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DIABETE E COVID-19, ACCOPPIATA A RISCHIO.

Un evento formativo di Diabete Italia Onlus e uno studio dell’Università di Padova puntano il dito sulla correlazione tra le due patologie.

Alessandro Tich

Lo scorso 14 novembre è stata celebrata la Giornata Mondiale del Diabete, una patologia che, vista la sua grande diffusione, è considerata la vera epidemia del 21simo secolo. I numeri parlano da soli: all’interno della regione europea le persone che convivono con il diabete – dato dell’OMS – sono ben 52 milioni. La prevalenza di questa malattia è in crescita in tutto il continente arrivando, in alcuni Stati, a tassi del 10-14% della popolazione. Questo aumento è in parte dovuto all’invecchiamento generale della popolazione ma principalmente – come specifica EpiCentro, il portale di epidemiologia per operatori sanitari dell’Istituto Superiore di Sanità – alla diffusione di condizioni a rischio come sovrappeso e obesità, scorretta alimentazione, sedentarietà e disuguaglianze economiche. In Italia il 5,7% della popolazione (più un 2% di “sommerso” e cioè di patologia non ancora diagnosticata) è diabetica. Stiamo parlando di circa 4,2 milioni di persone.  Di queste, circa mezzo milione fanno terapia insulinica e il 32% dei soggetti in terapia è ancora in età lavorativa. Il diabete ha quindi un impatto sociale molto importante, con pesanti risvolti economici per il Servizio Sanitario Nazionale. Circa l’8% dei fondi destinati al SSN italiano viene speso per il diabete, comportando oltre 9,25 miliardi di euro di spese dirette, mentre le spese indirette a carico delle famiglie e della società sono stimate in oltre 11 miliardi di euro.  Sono alcuni dei dati emersi all’evento “Diabete: chiudiamo il cerchio!” che in occasione della Giornata Mondiale del Diabete ha concluso una settimana di eventi formativi e informativi rivolti da una parte ai cittadini e dall’altra agli specialisti, su iniziativa dell’associazione Diabete Italia Onlus e in collaborazione con Motore Sanità. L’incontro conclusivo ha messo a confronto rappresentanti dei pazienti, dei medici che vivono la realtà del diabete e alcuni rappresentanti politici nazionali con l’intento di ideare proposte in grado di migliorare l’approccio a questa malattia.  Quando si parla di diabete si deve tuttavia fare una grande distinzione tra il Diabete di tipo 1, che è una malattia subdola e non prevenibile, e il Diabete di tipo 2 per il quale la prima terapia è la prevenzione: i due tipi richiedono pertanto percorsi di diagnosi e di trattamento differenziati. Come è emerso all’incontro, per il diabete è fondamentale una diagnosi precoce e un adeguato “follow-up”.  Questo perché ogni 7 minuti una persona con diabete ha un attacco cardiaco, ogni 30 minuti una persona con diabete ha un ictus, ogni 90 minuti una persona subisce un’amputazione a causa del diabete, ogni 3 ore una persona con diabete entra in dialisi.
In questa situazione già complessa è andata ad inserirsi anche l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19 che non solo ha reso più complesso l’accesso alle cure per i diabetici, ma la stessa pandemia ha colpito con durezza questi pazienti: infatti circa il 30% dei deceduti da Covid soffriva di diabete. Da questo l’appello degli specialisti lanciato durante la Giornata Mondiale del Diabete: “È fondamentale mantenere la glicemia sotto controllo, uno scompensato che prende il Covid è molto più a rischio”.
Da parte delle associazioni che rappresentano i pazienti diabetici e i famigliari, è stato lanciato nell’occasione un appello che riguarda il mondo scolastico. Le associazioni hanno chiesto una maggiore attenzione nei confronti dei diabetici che ancora vanno a scuola e dentro la quale “devono sentirsi sicuri ed inclusi”. Per fare questo è stata pertanto richiesta una maggiore formazione in materia del personale scolastico.


DIABETE E COVID-19:
UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA

Il diabete è un fattore di rischio per un decorso più grave del Covid-19. È quanto conferma uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova (Dipartimento di Medicina, Unità Malattie Infettive e Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica), pubblicato nel numero di ottobre 2020 della rivista scientifica “Diabetes Research and Clinical Practice”.  Lo studio ha messo in luce l’associazione negativa del diabete diagnosticato e dell’iperglicemia nel sangue con i sintomi respiratori dell’infezione da SARS-CoV-2. La ricerca ha inteso verificare se i diabeti preesistenti, i diabeti neo diagnosticati e l’iperglicemia siano associati, e in che misura, alla gravità del Covid-19. Sono stati analizzati i dati retrospettivi sui pazienti con Covid-19 ricoverati tra febbraio e aprile 2020 in un ospedale dedicato del nordest d’Italia. Dei 413 soggetti considerati, 107 (pari al 25,6%) avevano il diabete, neo diagnosticato in 21 casi. I pazienti Covid con diabete erano più anziani e presentavano un maggiore carico di “comorbidità” e cioè di coesistenza dei disturbi delle due patologie. L’associazione si è dimostrata più marcata nei diabeti neo diagnosticati rispetto a quelli preesistenti.
Un maggiore livello di glucosio nel sangue all’ammissione in ospedale si è dimostrato associato al grado di gravità del Covid-19. La ricerca è giunta alla conclusione che i diabeti neo diagnosticati e l’iperglicemia sono dei forti fattori predittivi per il livello di gravità dell’infezione da SARS-CoV-2, correlato a un rapido deterioramento respiratorio.

Alessandro Tich

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