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Comitato etico per la pratica clinica: qualità e umanità

Comitato etico per la pratica clinica: qualità e umanizzazione

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Ci sono momenti in cui il medico ed il paziente, o la famiglia di quest’ultimo, si devono mettere attorno ad un tavolo per discutere su alcune questioni di frontiera nella pratica sanitaria. Il primo mattone del personale sanitario è quello di “fare il bene del paziente” ma non è sempre così automatico. A questo proposito, ogni Ulss è rappresentata da un Comitato di Etica per la Pratica Clinica, che detta le linee guida sulla qualità e l’umanizzazione dell’assistenza del malato. Ne parliamo con il Dott. Marco Zennaro, Dirigente medico presso la Cardiologia di Cittadella e Presidente del Comitato etico per la pratica clinica della Ulss 15.

Dott. Zennaro, innanzi tutto cos’è il comitato etico per la pratica clinica e chi ne sono i destinatari? 

Il Comitato etico per la pratica clinica (CEPC) è un gruppo multidisciplinare di professionisti che ha la funzione di contribuire a trovare un punto d’incontro tra la buona pratica clinica in medicina, il rispetto della dignità della persona e l’attenzione al bene comune. È, pertanto, da considerarsi uno spazio di dialogo ove persone con competenze diverse e complementari possono confrontarsi per risolvere quegli aspetti della pratica medica che possono diventare problematici, in un’epoca di conflitti tra le diverse parti in gioco nel contesto dell’assistenza medica. Il Comitato lavora per assicurare che si arrivi, per ciascun cittadino preso in carico, a decisioni “sagge” circa il suo percorso di cura.

Quali sono le funzioni principali? 

Classicamente si attribuiscono ai Comitati etici per la pratica clinica le seguenti funzioni: (1) l’analisi dei casi clinici, ovvero l’elaborazione dei “pareri al fine di chiarire alcuni aspetti problematici delle scelte in ambito medico, dando così supporto a pazienti, familiari e curanti; (2) la redazione o revisione delle cosiddette raccomandazioni o indirizzi operativi di carattere etico, che hanno lo scopo di fornire una sorta di linee guida etiche ai comportamenti e alle scelte in medicina, relativamente ad alcune situazioni particolarmente complesse; (3) la formazione bioetica, rivolta sia ai membri del comitato sia ai professionisti della salute nonché alla cittadinanza in generale.

Come siete organizzati e come svolgete l’attività di garanzia? 

Il Comitato dell’Azienda Ulss 15 è attualmente composto da quindici persone che si riuniscono mensilmente e pianificano la propria attività con riferimento alle tre principali funzioni da espletare. Siamo provvisti di una pagina web reperibile dall’interno e dall’esterno dell’Azienda, siamo muniti di un cellulare aziendale il cui numero è reso noto nella stessa pagina e negli elenchi dei servizi a disposizione di operatori e utenti e abbiamo provveduto ad indicare i nomi di tutti i componenti del Comitato, nominati con Delibera dal Direttore Generale. Siamo dunque attrezzati per essere rintracciati e fornire assistenza etica a chiunque ritenga di avere buone ragioni per richiederla, sia nella modalità small-team (2-3 membri del Comitato raccolgono le informazioni del caso e redigono il parere) sia collegialmente.

Il comitato etico per la pratica clinica coinvolge tutto il personale della Ulss 15 con formazione e/o dibattiti? 

Nel corso dei nove anni d’attività, abbiamo elaborato importanti documenti d’indirizzo (linee guida etiche) per gli operatori dell’Azienda e del territorio incontrando direttamente, nel corso delle ricognizioni preliminari, gli operatori coinvolti; abbiamo quindi provveduto a pubblicizzare l’esito del nostro lavoro all’interno dei due Presidi Ospedalieri attraverso incontri con gli operatori ospedalieri e delle case di riposo. Abbiamo altresì preso parte ad iniziative richieste da terzi al fine di implementare la formazione nel territorio, sia all’interno di istituti scolastici sia presso circoli e associazioni culturali locali. Inoltre siamo stati invitati a condividere le nostre esperienze nell’ambito di iniziative promosse dall’Università di Padova che hanno coinvolto altri comitati etici della rete Veneta, sempre coordinati dal Comitato Regionale per la Bioetica.

Se un medico o un operatore viola i principali capisaldi etici-morali, cosa accade?

Oggi la medicina padroneggia tecniche che conducono a risultati che soltanto qualche decennio fa non erano prevedibili. Tutti gli attori della cura sanno da dove partono: dall’intenzione buona di “fare il bene del paziente”; ma capita che durante il percorso non si sia più in grado di decidere verso dove proseguire. Il Comitato cerca di fare luce proprio sugli angoli bui dell’agire medico-sanitario; non di stabilire colpe o elaborare giudizi. Sempre più spesso ci si trova a prendere decisioni difficili e la funzione di un CEPC è quella di argomentare con coerenza e con la più ampia apertura culturale, tenendo in debito conto i diversi aspetti di una situazione problematica, senza interferire nella relazione tra curante e paziente ma pronunciandosi in modo che siano essi stessi a prendere la decisione finale. Il parere del CEPC non è giuridicamente “vincolante” anche se può essere giuridicamente “rilevante”.

di Redazione InFormaSalute



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