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Chirurgia della mano questa sconosciuta

Intervista a Paolo Cortese, chirurgo plastico specializzato in chirurgia della mano Wrist injuries and disorders La mano è un organo estremamente complesso, una parte del corpo che non può essere semplicemente definita un’estremità. Con le mani afferriamo e ci esprimiamo, con le mani lavoriamo, scriviamo, ci relazioniamo. Quando una patologia mette a rischio o rende dolorosa la funzionalità della mano, diventa fondamentale rivolgersi allo specialista “giusto”. Sembra facile, ma non sempre lo è. Ne abbiamo parlato con il dottor Paolo Cortese, che della chirurgia della mano ha fatto il suo principale campo di interesse: all’attivo ha 1000 interventi l’anno, tra urgenze e chirurgia elettiva, con operazioni all’avanguardia come i reimpianti di mano e di dita e gli autotrapianti di tessuto.   Dottor Cortese, lei definisce la chirurgia della mano una disciplina “sconosciuta”. Perché? “Perché in Italia è una disciplina relativamente giovane: con la riforma delle specialità mediche in ambito universitario è stata esclusa, diventando una branca dell’ortopedia. Negli ultimi anni è stato quindi molto difficile diventare chirurghi della mano. Ancora oggi è difficile trovare specialisti che siano chirurghi della mano al 100%: troppo spesso è una delle branche di interesse di specialisti che si occupano anche di altro ma la mano, per la sua complessità e specificità non può essere un contorno”.   Lei che strada ha seguito? “Volevo fare il chirurgo plastico e strada facendo mi sono innamorato della microchirurgia, che è strettamente collegata con la chirurgia della mano. Mi sono formato a Milano, all’interno di un reparto accreditato per le urgenze microchirugiche che funziona da hub per tutta la Lombardia e che esegue circa 10000 interventi l’anno. Qui, è nata una Chirurgia della mano come disciplina autonoma, fortemente connessa con la microchirurgia ricostruttiva, come è da sempre in gran parte dell’Europa e negli Stati Uniti”.   Perché è importante anche per il paziente rivolgersi allo specialista corretto? “La mano è l’unico organo di relazione, che insieme al volto, non può essere nascosto: oltre al valore funzionale ha anche una valenza estetica. Lo consideriamo un organo: non è un insieme di ossa e tendini, perchè tutto deve funzionare ed essere coordinato con il resto. Se l’obiettivo è mantenere funzionalità ed estetica, bisogna rivolgersi a chi si occupa di mani come interesse primario”.   Per rimettere in sesto una mano è sufficiente il chirurgo? “No, il chirurgo non basta, ci vuole anche un bravo fisioterapista. E’ un lavoro multidisciplinare: talvolta ci vogliono anche lo psicologo, il terapista occupazionale, il protesista. Nel pacchetto offerto ci deve essere il team specializzato”.   Esistono le protesi di mano? “La chirurgia della mano è la figlia povera dell’ortopedia, perché non ha protesi, si fa solo con bisturi pinza e filo di sutura. Le protesi ci sono ma non funzionano, non hanno sensibilità. Non hanno tatto. Esistono le protesi mioelettriche, che riescono a fare dei movimenti, ma non hanno il tatto. In realtà è molto più efficace, in caso di necessità di sostituzione delle dita per malformazioni alla nascita o traumi negli adulti, il trapianto di dita del piede”.   Quali sono le più importanti innovazioni nel campo della chirurgia della mano? “La chirurgia della mano ha recepito, come le altre discipline, l’endoscopia, quindi il concetto di una minor invasività. I vantaggi sono a livello estetico nelle minori dimensioni della cicatrice, a livello funzionale un recupero più veloce”. E poi c’è il mondo della microchirurgia, che consente di fare cose prima impensabili. Con gli strumenti attuali possiamo manipolare strutture del calibro di 0,3 mm: per avere un termine di paragone, negli anni ’90 si arrivava al massimo a 0,9mm, e il limite è virtualmente infinito, legato alla capacità della tecnologia di produrre microscopi sempre più potenti. Una curiosità che permette di capire quale sia l’abilità richiesta: la microchirurgia nasce negli anni ’70 in Giappone, quando le piccolissime suture venivano eseguite con lenti di ingrandimento e svolte materialmente dalle infilatrici di perle. Oggi essere microchirurgo non vuole dire solo manipolare strutture minuscole, bensì ragionare nell’ottica della bassa invasività e del rispetto dei tessuti”.   Lei mi accennava al fatto che patologie molto comuni, come il tunnel carpale, possono essere risolte in modo molto veloce e indolore “Il tunnel carpale, ma anche il dito a scatto grazie alle tecniche mininvasive si curano ad oggi con approcci che garantiscono maggiore velocità di guarigione, recupero più completo ed esattamente la stessa percentuale di successo delle tecniche tradizionali. Il problema di queste tecniche è che hanno curve di apprendimento molto lunghe. Intendiamoci, però: non applicare una tecnica mini-invasiva non vuole dire curare male: è però doveroso sapere che esistono tecniche nuove ed eventualmente inviare il paziente a chi può offrirle”.   E’ sempre possibile ricorrere alle cure mininvasive? “L’endoscopia è una tecnica di prima scelta, non un accessorio. Lei si farebbe togliere l’appendice come si faceva 30 anni fa con una laparotomia o preferirebbe 3 piccoli taglietti e un intervento da 15 minuti? È ovvio che sceglierebbe la seconda”.   Quali sono i possibili rischi della chirurgia della mano? “Innanzitutto bisogna operare quando è necessario, e non sempre lo è. “Con le mani lavoro” ti dice il paziente, per cui l’intervento alla mano fa paura: un minimo rischio c’è sempre, ma va valutato insieme tra chirurgo e paziente. Molte patologie non devono essere operate da subito ma possono essere curate con riabilitazione e tutori”.   L’artrosi alla mano ha una soluzione? “L’artrosi è la classica malattia che si pensa di doversi tenere, come i capelli bianchi… in realtà basta tingerli: così per l’artrosi, non guarisce, ma non dobbiamo lasciare che ci blocchi. Ci sono terapie farmacologiche, riabilitative ed interventi chirurgici che, se indicati, danno un buon risultato in termini di riduzione del dolore e di recupero del movimento. Se, come spesso accade, è colpito il pollice, posso fare un’artroplastica, o delle infiltrazioni con acido ialuronico, usare antiinfiammatori, tutori, terapie fisiche. L’artrosi è una di quelle patologie che richiede una bella chiacchierata con lo specialista: non si cura una lastra o una TAC. Si cura il paziente, non l’esame”.

Redazione InFormaSalute

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Dr. Paolo Cortese

Chirurgo plastico specializzato in chirurgia della mano, di Bassano del Grappa

InForma Salute
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