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CROCE ROSSA BASSANO: AI CENTRI VACCINALI 111 VOLONTARI, 610 PRESENZE, 3.500 ORE.

Intervista a Elena Alberton Presidente CROCE ROSSA ITALIANA, Comitato di Bassano Del Grappa.

Angelica Montagna

Un esercito di 330 soci volontari compongono la Croce Rossa Italiana, comitato di Bassano Del Grappa. Volontari che lavorano nell’ area sanitaria che si occupa delle convenzioni con l’ Ulss 7 Pedemontana, e collabora con il Suem 118 la sera, precisamente dalle 18.00 alle 24.00, in supporto al Pronto Soccorso. Mentre la mattina i volontari sono operativi dalle 7.00 alle 13.00 per i trasporti sanitari. Molto attiva è anche l’area sociale, che supporta le famiglie e le persone in difficoltà, in collaborazione con i Servizi Sociali dei Comuni di competenza del Comitato.

Innanzitutto per diventare volontario della CRI cosa si deve fare?

Per diventare un volontario bisogna frequentare un corso base che serve per entrare nelle fila della Croce Rossa: vi sono poi altri corsi specifici per le varie aree. Vi è il soccorso sanitario (salire in ambulanza), con la possibilità di formarsi come veri e propri soccorritori o per entrare nell’ area sociale che è l’ altro aspetto fondamentale del nostro comitato. Per non parlare dell’area emergenza, simile alla protezione civile.

Apriamo una parentesi sull’attività della Croce Rossa di Bassano in tempo di pandemia…

Innanzitutto va detto che proprio il 21 febbraio 2020 ho firmato il passaggio delega come presidente per Bassano. Erano le 15.00 e alle 21 c’era già l’emergenza sanitaria. In una parola, i primi momenti sono stati “panico” che comunque abbiamo provato tutti inizialmente, per carenza di informazioni certe.
Mancavano anche i presìdi, come le mascherine e inoltre avevamo appena iniziato con il 118 grazie ad una convenzione firmata il primo febbraio. Passati i primi giorni di incertezza abbiamo dovuto iniziare a lavorare molto di più di quanto si pensava perché l’emergenza sanitaria ha fatto emergere subito dei problemi. Come detto la carenza delle mascherine perchè eravamo assolutamente impreparati: in dieci anni di Croce Rossa, io personalmente ho usato due volte le mascherine per batterio ospedaliero. Avevamo un minimo di scorte, ci siamo dovuti attrezzare mentre nel frattempo arrivavano informazioni sempre piu dettagliate. Un altro problema ha riguardato i nostri volontari più avanti con l’età o con qualche patologia che si sono ritirati dal servizio. Carenza di personale, dunque, mentre i giovani hanno dato massima disponibilità. Posso dire che malgrado tutti in nostri sforzi, il primo mese è stato un caos completo.

Quale altra “prova” per la Croce Rossa di Bassano all’inizio della pandemia?

Villa Aldina: la casa di riposo di Rossano veneto è stata un banco di prova. Dalla Prefettura è arrivata la richiesta di supporto: abbiamo iniziato a fare i turni per un mese e mezzo circa dove i volontari (tra cui i “volontari temporanei” reclutati tra le persone in lock down che volevano dare un aiuto durante l’emergenza sanitaria e formati velocemente sulle procedure) facevano da supporto agli operatori che erano rimasti ancora a lavorare all’interno della struttura. Anche quella è stata una bella esperienza e un grosso lavoro perché non avevamo mai fatto questo tipo di esercizio ma d’altra parte eravamo in emergenza e abbiamo dovuto fare anche questo, con la nostra prontezza ad aiutare, come sempre. Dall’emergenza della prima ondata c’è stato anche il problema dei pacchi alimentari perché è iniziata la richiesta da parte di persone che magari avevano possibilità economiche ma non avevano nessuno che portava loro la spesa, oppure anche medicinali.
Oltre alle richiesta di chi, invece, era in vera difficoltà, non aveva il denaro per fare la spesa ed era comunque impossibilitato ad uscire, causa la pandemia. Poi siamo andati  avanti così, fra la paura del covid e gli aiuti alle persone in difficoltà ma ce l’abbiamo fatta.

Cosa è cambiato ancora per voi?

La modalità di azione è stata completamente stravolta: turni anche più lunghi, orari che venivano sforati completamente. Per portare pazienti al centro covid di Santorso, ad esempio, si partiva in emergenza verso mezzanotte e si finiva il turno all’una o due di notte, mentre era previsto soltanto fino a mezzanotte. Al mattino, invece, tutto era più tranquillo perchè si trattava di trasporti sanitari già programmati

Adesso come sta andando, com’è la situazione?

Con la parte sanitaria la situazione dei trasporti è, come detto, molto più tranquilla: assistiamo a un numero minore di ricoveri e di contagi. Adesso però, c’è tutta la parte del supporto ai centri vaccinali che ci tiene molto impegnati. Da circa due mesi quando è stato aperto il primo centro a san Giuseppe di Cassola fino ad oggi, possiamo dare questi numeri: 111 volontari coinvolti (tra cui 6 medici volontari di CRI), 610 presenze, 3500 ore di volontariato. Numeri che ci rendono molto fieri ma soprattutto pronti per eventuali altre emergenze.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

InForma Salute
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