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Diabete e bambini: la tecnologia per la vita

Paola Mazzocchin La parola al medico esecutore dell’intervento, il dr. Alessio Filippi, Specialista in Malattie del Metabolismo ed Endocrinologia presso l’Ospedale di Cittadella: “Un momento indimenticabile”.   Un sensore di rilevazione continua della glicemia con un ago sottile come un capello che, inserito sotto la cute, invia i dati ad un rilevatore esterno che si sincronizza via wireless, permettendo di leggere i valori glicemici in tempo reale, ogni 5 minuti. Notte compresa. Consentendo di intervenire prontamente, grazie ad un suono che avvisa quando i valori della glicemia escono dai limiti pre-impostati. L’innovativo strumento, che ha già cambiato la vita a molti pazienti affetti da diabete di tipo 1, è stato per la prima volta sperimentato su una bambina di appena 2 anni, grazie all’intervento del dottor Alessio Filippi, specialista in Malattie del Metabolismo ed Endocrinologia dell’ospedale di Cittadella. “Un momento che non dimenticherò mai – è stato il primo commento del dottor Filippi – Dopo tanti interventi già praticati su pazienti adulti fino ai 70 anni, ho avuto l’onore di effettuare per la prima volta in assoluto la stessa operazione in una bimba di due anni. Di norma un sensore glicemico sottocutaneo viene applicato a livello dell’addome, ma era fondamentale identificare un diverso punto del corpo, che la bambina non fosse in grado di arrivare a toccare, per evitare di compromettere la validità del sistema. Abbiamo scelto di inserirlo in un gluteo. E grazie alla meravigliosa collaborazione dei genitori, la piccola ha vissuto il tutto con grande serenità, come fosse un gioco. E’ stato emozionante. I risultati, in termini clinici, sono evidenti.” “La volontà da parte nostra è di poter estendere quanto fatto anche ad altri bambini diabetici – aggiunge il dottor Natalino Simioni, endocrinologo e direttore del Reparto di Medicina Generale dell’ospedale di Cittadella –. Ad oggi il sistema è riservato ad un ristretto numero di pazienti su cui non è possibile avere un buon controllo nonostante tutti gli sforzi terapeutici messi in atto. I costi da sostenere sono ancora elevati e, al momento, non mutuabili. Ma questo è il futuro che ci auguriamo. Continuando a cercare soluzioni possibili per migliorare la gestione della malattia e la qualità di vita”. Dr. Filippi, come viene inserito un sensore glicemico sottocutaneo e come funziona? “L’operazione, di per sé, dura pochi attimi. Il sensore, dotato di un ago quasi invisibile, viene iniettato sottocute al paziente. Il monitoraggio glicemico avviene grazie a questo elettrodo mini-invasivo che misura la glicemia sotto la cute, dove i livelli di glucosio sono leggermente ritardati  rispetto a quelli presenti nel sangue nello stesso momento. Per mezzo di un trasmettitore bluetooth, il sensore invia le informazioni ad un misuratore manuale che il paziente, in questo caso i genitori della piccola, portano sempre con loro. Lo strumento applicato alla bimba cittadellese misura la glicemia ogni 5 minuti effettuando, nell’arco di una giornata 288 misurazioni, contro le 5-8 misurazioni giornaliere fatte con lo stick pungidito tradizionale. Il trend che ne deriva, nonostante i dati arrivino, come detto, con un leggero ritardo, è di grande aiuto nella gestione del diabete. E i vantaggi per il paziente sono rilevanti”. Quali sono i benefici  concreti per il paziente? “Giocare d’anticipo e poter intervenire prontamente. Se un bimbo va in ipoglicemia può perdere conoscenza. E questa era una delle tante paure che i genitori della piccola ora possono evitare. Questo sistema toglie l’ansia del controllo continuo dei valori glicemici, soprattutto di notte, grazie al segnale impostato (suono o vibrazione) che segnala quando la glicemia si trova al di sopra o al di sotto dei limiti stabiliti. Fornisce un’informazione dinamica h24. E questo dà modo di educare il paziente, informandolo su cosa fare in base all’andamento dei dati e permettendogli di agire subito, anche semplicemente mangiando un biscotto”. Qual è l’attuale quadro clinico della bambina? “I dati rilevati dal sistema applicato alla bimba hanno evidenziato come buona parte dei problemi fossero legati ad uno scarso controllo dei livelli glicemici nel pomeriggio, quando si concentravano valori fuori norma. Grazie al quadro emerso dai rilievi registrati dai sensori, è stata adeguata la terapia della piccola, con risultati sorprendenti. Questo strumento aiuta il paziente a conoscere come i livelli glicemici possano variare in base all’assunzione di cibo, al movimento e alla somministrazione di farmaci, permettendogli di gestire il diabete in modo più efficace ed immediato”. Il diabete nei bambini è una patologia molto diffusa? Quali sono le cause? “Il diabete è una malattia autoimmunitaria che colpisce, nel territorio dell’Ulss 15, 70 bambini su una popolazione di 250mila abitanti (giovani in età scolare). Quando si parla di diabete giovanile ci si riferisce al diabete di tipo 1. La causa scatenante è la scarsità o la mancanza di insulina prodotta dal pancreas. Il glucosio si muove nell’organismo attraverso il flusso sanguigno, portando nutrimento alle cellule. Ma per trasferire il glucosio nelle cellule serve l’insulina prodotta dal pancreas. Il diabete si manifesta quando nel sangue circola troppo glucosio rispetto alla quantità di insulina. Di norma i pazienti, entro i due anni dalla diagnosi, non ne producono più”. La gestione della terapia nei bambini non è semplice: quali le prospettive future? “E’ molto difficile regolare l’insulina in un bambino diabetico: ci sono le insuline rapide, che controllano i valori dopo i pasti, e le insuline lente, con durata fino a 24 ore, ma che faticano a controllare i periodi di digiuno. E, come noto, i bambini sono spesso imprevedibili anche a tavola: possono avere fame, come non toccare cibo. Il futuro che si sta delineando prevede insuline sempre più stabili e durature. E il futuro più prossimo è il pancreas artificiale che (studiato da oltre 30 anni dal professor Renard, in Francia, insieme all’ingegner Cobelli di Padova e al matematico bulgaro Kovatchev nell’ambito di uno specifico Consorzio Internazionale) potrebbe davvero rivoluzionare definitivamente il modo di gestire la malattia: un sistema tecnologico che funziona con un sensore glicemico indossabile e una pompa, comandata da uno smartphone, che inietta insulina in base alla necessità richiesta. E’ stato provato di recente con successo, ma l’unico modo per arrivarci è continuare a provare ed affinare i rilevatori. Perché conoscere vuol dire sapere, e sapere, vuol dire poter curarsi bene”. Un contributo importante verso il pancreas artificiale. Dopo aver approfondito numerosi studi sull’utilizzo della tecnologia nella gestione del diabete, il dottor Alessio Filippi è stato tra i ricercatori dell’Università di Padova che lo scorso anno, insieme ad un gruppo di colleghi dell’Università della Virginia, hanno realizzato il primo test del pancreas artificiale al di fuori dell’ambito ospedaliero. Lo studio ha interessato due pazienti diabetici insulino-dipendenti, uno in Francia e, in contemporanea, uno a Padova, nei quali il controllo glicemico è stato gestito autonomamente da un apposito smartphone conformato alla situazione. Tramite un ricevitore bluetooth, lo smartphone ha ricevuto misurazioni continue da un sensore glicemico sottocutaneo e trasmesso in tempo reale i comandi per regolare l’infusione di insulina ad una apposita pompa (dispositivo che viene nascosto in tasca o sotto ai vestiti con una cintura) attraverso un algoritmo matematico precostituito. Il telefono ha visualizzato sullo schermo i valori della glicemia e la velocità di infusione dell’insulina, e inviato i dati ai ricercatori del gruppo di studio, consentendo loro di controllare a distanza l’efficienza del sistema e di intervenire tempestivamente in caso di necessità. Questa prima prova, che ha interessato 20 pazienti tra Francia, Italia e Stati Uniti è stata realizzata per verificare la fattibilità del sistema. Risultato: la glicemia dei pazienti è rimasta entro i limiti di sicurezza per oltre l’80% del tempo, una percentuale significativa. Il sistema, dunque, funziona ed è affidabile. Gli esiti fanno ben sperare e il team di ricercatori sta già approfondendo ulteriori studi con un algoritmo ancora più incisivo. Obiettivo: un controllo sempre più preciso del glucosio nel sangue. “E’ questione di poco” – assicura il dottorFilippi.

Paola Mazzocchin

Redattrice InFormaSalute

Dr. Alessio Filippi

Specialista in Malattie del Metabolismo ed Endocrinologia presso l’Ospedale di Cittadella

InForma Salute
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