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Conflitto di affetti

 

Alessandro Tich

Ne parliamo con la dott.ssa Chiara Libralato, mediatrice familiare e dei conflitti

“Le separazioni riguardano i sentimenti, l’anima, i legami di sangue. E, di fronte a tale travolgente coinvolgimento emotivo, i conflitti non possono che essere all’ordine del giorno.”
Parola di Chiara Libralato, mediatrice familiare e dei conflitti: titolo professionale conseguito con un Master in Mediazione Familiare dopo la laurea in Giurisprudenza.
Un lavoro non facile, che richiede un mix di conoscenze giuridiche, di competenze comunicative, di vocazione diplomatica e di sensibilità umana: dote indispensabile per esercitare appieno la capacità, appunto, di “mediare”.
Perché quello in cui si muove la dott.ssa Libralato è, il più delle volte, un campo minato: quello delle separazioni tra coniugi. Rotture di rapporti di coppia che spesso trascinano con sé dolore, risentimenti e rancori che rischiano di superare il punto di non ritorno e che la mediazione familiare – che non va confusa con la terapia di coppia e non è finalizzata alla ricostruzione dell’unione coniugale – cerca, invece, di far evolvere in positivo con una gestione condivisa e consapevole dei problemi.
Un’esigenza che diventa obbligatoria quando i due coniugi separati, o in fase di separazione, sono anche genitori. Divisi e lontani nel cuore, ma obbligati a continuare a progettare e a guidare la crescita e l’educazione dei propri figli. E chiamati entrambi, soprattutto, a fare ciò in modo condiviso.
Non è un percorso semplice, perché il conflitto tra gli adulti può anche avere il sopravvento sul bene dei figli, che diventano così – loro malgrado – le vittime innocenti di una guerra dei sentimenti: da figli condivisi a figli contesi.
“La separazione, per i figli – spiega la dott.ssa Libralato -, è un momento delicato e difficile. Loro, oltre al dolore personale,si trovano, a volte, a subire anche il dolore dei genitori, i quali, comprensibilmente – per le ragioni più diverse, che non spetta a noi giudicare -, si trovano a dover fare i conti con una grande dose di rabbia, di sentimenti negativi e di rivendicazioni reciproche. Questo stato d’animo degli adulti può annebbiare la loro lucidità, portandoli anche a strumentalizzare i figli contro l’altro genitore, con la ferma convinzione di fare del bene anche ai bambini.”
In tal modo può accadere che il conflitto tra genitori trascenda ogni regola del normale buon senso, trasformando il minore nel protagonista di un dramma.
Quello che è accaduto a Cittadella nelle scorse settimane ne rappresenta un tristissimo esempio, nonché un grave precedente: un bambino di 10 anni prelevato a forza da scuola dalla polizia per essere consegnato al padre che aveva ottenuto, tramite un provvedimento del Tribunale dei Minori di Venezia, l’affido esclusivo del figlio.
La scena immortalata dal video girato da una zia del ragazzino è stata un colpo allo stomaco per tutti: e quel bambino urlante tenuto e portato via davanti a tutti come un sacco di patate ha urlato anche alle nostre coscienze.
Le immagini, trasmesse da “Chi l’ha visto” e da centinaia di telegiornali e diffuse sul web, hanno fatto il giro del mondo: e alla violenza dell’episodio si è aggiunta la violenza mediatica. Una sovraesposizione del dolore che ha, tuttavia, messo il dito sulla piaga di un intervento di applicazione della legge che non ha tenuto conto del rispetto della dignità umana, scatenando discussioni e polemiche che hanno spinto persino il Governo a chiedere scusa.
Ma al di là dell’increscioso accaduto, che cosa ha fatto emergere il caso di Cittadella rispetto alla tematica dei conflitti tra coniugi-genitori?
“Non entro nel merito di quanto è successo – commenta Chiara Libralato -. Il mio pensiero, a prescindere da qualsiasi ragione abbia portato a un episodio così clamoroso, è che un minore non dovrebbe mai essere trattato così. Non bisognerebbe mai arrivare a far subire a un figlio gli errori degli adulti. Traumi di questo tipo possono segnare un bambino per sempre e mi chiedo se non possano essere evitati, invece di essere ritenuti come necessari ed inevitabili.”
Ma rispetto allo “scenario di guerra” che spesso si prospetta in un conflitto di coppia, e a situazioni al limite come quella di un bambino prelevato a forza per far valere il diritto di un genitore, c’è tuttavia anche spazio per un messaggio positivo: il conflitto, con uno sforzo reciproco di buona volontà e a maggior ragione in presenza di figli, può anche essere affrontato e superato.
“Il conflitto – conclude la mediatrice familiare – si supera con un buona separazione, affrontata in maniera costruttiva e tenendo a mente l’interesse dei figli, perché due persone che si separano, pur smettendo di essere coniugi, rimarranno per sempre genitori. Occorre dunque sottolineare l’importanza di una buona separazione, che in alcuni casi può venire naturale, anche con l’aiuto degli avvocati e del magistrato, mentre, in altri casi, richiede un intervento più specifico, come può essere il supporto della mediazione familiare, alla quale i coniugi, generalmente, vi possono accedere su consiglio dei legali o su invito del giudice.”

Alessandro Tich

Condirettore


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