Questa domanda è invece per il dottor Nicola Ferronato, medico di medicina generale. Lei, come medico di base, come ha vissuto la pandemia e come la sta vivendo?

Come medico è stato un periodo duro, molto pregnante dal punto di vista morale e affettivo perché, ribadisco, il fatto di avere comunque dei pazienti ammalati, qualche paziente che poi è anche venuto a mancare, ha dettato veramente uno sconforto nell’ambito di quella che è la professione. Se a questo si aggiunge poi che il peso della responsabilità dal punto di vista amministrativo richiedeva anche di uscire col megafono per le vie del paese a raccomandare ai miei concittadini di rinchiudersi in casa e di non uscire, è veramente stato un periodo duro sotto entrambi gli aspetti. Dal punto di vista professionale anche, perché credo che nessuno si sarebbe immaginato in quella primavera, in quei primi mesi del 2020, che questa “influenza”, come veniva detta, facesse tanta distruzione e provocasse tanti problemi a tutti noi.

Lei, come amministratore pubblico e come medico, come vede le prossime settimane, i prossimi mesi?

Guardi, io come medico dico e ribadisco che siamo riusciti a gestire la situazione con il fatto che adesso nel Veneto, come a Caldogno, siamo quasi al 90% delle persone che si sono vaccinate. Credo – e questo lo dico professionalmente più che da sindaco – che l’unico modo di uscirne sia quello della vaccinazione e di monitorare il virus, questo maledetto nemico invisibile. Quindi nelle prossime settimane, come le anticipavo prima, avremo questa “quarta ondata”. Speriamo di cercare di arginarla nel migliore dei modi, proprio perché credo che fondamentale sia arrivare a quella immunità di gregge sopra il 90% per poi preservare quello che è il collo della bottiglia, cioè l’ambiente ospedaliero e dei reparti e soprattutto le Terapie Intensive. Perché ribadisco che l’unico problema che abbiamo sempre avuto fin dall’inizio era il default di quelle che sono le strutture sanitarie, col fatto di occupare tutti i posti attraverso malati Covid e quindi non permettere a un malato qualsiasi di avere un posto letto nella Terapia Intensiva.

Questo come medico. Come amministratore e presidente della Conferenza dei Sindaci, invece, come vede l’immediato futuro?

Dobbiamo essere bravi, dobbiamo dialogare e condividere delle scelte dal punto di vista programmatorio perché come le dicevo prima alcune criticità emergono in maniera sostanziale e molto abbondante.
E quindi dovremo essere bravi, tutti insieme, noi sindaci, l’Azienda, la Regione e quant’altro, a dialogare in modo da ricercare il più possibile delle soluzioni a questi tipi di criticità.

Alessandro Tich

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