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Carcinoma polmonare: il fumo la maggior causa

Quando si sente parlare di tumore al polmone viene spontaneo associarlo al fumo da sigaretta

In effetti il fumo è uno dei principali responsabili del cancro al polmone, ma non l’unico; ed infatti l’inquinamento ha causato, solamente nel nostro Paese, oltre 91mila morti (dati Agenzia Europea per l’Ambiente).

Nonostante tutto, dei passi in avanti ci sono stati:
ce li racconta il dottore Giovanni Palazzolo dirigente medico di oncologia, Ulss 6 Euganea – Cittadella.

Dott. Palazzolo, una delle principali cause di mortalità sono le neoplasie polmonari sia per i maschi che per le femmine.
Dico bene?

Certo.

Negli Stati Uniti le neoplasie polmonari rappresentano la prima causa di morte per cancro, sia nel sesso maschile che femminile
(nel 2016 i morti da cancro polmonare sono stati 85.920 uomini e 72.160 donne).

E anche come incidenza, si sono ridotte le distanze tra sesso maschile e femminile, per l’incremento della abitudini al fumo nelle donne (117.920 uomini contro 106.470 donne).

In Italia, abbiamo risultati complessivamente simili a quelli delle statistiche statunitensi, anche se le differenze tra sesso maschile e femminile sono ancora evidenti.

Quali sarebbero i fattori di rischio che causano i carcinomi polmonari e qual è una prevenzione efficace?

Il fumo di sigarette è senza dubbio il più rilevante fattore di rischio per l’insorgenza del carcinoma polmonare.

Ad esso è attribuibile l’85-90% di tutti i tumori polmonari.

Il rischio di sviluppare una neoplasia polmonare nei soggetti forti fumatori è 20 volte più elevato rispetto ai non fumatori, anche se quest’ultimi quando sono esposti al fumo passivo (inalazione involontaria di fumo proveniente da altre persone, ad es. familiari, ambiente di lavoro etc..) presentano un maggior rischio di sviluppare nel corso della loro vita una malattia polmonare.

Da segnalare inoltre particolari esposizioni ambientali e professionali che possono concorrere nello sviluppo dei tumori polmonari (esposizione professionale ad asbesto, arsenico, cromo, berillio, nichel; esposizione alla radioterapia, radon presente a casa e nel luogo di lavoro, indagini radiologiche, radiazioni nucleari, inquinamento atmosferico).

In termini di prevenzione si devono distinguere le misure primarie, tendenti ad abolire i principali fattori di rischio e le misure secondarie, la cui finalità è quella di diagnosticare il più precocemente possibile il tumore e, quindi, di trattarlo nella maniera più radicale possibile (asportazione chirurgica).

Tra le misure primarie ricordiamo le campagne contro il fumo, il divieto di fumare in tutti i luoghi pubblici riducendo così i rischi di esposizione ai soggetti non fumatori (fumo passivo); le misure anti-inquinamento, una dieta ricca di frutta e vegetali; misure protezionistiche in caso di esposizione lavorativa a sostanze potenzialmente cancerogene; l’attività fisica; la riduzione delle concentrazioni di radon in appartamenti e case in generale.

Tra le misure secondarie si annovera lo screening in soggetti ad alto rischio (forti fumatori) con TAC spirale e con incremento delle diagnosi precoci.

Tuttavia il beneficio in questo caso non è cosi evidente se raffrontato, ad esempio, con la mammografia nella diagnosi precoce dei tumori mammari: infatti si descrivono nei vari studi percentuali di falsi positivi (false diagnosi) superiori al 23 %, sottoposti ad interventi invasivi inutili e relativa insorgenza di complicanze dello 0,06%.

In termini reali, quali sono i trattamenti efficaci per curare il cancro polmonare?

L’aspettativa di vita dei pazienti affetti da tumore polmonare è il vero tallone di Achille.

Infatti la sopravvivenza media a 5 anni dei pazienti affetti da neoplasia polmonare dal 1995 al 2001 era del 15.7% nel 2011 è salita al 18%. Sopravvivenza a 5 anni che dipende dallo stadio di malattia e cioè per il 49% dei casi la malattia operabile, per il 16% la malattia localmente avanzata e per il 2% la malattia è avanzata con localizzazioni a distanza.

Tuttavia è prevedibile nei prossimi due decenni un sensibile miglioramento di queste statistiche grazie alla implementazione e perfezionamento delle misure di screening nei soggetti ad alto rischio (quindi un maggior numero di casi operabili) e alla disponibilità crescente di alternative terapeutiche nelle malattie in fase avanzata.

Le principali opzioni terapeutiche sono:
Chirurgia per i tumori operabili, chemioterapia a scopo precauzionale dopo l’intervento chirurgico in casi selezionati insieme alla radioterapia nelle malattie localmente avanzate.

Il trattamento esclusivo nelle malattie avanzate sono:
Radioterapia insieme alla chemioterapia nelle malattie localmente avanzate. Il trattamento delle metastasi ossee e cerebrali sono le terapie a bersaglio molecolare utilizzate in particolare negli istotipi non squamosi.

Quanti tipi di neoplasie polmonari esistono?

In base alla istologia si definiscono tre principali tipologie

  • Tumori polmonari non a piccole cellule di tipo squamoso
  • Tumori polmonari non a piccole cellule di tipo non squamoso (in particolare gli adenocarcinomi).
  • Tumori polmonari a piccole cellule (microcitomi)
  • Abbiamo poi altri istotipi più rari come, ad esempio, i tumori neuroendocrini ed altri ancora.

Per concludere, parliamo di aspettative di vita.
Quali sono stati i progressi negli ultimi anni?

Anche se le diagnosi precoci sono difficili per queste patologie e il numero di ricadute anche nei pazienti operabili è del 50 % circa dei casi, vi è da dire che nell’ultimo decennio, grazie all’avvento dei nuovi farmaci, l’aspettativa di vita nei pazienti con tumori in fase avanzata (che sono la maggior parte delle diagnosi) si è in tanti casi allungata (dai canonici 8-10 mesi di sopravvivenza mediana a 12-15, 24 a addirittura a 26 mesi e con una qualità di vita più accettabile).

Questo è vero in particolare negli istotipi non squamosi (terapie a bersaglio molecolare), ma lo sarà in prospettiva anche per i carcinomi squamosi grazie all’introduzione della immunoterapia.

Capitolo a parte, purtroppo, per i tumori a piccole cellule (microcitomi), altamente aggressivi ed il più delle volte inoperabili, dove ancora oggi la chemioterapia (tra l’altro con una scelta di farmaci assai più limitata rispetto ai carcinomi squamosi e agli adenocarcinomi) e la radioterapia rappresentano le armi principali, con limitate possibilità di successo.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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