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Carenza di ferro: effetti collaterali

 

Carenza di ferro: effetti collaterali come stanchezza, pallore e scarsa concentrazione!

La carenza di ferro è una condizione abbastanza comune, soprattutto in età giovanile ed è una condizione, se protratta, che può determinare un indebolimento generale dell’organismo. Il ferro, infatti, è una delle componenti principali del nostro sangue e pertanto, quando i livelli si abbassano, si riduce anche la quantità dei globuli rossi prodotti dal midollo osseo e pertanto, si rischia di incontrare malattie come l’anemia. Per fare chiarezza sugli aspetti più rilevanti nella carenza di ferro, intervistiamo il Dott. Tiso Tomasello Dirigente Medico Medicina Interna ULLS 15 e Presidente Team Nutrizionisti.

Intervista al dott. Tiso Tomasello dirigente medico Medicina Interna ospedale di Cittadella. Presidente Team nutrizionale e coordinatore team bariatrico Ulss 15.

Dott. Tomasello, il nostro organismo da dove assimila principalmente il ferro e come?
Innanzi tutto un uomo adulto normalmente possiede una quantità di ferro pari a 35-45 mg/kg di peso corporeo, mentre le donne in premenopausa hanno scorte inferiori quale risultato delle perdite attraverso le mestruazioni. In una condizione di bilancio, da 1 a 2 mg di ferro entrano ed escono dal nostro organismo. La maggior parte del ferro (2/3) è incorporato nell’emoglobina dei globuli rossi, circa il 10-15% è presente nelle fibre muscolari (mioglobina) e negli altri tessuti sotto forma di enzimi e citocromi. Il ferro proviene soprattutto dall’alimentazione e viene assorbito dal duodeno. Le persone sane assorbono circa il 5-10% del ferro alimentare, questo livello può salire fino al 20% nelle persone carenti. Il ferro è disponibile in due forme, eme e non-eme. L’eme, che costituisce circa il 40% del ferro negli alimenti di origine animale, è facilmente assorbito dall’organismo, quello non-eme (inorganico) lo è meno. La biodisponibilità è elevata nelle diete di tipo occidentale che contengono carne, pollame e pesce e abbondanti sorgenti di acido ascorbico (vitamina C); all’opposto, è bassa se sono consumate diete ricche in cereali integrali (dieta vegana).

Dott. Tomasello, come possiamo capire se siamo carenti di ferro, ovvero quali sono i sintomi cfte ce lo dicono?
La carenza di ferro si manifesta soprattutto sotto forma di anemia, quindi ce ne accorgiamo quando compaiono i sintomi e segni legati a questa condizione patologica. Il sintomo più importante è la stanchezza, il segno il pallore: a questi possono accompagnarsi scarsa concentrazione, inappetenza, irritabilità, mal di testa, febbricola ed altri sintomi legati a malattie che causano perdita di sangue, malassorbimento di ferro (es celiachia), malattie infiammatorie/ tumorali che determinano il blocco della mobilizzazione del ferro dai depositi o il mal utilizzo da parte del midollo osseo. Gli accertamenti che possiamo fare sono semplici e legati ad un prelievo del sangue: l’emocromo ci dirà il livello dell’emoglobina, il numero dei globuli rossi, il loro volume (se basso è molto probabile che sia un’anemia da carenza di ferro), la concentrazione di emoglobina nei globuli rossi, il dosaggio della sideremia e della ferritinemia. La sideremia ci dirà i valori di ferro libero nel sangue (gran parte del ferro circolante è legato ad una proteina chiamata transferrina), la ferritinemia la quantità di ferro stoccato nei nostri depositi. Una volta accertata l’anemia da carenza di ferro, si passa ad altri esami per scoprirne la causa.

Immagino che una dieta corretta limiti di molto questa carenza. Come dovrebbe essere la nostra dieta per evitare di essere in deficit di ferro?
La dieta mista occidentale, ed in particolare quella mediterranea, ci fornisce tutto il ferro di cui abbiamo bisogno, in particolare il ferro eme. La quantità di ferro assorbita è ben regolata e non è illimitata, cioè non tutto il ferro ingerito viene assorbito. I bisogni quotidiani di ferro variano in relazione al sesso, all’età ed a stati parafisologici come la gravidanza ed allattamento.

E’ vero che la carenza di ferro è più comune nelle donne rispetto agli uomini?
E’ vero, a causa della perdita di sangue dovuta alle mestruazioni: pertanto nel periodo fertile le donne necessitano di più ferro rispetto agli uomini, spesso si rende necessaria una supplementazione farmacologica.

Dott. Tomasello è sempre sufficiente l’apporto di ferro da ciò che ingeriamo o ci possono essere dei casi in cui abbiamo bisogno di qualche prescrizione dal nutrizionista?
Ci sono gruppi di persone che richiedono particolari considerazioni circa i bisogni di ferro:

  • Donne che fanno uso di contraccettivi orali: il bisogno si abbassa perché il flusso mestruale si riduce.
  • Donne in menopausa che utilizzano una terapia ormonale sostitutiva: il bisogno aumenta per la presenza di sanguinamento uterino.
  • Vegetariani:minore biodisponibilità del ferro; i bisogni di ferro possono essere 3-4 volte superiori rispetto a coloro che consumano una dieta mista occidentale.
  • Donatori abituali di sangue: aumento dei bisogni di ferro.
  • Atleti che praticano sport di resistenza: aumento del bisogno di ferro dal 30 al 70%

Siamo in chiusura, le conseguenze di una carenza di ferro, magari prolungata nel tempo, quali potrebbero essere?
Le conseguenze di una carenza prolungata sono legate soprattutto all’anemia, tuttavia possono comparire alterazioni della cute e degli annessi cutanei. La deficienza di ferro, sia nei paesi in via di sviluppo sia nei paesi industrializzati, interessa maggiormente le fasce più povere della popolazione. Lo stato di deficienza influenza negativamente la gravidanza, impedisce il corretto sviluppo e la funzione cognitiva del bambino. L’anemia ferro- carenziale è associata con un aumento della mortalità materno-infantile, una diminuzione del peso alla nascita ed un parto prematuro. E’ necessario che tutte le donne in età fertile curino i propri depositi di ferro prima del concepimento.

Qualche consiglio sui cibi?
Come ho già detto, una alimentazione mista occidentale fornisce il ferro biodisponibile (eme) di cui necessitiamo. Alcune sostanze possono influenzare la biodisponibilità del ferro:

  • L’acido ascorbico (vitamina C) determina un notevole aumento dell’assorbimento di ferro non-eme.
  • La carne, il pesce e d il pollame fanno aumentare l’assorbimento del ferro non-eme.
  • Il fitato (contenuto in elevate quantità nella soia, lenticchie,piselli secchi, ad esempio) inibisce l’assorbimento di ferro non-eme.
  • Le proteine vegetali inibiscono l’assorbimento di ferro non-eme (l’effetto è indipendente dal contenuto di fitato nel cibo).
  • I polifenoli (come quelli presenti nel tè e caffè) inibiscono l’assorbimento di ferro non-eme: è dovuto alla quantità di tannino che lega il ferro.
  • Il calcio inibisce l’assorbimento del ferro eme e non-eme.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute

Dr. Tiso Tomasello

Specialista in Nutrizione clinica e Geriatria, Dirigente Medico Medicina Interna ULLS 15, Presidente Team Nutrizionale ULSS 15, Coordinatore Team Bariatrico ULSS 15

InForma Salute
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