• CORONAVIRUS: BOLLETTINO REGIONE VENETO

    CORONAVIRUS: BOLLETTINO REGIONE VENETO

    20 Aprile 2020

    CORONAVIRUS: BOLLETTINO REGIONE VENETO

    Leggi tutto

  • Informasalute N.75

    Informasalute N.75

    Febbraio 2020

    CORONAVIRUS, IL SUO NEMICO È L’IGIENE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.74

    Informasalute N.74

    Gennaio 2020

    LUDOPATIA? NO, GRAZIE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.73

    Informasalute N.73

    Dicembre 2019

    I colori della vita

    Leggi tutto

  • Informasalute N.72

    Informasalute N.72

    Novembre 2019

    L’età del bisogno

    Leggi tutto

CORONAVIRUS: IL LAVORO IN TERAPIA INTENSIVA

Int. al Dott. Marco Baiocchi, dirigente Unità Operativa Complessa Anestesia e Rianimazione Ulss 7 Pedemontana – Ospedale di Bassano Del Grappa

Innanzitutto come vi siete organizzati, appena capito la gravità del Covid-19?

Torniamo indietro alla data del 28 febbraio quando i dati già mostravano nella vicina Lombardia un aumento dei casi. Coordinati dalla Regione Veneto, attraverso il Comitato Tecnico Scientifico di cui anch’io faccio parte, abbiamo organizzato il lavoro delle diverse terapie intensive per questo tipo di pazienti soprattutto in merito al numero di posti letto necessari ed all’equipaggiamento essenziale di una Unità come la nostra. Quattrocentonovanta  posti letto erano già a disposizione in Veneto , e altri 300 in pochi giorni sono stati allestiti per essere utilizzati dai pazienti positivi al Covid-19. Al contempo, c’ era la necessità di creare delle zone “cuscinetto” che facessero da filtro, le terapie semi intensive con tecnologie diverse, meno invasive. La nostra scelta circa i ricoveri in ospedale è stata quella di privilegiare i sintomatici e mantenere gli asintomatici al di fuori della struttura ospedaliera poiché all’interno vi era comunque una situazione di rischio, soprattutto per quanto riguarda la capacità del virus di infettare anche il personale medico ed infermieristico oltre che tutti gli altri degenti.

Lei personalmente ha mai avuto paura di essere contagiato?

Se lei mi parla di aver avuto paura posso dirle di sì: ma si tratta di una paura che potrebbe avere un qualsiasi direttore di struttura complessa soprattutto su tre fronti: quello personale di infettarsi ed essere contagioso per i colleghi, quello di medico-clinico perché spesso si ha paura di non essere all’altezza di fronteggiare il virus anche se si sa che si sta facendo tutto il possibile e quella di direttore della SC che deve organizzare e prevedere scenari difficili e fare in modo che non manchino mai i posti letto, le tecnologie, il personale e i dispositivi di sicurezza individuale.  Inoltre le paure aumentano quando ci si rende conto che non sempre al lavoro si possono mantenere le distanze, anche se siamo ben equipaggiati e cerchiamo di non farci trovare impreparati. In questi giorni tutti si dorme di meno, sicuramente il mio personale è sottoposto a stress. 

Lei non ha paura, ad esempio, di essere contagiato e di portare in famiglia il virus, visto che è in prima linea?

Questo tipo di timore lo si ha intimamente sempre, da quando si inizia l’ attività medica. E’ una cosa che dobbiamo sempre mettere in conto…

Come avete gestito il rapporto con i familiari che si sono ritrovati a non poter più stare accanto ai propri cari?

Voglio ricordare che da subito abbiamo limitato le visite ai pazienti di terapia intensiva, dove di solito io invece lasciavo che entrassero per stare accanto ai propri cari il più possibile (terapia intensiva aperta), prima del Covid-19. Abbiamo istituito un numero telefonico disponibile quotidianamente, mentre a fine giornata siamo noi a chiamare a casa per riassumere l’andamento clinico del paziente, cercando di rassicurare, dove si può. Devo dire che è stato più facile di quanto pensavamo, perché la gente ha recepito da subito le limitazioni contenute nei decreti governativi e quanto stabilito dalla Regione Veneto. Tenga anche presente che questi pazienti non necessitano comunque della presenza di un familiare finché sono intubati e sedati.

Parliamo un po’ di cosa avviene in Terapia Intensiva quando arriva un paziente…

Il Coronavirus ha delle caratteristiche peculiari che ci ha trovati impreparati per la repentinità con la quale sono avvenuti i fatti e l’evolversi della situazione. Non avevamo dati statistici clinici concreti e quindi, ripeto, non eravamo preparati. La situazione di un paziente spesso all’inizio non è così morbosa ma si aggrava in pochi giorni e addirittura in poche ore, poi abbiamo assistito ad episodi di improvviso miglioramento e poi il tornare ad aggravarsi.

Il momento più toccante per Lei, qual è?

Sicuramente il risveglio e l’ estubazione finale. E’ sempre stata una sorpresa piacevole. Posso dire che è una soddisfazione personale e umana. A volte abbiamo avuto quei quindici/diciotto giorni di terapia intensiva con tentativi diversi di estubazione e purtroppo spesso infruttuosi.

 

Abbiamo visto spesso immagini di pazienti pronati (a pancia all’ingiù). Per quale motivo?

Qui in terapia intensiva i pazienti vengono intubati e sedati. Poi ventilati attraverso macchine e qui si passa a pronare il paziente per migliorare la ventilazione cambiando posizione ogni dodici ore, proprio per permettere ai polmoni di avere una sorta di “reclutamento” anche delle zone meno ventilate.

C’è qualche paziente che le rimarrà di più nella sua mente?

Intanto voglio ricordare che l’ età media di pazienti qui a Bassano è stata piuttosto bassa: attorno ai sessant’anni. Devo dire che tutti mi rimarranno un po’ dentro, anche se il primo paziente estubato ce lo ricorderemo a lungo per la carica che ci ha dato. Poi ci sono stati quei casi di pazienti dove inaspettatamente va male e ti fa soffrire di più… Anche l’avere un collega amico, infermiere in terapia è qualcosa che rimane dentro, anche perché è poco più che quarantenne.

Facciamo un salto in avanti, nel futuro. Ricorre l’anno 2030 e io le dico “Covid-19”. Lei cosa mi risponde?

Che il Coronavirus è stato un’esperienza unica sotto il punto di vista clinico ma anche umano. In questo periodo ho scoperto tanto l’unità, la vicinanza al lavoro nel contesto medico infermieristico e una grossa sensibilità della comunità che ci ha circondato di affetto. Tengo a dire che io come tutti i miei collaboratori non siamo degli eroi. Essere eroi è diverso. Certo, vorremmo che fra dieci anni venga ricordata anche la nostra competenza e l’ abnegazione con la quale abbiamo lavorato instancabilmente, e questa non è casualità. 

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

InForma Salute
    • Casa Editrice

      Agenzia Pubblicitaria Europa 92
      Via Pio IX 27 - 36061 Bassano del Grappa (Vi)
      C.F.: 02101360242

      info@informasalute.net
      tel: 0424.510855
      mobile: 0039.335.7781979

      Seguici su

    • Redazione

      Direttore Responsabile
      Angelica Montagna

      Condirettore
      Alessandro Tich

      Coordinatore Editoriale
      Ledy Clemente
      Romano Clemente

      Redazione
      Romano Clemente
      Alessandro Tich
      Angelica Montagna
      Renzo Deganello
      redazione@informasalute.net

    • Contattaci

      Nome e Cognome (richiesto):


      E-Mail (richiesto):


      Messaggio (richiesto):


      Clicca sul riquadro sottostante per dimostrare che sei umano (richiesto):