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cirrosi epatica

La cirrosi epatica, questa (s)conosciuta?

La cirrosi epatica, questa (s)conosciuta?

Un tempo si pensava che venisse soltanto a chi abusava di alcolici.

Il termine cirrosi, oltre che essere antico, è facilmente riconoscibile dalla gran parte delle persone che senza grandi difficoltà lo collegano, giustamente, ad una patologia epatica (legata al fegato) cronica e grave.

Spesso questa conoscenza non va oltre ed è patrimonio di pochi sapere come è fatta la cirrosi epatica, che problemi crea all’organismo e soprattutto come deve essere gestita, per una corretta prevenzione e sia nel caso di eventuale terapia. Ce la facciamo spiegare dal Dott. Antonio Tufano.

Intervista al dott. Antonio Tufano specialista in gastroenterologia ed in scienze dell’alimentazione. Ospedale di Bassano del Grappa.

cirrosi epatica

La cirrosi è un’evoluzione cicatriziale delle epatiti croniche (infiammazioni del fegato) e di solito le cicatrici creano pochi problemi, perché questa particolare cicatrice è così grave?

È vero che le varie forme di epatite possono con il tempo “guarire” con la formazione di tessuto cicatriziale (come per es. le ferite) ma nel fegato questa cicatrice, oltre a ridurre la quantità di tessuto funzionante, modifica la struttura stessa dell’organo, intrappolando il tessuto vitale residuo in una fitta rete fibrotica.

Ne derivano piccole “palline” di cellule epatiche incastrate in bande di tessuto fibroso.

Il risultato è simile ad una città durante la guerra: i bombardamenti distruggono sì alcuni edifici (le cellule epatiche), ma danneggiano anche strade e ponti (es. vasi sanguigni) con difficoltà di circolazione; provocano danni agli impianti elettrici con difficoltà di comunicazione e riduzione dell’energia, se si rovinano le tubazioni possono esserci perdite dall’impianto idrico con allagamenti etc…

Quindi il fegato funziona peggio di quanto ci si potrebbe aspettare dalla sola perdita di tessuto vitale? Sappiamo che il fegato è capace di rigenerare e rimpiazzare le cellule morte…

La rigenerazione epatica è molto efficiente: se asportiamo chirurgicamente anche mezzo fegato (per esempio se facciamo un trapianto da donatore vivente), il fegato residuo in poco tempo rigenera fino a ritornare al volume precedente.

Anche nel fegato cirrotico c’è rigenerazione ma le nuove cellule restano incastrate nella rete fibrotica, ingrossando le palline/noduli di cellule sane che vengono ostacolate nei loro scambi con i vasi sanguigni, i vasi biliari e linfatici.

Il fegato, organo importantissimo ed unico del nostro corpo, come funziona quando è in cirrosi?

Naturalmente tutte le sue funzioni si riducono e peggiorano, con alterazione del metabolismo (manipolazione di nutrienti, farmaci etc.), riduzione della sintesi di molte sostanze (proteine, colesterolo etc.), ridotta rimozione di prodotti tossici (farmaci etc.), minor deposito (zuccheri, vitamine etc.), ridotta escrezione di bile (fino a provocare itterizia, cioè ingiallimento della pelle), etc…

Nonostante tutte queste alterazioni, fino a quando i danni restano confinati dentro al fegato, la cirrosi non dà evidenti segni clinici ed è ben sopportata (viene chiamata cirrosi compensata e può restare così a lungo o anche per sempre).

Quindi è lo scompenso della cirrosi la fase più grave e pericolosa, ma perché avviene e come si può manifestare?

Lo scompenso avviene principalmente quando il danno si ripercuote fuori dal fegato: questo diventa progressivamente più rigido per l’aumento del tessuto cicatriziale, che è anche distorto e compresso dai noduli in crescita (come una spugna che diventa secca e dura), così ostacola l’entrata del flusso sanguigno.

Nel fegato il sangue, oltre ad entrare con l’arteria ed uscire con la vena, entra anche con una grossa vena (la vena porta) che convoglia direttamente nel fegato il sangue che viene dal tubo digerente (per portare tutti i nutrienti assorbiti dall’intestino) e dalla milza.

La vena porta, a causa della cirrosi, rallenta progressivamente il flusso fino talora ad invertirlo, creando un aumento di pressione nei vasi a monte (Ipertensione portale). Con lo studio eco-color-doppler posso valutare la velocità del flusso sanguigno.

In pratica si crea un ingorgo nel flusso di sangue verso il fegato, come la circolazione del traffico verso la città, nelle ore di punta…

Esatto, e mantenendo questo esempio, se devo andare oltre la città, userò la circonvallazione, se c’è, oppure stradine secondarie che per questo saranno molto più trafficate del solito. Ed è quello che accade progressivamente nella cirrosi, dove il sangue cerca altre vie per arrivare al cuore senza passare attraverso il fegato, andando ad ingrossare vasi venosi normalmente molto più piccoli, che chiamiamo circoli collaterali.

In che modo l’ipertensione portale scompensa la cirrosi e quali sono i segni dello scompenso?

I circoli collaterali possono trovarsi in zone pericolose, per esempio si possono ingrossare, come vene varicose, i vasi nella parte bassa dell’esofago, dove passa il cibo, con il rischio che possano rompersi, procurando gravi EMORRAGIE nello stomaco. Per questo facciamo la gastroscopia a tutti i cirrotici e leghiamo le varici (come si fa con le emorroidi) se a rischio di sanguinamento.

La milza (che manda il sangue nel fegato) si ingrossa intrappolando più globuli rossi (con anemia), globuli bianchi (facilitando le infezioni) e piastrine (con facilità alle emorragie).

Il sangue che non passa attraverso il fegato perché usa i circoli collaterali non viene depurato di alcune sostanze tossiche provenienti dall’intestino, che nel cervello possono creare alterazioni come sonnolenza, confusione, fino al coma (Encefalopatia epatica).

Anche l’intestino, per l’ipertensione nelle vene di scarico, danneggia la sua parete con riduzione dell’assorbimento dei nutrienti (con malnutrizione) e soprattutto con la riduzione della capacità di filtro: questo provoca la penetrazione in circolo di prodotti derivanti dai batteri intestinali, che creano uno stato infiammatorio nell’organismo che può danneggiare molti organi, soprattutto reni e cuore.

In alcuni casi passano direttamente i batteri provocando INFEZIONI che possono mettere a rischio la vita dei pazienti.

E l’Ascite (il liquido che si raccoglie nella cavità addominale dei cirrotici) come si forma?

È un liquido composto dalla parte sierosa del sangue, che trasuda prevalentemente dalla capsula epatica per l’aumentata pressione nei vasi sanguigni e soprattutto linfatici.

Il malato di cirrosi tende a trattenere una parte dei liquidi che vengono assunti, per cui consigliamo ai pazienti di bere meno acqua ed assumere poco sale (che è nell’acqua) e quando non basta gli diamo farmaci che aumentano la diuresi, per far espellere più urina, riportando in pareggio il bilancio idrico.

Quale può essere la complicanza più pericolosa?

È l’Epatocarcinoma (il tumore primitivo del fegato), perché cresce più facilmente nel fegato cirrotico. Si manifesta in genere come un nodulo che all’inizio può confondersi con i noduli della cirrosi.

Per distinguerli, anche con l’ecografia, usiamo il mezzo di contrasto che può mettere in luce la tipica vascolarizzazione del nodulo tumorale.

I cirrotici li valuto semestralmente per scoprire eventuali tumori in fase precoce: come un giardiniere cerco le “erbacce” e, quando le trovo, le estirpo (spesso bruciando i tumori con le microonde, come riferito in un articolo precedente).

Una volta si pensava che la cirrosi venisse solo a chi beveva alcolici, poi sono stati riconosciute le cirrosi da virus epatitici, e oggi?

L’abuso di alcol resta ancora la causa più diffusa di cirrosi nei paesi occidentali, i virus epatitici sono la seconda causa, che speriamo di ridimensionare con la vaccinazione (obbligatoria) per il virus B e le nuove terapie antivirali per i virus B e C.

Oggi sono in aumento le cirrosi da fegato grasso non alcolico, secondarie prevalentemente a sovrappeso ed obesità (come riferito in un precedente articolo). Tutte le malattie croniche di fegato, in una certa percentuale e con velocità diversa, possono portare alla cirrosi.

Quindi la prevenzione si fa con lo stile di vita corretto…

Certo! Soprattutto nelle scuole, dove andrebbe insegnato come scegliere una buona alimentazione da associare all’attività fisica costante per mantenere il peso corporeo nei limiti e si dovrebbe mettere in guardia dai danni che l’alcol può arrecare.

I giovani infatti sono molto sensibili al danno da alcol, non solo a livello epatico ma anche a livello cerebrale.

Nei ragazzi l’alcol produce più facilmente dipendenza, come ben sanno i produttori di alcolici che usano bevande spesso dolci a basso contenuto alcolico per “catturare” nuovi consumatori, che per la loro fragilità cerebrale possono diventare più facilmente alcolisti.

E la terapia?

La terapia principale è rimuovere le cause del danno (alcol, virus, sovrappeso etc.) prima possibile. Come detto in precedenza alcune complicanze della cirrosi si giovano di varie terapie (diuretici, antibiotici, legatura delle varici, ablazione dei tumori etc.).

Quando la funzione epatica ridotta e/o il tumore mettono in pericolo la vita, prima che sia troppo tardi, si può ricorrere al trapianto di fegato che oggi è una realtà ben consolidata.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

Direttore Responsabile


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