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Cancro al seno ti racconto…

#CANCROALSENOTIRACCONTOSULLAMIAPELLE

Intervista a Rosanna Grompone, organizzatrice evento e volontaria oncologia.

Angelica Montagna

Lei si chiama Rosanna Grompone e la sua storia, tutta da raccontare, inizia con il primo cancro nel 2010 alla mammella sinistra. Viene operata, si sottopone a chemioterapia e radioterapia. Nel frattempo, a distanza di due mesi, le viene diagnosticato un secondo tumore alla mammella destra. Siamo sempre nel 2010. Grazie alla chemioterapia, risolve il problema. Tutto procede bene per un anno e mezzo, fino a quando non le viene diagnosticato il terzo tumore al seno: la parte sinistra. Segue una mastectomia bilaterale, ad entrambe le mammelle. Lo sconvolgimento va a toccare anche gli affetti. Salta il matrimonio. Rosanna si sottopone nuovamente alla chemioerapia. L’abbiamo incontrata e le abbiamo fatto l’intervista che segue, perché lei è diventata volontaria che segue altre malate, con tutta la forza che ha dentro. E ha organizzato al PalaRosa di Rosà, il riuscito evento dal titolo “Cancro al seno ti racconto sulla mia pelle”, storie vere raccontate dal bodypainting.

Che cosa succede a questo punto della sua vita?

Il mio matrimonio si rompe. Io penso che il cancro faccia delle vittime, che non sono soltanto le persone che lui sceglie di colpire ma anche chi ti sta attorno. La donna cambia, in un certo senso vuoi di più dalla vita, inizi a chiedere un po’ di felicità, perché sai che forse non hai tanto tempo davanti… Non sempre chi ti sta a fianco lo capisce e riesce a tenere il passo. Purtroppo capita anche questo e rischi di perdere persone care. Attualmente sono sola da cinque anni, perché ho capito che devo imparare molte cose e la vita la voglio vivere. Non serve a nulla arrabbiarsi, ho capito che l’amore non è un debito, non lo si può pretendere a tutti i costi e allora ho trasformato questa rabbia in energia, donando il mio tempo in volontariato per evolvere, andare avanti.

Quindi cosa ha fatto?

Opero soprattutto all’ospedale di Cittadella con AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) tenendomi aggiornata con corsi a Milano, Roma grazie anche a “Europa Donna Italia” voluta e fondata da Umberto Veronesi, che vuole rappresentare l’Italia in Europa. E’ necessario tenersi aggiornati, perché la malata oncologica oggigiorno non ha più bisogno soltanto che tu le porti un bicchiere d’acqua, ma necessita di essere compresa, ha bisogno di comunicare perché la malattia è subdola e tende ad isolare. Torniamo all’evento del 12 ottobre a Rosà, sappiamo che il Pala- Rosa era pieno… Sì quasi 500 persone, senza tanta pubblicità, fra l’altro. Sono rimasta molto contenta e il ricavato, oltre 4.500 euro è andato tutto all’associazione “Altre Parole” con il progetto “Belle più di prima” che opera all’ interno del reparto oncologico di Cittadella. Il progetto in questione prende dentro tutte le donne malate di cancro, non solo al seno. Essere colpite al seno o all’ utero va comunque a colpire una parte importante della tua femminilità e viene compromessa anche l’armonia sessuale e di coppia.

Di cosa si è trattato nel dettaglio?

Undici modelle con performance, più una protagonista della sua stessa storia interpretavano racconti fatti scrivere alle donne malate: la loro storia dall’infanzia fino all’incontro con la malattia e anche dopo. Questo perché si capisce qual è veramente l’impatto che ha la parola cancro nella tua vita. Come ti metta davanti una porta dove rischi di uscire per non tornare più indietro. Durante la serata sono stati letti dei frammenti delle storie, mentre gli artisti che hanno dipinto i corpi delle donne hanno avuto a disposizione oltre venti pagine, tutto il racconto. Solo così gli artisti di body painting di fama nazionale ed internazionale hanno potuto capire veramente le sofferenze e dipingerle sui corpi delle modelle. Matteo Arfanotti, artista conosciuto ad Honk Kong, negli Stati Uniti, è stato l’unico uomo che ho voluto a dipingere una storia molto importante di una ragazza che era incinta quando ha scoperto di avere la malattia. Sapevo che un uomo avrebbe rappresentato con i colori tutta la sofferenza di una madre, senza troppo romanticismo che riguardava il bambino che portava in grembo o la maternità. Rispettando soprattutto la madre come essere sofferente.

Com’era la storia di questa ragazza malata?

Lei è riuscita a portare avanti la gravidanza con grande sofferenza perché pensava che si doveva curare e diceva “se vivo io magari rischio di non far vivere il mio bambino” però anche l’altro figlio piccolo che aveva a casa aveva bisogno della sua mamma… Insomma, una scelta molto travagliata, eppure ce l’ha fatta, l’hanno fatta partorire a sette mesi e poi si è sottoposta a cure piuttosto forti. Ma adesso stanno tutti bene e lei ha voluto raccontare la sua storia dolorosa con l’artista che è stato incredibile perché ha colto veramente il suo dolore, il suo vissuto. Noi donne forse ci avremmo ricamato un po’ su e il risultato finale non sarebbe stato lo stesso.

Quali saranno i suoi prossimi passi?

Porto avanti la mostra fotografica “Oltre” in molti comuni ma sento di avere bisogno adesso di energia; non è stato semplice organizzare questa manifestazione e trovare donne che ti diano fiducia. Non so perché ho fatto questa scelta del volontariato e ogni sera mi domando il motivo. Credo sia perché mi ero ritrovata molto sola, la mia famiglia d’origine non è italiana. Perché so quanto si piange, perché so cosa vuol dire aver paura di morire, perché so cosa significa trovarti senza la tua femminilità, i tuoi capelli… Però so anche cosa vuol dire avere la forza di rinascere. Una volta un medico mi disse: “tu hai trovato la giusta chiave e non tutti sono in grado di trovarla e di usarla ma tu apri le porte, usarla per le altre è un enorme atto di generosità, non fermarti. Ma ricordati sempre che esisti anche tu. Ad un certo punto arrivi tu, quando non ce la fai più devi fermarti” ed è quello che ho fatto in questo periodo dopo l’evento e dopo aver accompagnato una ragazza per nove mesi, alla fine all’ hospice. E poi se n’ è andata… E’ stata dura perché aveva l età di mia figlia e fa parte di quelli che io chiamo “dimenticati”. La gente mette mi piace su facebook a personaggi famosi, li osannano ma quando magari hai un caso di cancro vicino a casa, non li calcoli nemmeno. E’ a tutte queste donne che io dedico la mia vittoria. E a loro dedicherò il mio tempo di volontaria, perché la speranza deve continuare ad esistere, anche dopo tre tumori e un amore finito.

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