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Cuore e sport

Chiara BonanLove Running

Le indicazioni del dr. Luigi Pedon, primario di Cardiologia dell’Ospedale di Cittadella

 Che debba partecipare ad un’olimpiade o semplicemente andare a prendere il pane dietro l’angolo, che sia giovane o anziano,  c’è una cosa di cui non può fare meno: dell’allenamento. Stiamo parlando del cuore,  che lavora 24 ore su 24 per pompare il sangue nelle arterie distribuendolo a tutto il corpo. Per sopportare un simile sforzo, l’allenamento è fondamentale, e prima s’inizia, meglio è. Ce lo spiega il dottor Luigi Pedon, alla direzione del reparto di cardiologia dell’ospedale  di Cittadella, che sottolinea la necessità dell’attività fisica sia nella prevenzione dei disturbi che possono colpire il cuore e l’apparato cardiocircolatorio, sia nella riabilitazione post operatoria.

 

-Dottor Pedon, per fare sport è necessario avere una condizione fisica perfetta o per avere una forma fisica ottimale è necessario fare sport? Ossia… viene prima l’uovo o la gallina?

-“Direi senza dubbio che per avere una ottimale forma fisica è necessario fare sport. Esercitare un’attività fisica regolare rappresenta uno dei comportamenti da adottare per mantenere uno stato di benessere. L’attività fisica costituisce un momento fondamentale nella vita d’ogni persona sana, ma anche dei soggetti cardiopatici, purché praticata nei modi e nei tempi giusti.”

 

– Per praticare sport spesso viene chiesto un certificato medico. Quali sono patologie, a livello cardiaco, che possono impedire o limitare l’attività sportiva?

-“Esistono diverse patologie sia congenite o di origine genetica sia acquisite che condizionano lo svolgimento di attività fisiche o addirittura la controindicano a causa dell’elevato rischio di morte improvvisa da sforzo. Le prime sono più frequenti nei soggetti giovani (sotto i 35 anni) e sono rappresentate dalle cardiomiopatie (cardiomiopatia ipertrofica, displasia aritmogena del ventricolo destro, etc), dalle anomalie coronariche, dalle malattie delle valvole cardiache e dell’aorta, dalle malattie del tessuto di conduzione elettrico cardiaco e da forme più rare, come le malattie dei canali ionici. La patologia acquisita che più frequentemente rappresenta causa di problemi sopra i 35-40 anni  è la malattia aterosclerotica coronarica, ovvero la presenza di placche aterosclerotiche a livello delle coronarie.”

 

– Perché è utile allenare il cuore allo sforzo?

-“Il cuore è una pompa costituita per la maggior parte da fibre muscolari, che ha il compito di inviare sangue a tutto il corpo tramite dei tubi che si chiamano arterie. Come per qualsiasi altro muscolo il cuore può essere “allenato” per funzionare meglio, perché si adatta e subisce delle modificazioni in base all’attività fisica.

Un cuore allenato, oltre ad avere un rischio minore di malattia, è in grado di aumentare la sua funzione di “pompa” proporzionalmente alle esigenze metaboliche dell’organismo, ed è anche più resistente a situazioni di stress psico-fisico.”

 

– Quali sono le attività più consigliate?

“Vanno preferite le attività aerobiche o dinamiche. Il cuore trae maggior giovamento da attività come il nuoto, la camminata,  la corsa di fondo, la bicicletta, che permettono all’organo di allenarsi gradualmente, senza sforzi improvvisi in assenza d’ossigeno. Queste attività vanno bene per tutti, sia in prevenzione primaria (cioè prima che si manifesti una malattia) sia nei soggetti con cardiopatia ischemica nota.

Il beneficio massimo si ottiene se l’attività viene svolta 3-4 volte alla settimana per una durata di 30-45 minuti a seduta. Ogni seduta deve iniziare con un periodo di riscaldamento (cioè con un basso livello di sforzo) e terminare con un periodo di defatigamento. Io consiglio  l’utilizzo di un cardiofrequenzimetro che misuri le pulsazioni durante l’esercizio: nel soggetto sano va mantenuta una frequenza tra il 60 ed il 75% della frequenza massimale (data dalla formula 220-età).

Un’attività di tipo saltuario, praticata in maniera intensiva e magari poche volte al mese può non essere particolarmente benefica o, addirittura, può ivelarsi dannosa per il cuore. Un’attività fisica regolare produce effetti benefici sui grassi del sangue; riduce il colesterolo LDL (cattivo) ed aumenta il colesterolo HDL (buono), riduce i trigliceridi,favorisce il calo del peso corporeo, della pressione arteriosa e dello stress; migliora il controllo del diabete. Riduce del 10% il rischio di mortalità per qualsiasi causa e del 20% il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare.

Va ricordato che la partecipazione ad un programma di attività fisica regolare promuove lo sviluppo fisico dei ragazzi e migliora la qualità di vita e di salute nell’età adulta e nella terza età.”

 

– Prima di iniziare a fare sport è necessaria una visita specialistica?

-“Si. Come abbiamo visto in precedenza esistono delle patologie cardiache che possono essere pericolose se non diagnosticate. Un adeguato screening cardiologico (visita cardiologica con ECG, eventualmente ecocardiogramma, test da sforzo, ecg dinamico, Holter) con esami ematochimici rappresenta, soprattutto nel soggetto di età adulta od avanzata, il miglior modo di ridurre la probabilità che l’attività sportiva possa provocare eventi cardiovascolari avversi. Scopo dello screening preventivo è quello di evidenziare l’esistenza di cardiopatie clinicamente silenti in soggetti apparentemente sani, come pure, in soggetti già riconosciuti portatori di cardiopatia, di quantificare il rischio associato alla pratica sportiva, attivando gli interventi diagnostici e terapeutici del caso, in modo da indirizzare il soggetto verso il tipo di attività fisica per lui più idonea e meno pericolosa.”

 

– Dopo un intervento al cuore si può fare sport?

-“Il paziente “operato al cuore” deve svolgere attività fisica. Tutti i pazienti che sono stati sottoposti a rivascolarizzazione miocardica (con angioplastica o bypass aorto-coronarico) a intervento di sostituzione valvolare o che hanno avuto un infarto miocardico vanno indirizzati presso centri di riabilitazione cardiologica. In questi centri viene condotto un programma di ricondizionamento fisico personalizzato ed un programma di educazione sanitaria e dove necessario un trattamento da parte dello psicologo, in modo tale che la persona possa riprendere il proprio ruolo nella società. L’attività fisica, insieme alla correzione dei fattori di rischio, ha come obiettivo la riduzione del rischio di nuovi eventi cardiovascolari e migliorare la qualità della vita.”

 

-Quanto conta l’attività fisica nella cura di patologie come l’obesità, che hanno grande impatto sull’apparato cardiocircolatorio?

-“L’attività fisica assieme ad un corretto regime dietetico sono gli elementi chiave nella lotta contro l’obesità. La promozione di regimi alimentari sani e dell’attività fisica offre la possibilità non soltanto di ridurre l’obesità, ma anche di ridurre i rischi connessi all’ipertensione, alle malattie cardiache, al diabete e ad alcune forme di tumore. L’attività fisica fa parte integrante di un modo di vivere sano. Per tale motivo è essenziale insegnare ai bambini e agli adolescenti ad apprezzare la pratica sportiva e l’attività fisica negli istituti scolastici e durante il tempo libero. La necessità di educare ad uno stile di vita sano deve iniziare in età precoce.

Va ricordato che senza attività fisica è molto difficile mantenere il peso che si conquista con la dieta.”

 

– Questa domanda mi è nata dopo aver visto un programma in tv:  è corretto sottoporre “grandi obesi” a intense attività sportive con l’obiettivo di dimagrire il più possibile nel minor tempo possibile? IL cuore non è a rischio?

-“Vi sono due errori in questo modo di conseguire il calo di peso: l’intensa attività sportiva ed il far dimagrire in poco tempo. Bisogna ricordare che nel paziente obeso il cuore “lavora” in misura superiore rispetto al soggetto normopeso; pertanto l’esercizio fisico deve essere moderato. Un allenamento anaerobico moderato a lungo termine può normalizzare il profilo metabolico (colesterolo, trigliceridi) dei pazienti obesi e anche se questi rimangono obesi nonostante l’attività si avrà una riduzione dei fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.”

Chiara Bonan

Redattrice InFormaSalute

Dr. Luigi Pedon

Primario di Cardiologia dell’Ospedale di Cittadella

InForma Salute
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