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Degenerazione maculare: una malattia che può portare alla cecità

Nessuna paura grazie alle iniezioni intravitreali

Intervista al Dott. Michele Scavazza oculista presso Fisio&Sport di Cittadella e presso l’Ospedale di Camposampiero

Esiste una malattia degenerativa che dapprima offusca la vista, fino a portare in molti casi, alla cecità. La retina presenta delle macchie giallastre anche di grandi dimensioni e si inizia a vedere sempre di meno. Da poco più di un quinquennio esiste una terapia che in moltissimi casi riesce a far riacquistare la vista. Si tratta di iniezioni che vengono fatte all’interno dell’occhio, le cosiddette iniezioni intravitreali. Per saperne di più, abbiamo avvicinato uno specialista.

Per chi sono indicate le iniezioni intravitreali?

Le iniezioni intravitreali sono indicate a chi soffre di degenerazione maculare senile. Sto parlando naturalmente di pazienti anziani ma non solo. Anche dopo i 60 anni alcune persone possono essere affette da questa malattia degenerativa della retina, che non va comunque confusa con quella senile.

Di che cosa si tratta, precisamente?

Sostanzialmente si tratta di una forma atrofica in cui vi è una sorta di morte programmata delle cellule, per la quale non ci sono ancora terapie così efficaci, mentre nella forma senile ci si trova in presenza di vasi anomali nella visione. Queste iniezioni, grazie alle sostanze derivate dalla terapia antitumorale, vanno di fatto a bloccare questi vasi anomali cercando di chiuderli in maniera tale da bloccare quella che è la patologia e quindi anche la conseguente perdita della vista.

Come avvengono queste iniezioni?

Prima vi è una visita accurata del paziente per capire la corretta diagnosi. Successivamente vengono eseguiti degli esami specifici che sono la fluorangiografia del contrasto e l’ esame OCT (Optical Coherent Tomography – tomografia a coerenza ottica), un’ecografia ad altissima risoluzione della retina che ci permette di vedere come la retina viene alterata dalla presenza di questi vasi anomali. Una volta fatta la diagnosi, si procede alla programmazione dell’ iniezione che verrà fatta in sala operatoria. L’ iniezione che sarà eseguita in anestesia locale, non è mai singola. Si parte infatti con un ciclo di tre, ognuna a distanza di un mese. Una volta fatto il controllo dopo le tre dosi di attacco, si decide in base a quella che è stata la risposta se continuare con altre iniezioni o fermarsi.

Quanto è invasiva l’iniezione e cosa comporta al paziente subito dopo?

Il paziente dopo l’ iniezione deve rimanere in osservazione per almeno mezz’ora, utile a verificare che non vi siano problemi. Torna a casa bendato e quindi deve essere accompagnato, anche perché spesso si tratta di pazienti monocoli, che vedono soltanto da quell’occhio. Dopo circa due ore, si può togliere la benda ed iniziare a stillare un collirio antibiotico per la durata di cinque giorni.

Ci sono delle controindicazioni? Esistono pazienti che non possono essere sottoposti?

Sì, ci sono perché si tratta della somministrazione di farmaci che hanno funzione di chiudere i vasi, nonostante debba dire che vengono iniettate quantità simili a dosi omeopatiche. Tuttavia una piccolissima quantità potrebbe entrare in circolo; per questa ragione è sconsigliata la terapia a chi è stato colpito da ictus, o a chi ha avuto casi di patologie infartuali, a meno che non vi sia parere positivo del cardiologo, sempre e comunque a distanza di almeno sei mesi dall’evento.

Qual è invece il paziente tipo?

Generalmente si tratta di pazienti sopra i 70 anni, che si accorgono di vederci meno, proprio perché vi è in atto una malattia degenerativa a livello della retina. Tuttavia, anche i pazienti diabetici affetti da edema maculare diabetico, ricorrono alla terapia. Ci troviamo di fronte ad un gonfiore della parte centrale della retina determinato dalla degenerazione della permeabilità vasale. Il caso, come detto, può essere trattato sempre con queste iniezioni tenendo conto che anche per i diabetici devono essere escluse importanti vascopatie, malattie vascolari importanti sia a livello cardiaco che di possibili embolie. Il soggetto diabetico è un soggetto che comunque presenta maggiori problematiche dal punto di vista sistemico, nonostante possa avere buoni risultati.

Quali sono le cause di questa malattia?

Si tratta di una malattia multifattoriale; una componente è la predisposizione genetica in cui tutti i geni non sono ancora stati scoperti. Il futuro è quello di andare a modificare i geni per fare in modo che la malattia non si esprima. I fattori esterni possono essere l’alimentazione, la luce solare, l’ ipertensione, l’ obesità, la chirurgia della cataratta, il fumo, il fototipo chiaro…

Esiste un test genetico che ci possa raccontare la predisposizione o meno a questa malattia?

Certamente e ci permette, allo stato attuale, di capire il rischio di una persona (in base a quanti geni sono espressi nel sui genotipo) che possono generare la degenerazione maculare senile. Il test si può eseguire molto facilmente con un bastoncino all’interno della guancia. Va detto che se anche si trovasse un’ elevata predisposizione alla degenerazione maculare, non si può fare molto se non cambiare stile di vita.

Si spieghi meglio…

Ad esempio introdurre determinati cibi come frutta e verdura in quantità più elevate, eliminare il fumo se si è affetti da tabagismo. Oppure esponendosi al sole con degli occhiali con filtri particolari. Importante, oggi, nella ricerca, il fatto di capire a priori quanto la terapia possa o meno funzionare. Ovvero, se la risposta di un determinato paziente verso quel farmaco iniettabile sia bassa, media o alta. A seconda di questo fattore, si decidere di intervenire o meno con la terapia.

In ultima analisi, parliamo del farmaco che viene iniettato…

Il farmaco è abbastanza recente ed è stato brevettato da una grossa ditta internazionale. Per questo tipo di iniezioni si è partiti con due tipi di farmaci prodotti da due ditte diverse: uno è stato abbandonato perché si è visto che dava pochi risultati, il secondo si continua ad utilizzarlo. Nel frattempo, si è scoperto che esiste un farmaco commercializzato come antitumorale del colon retto, molto simile, che dava ottimi risultati con l’effetto che costava anche molto meno. Da qualche anno si predilige questo tipo di farmaco che sembrerebbe avere risultati migliori, anche se altri stanno per essere provati, per avere sempre minori resistenze alla terapia.

 

Dr. Michele Scavazza

Oculista presso Fisio&Sport di Cittadella e presso l'Ospedale di Camposampiero

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