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diabete tipo 2

Diabete di tipo 1 e tipo 2: come riconoscerlo

diabete tipo 2

Diabete di tipo 1 e tipo 2: come riconoscerlo nei piccoli e negli adulti. A breve uno spray per l’insulina.

Nel territorio di competenza dell’ULS 3, sono circa 7.000 i pazienti diabetici seguiti nei centri di Marostica, Asiago e Bassano. Di loro, 6.600 sono affetti da diabete di tipo 2 e 400 da diabete di tipo 1. Accanto a questi 7.000 pazienti, ce ne sono altri, circa 4.000 che sono seguiti direttamente dal medico di medicina generale, ovvero il medico di base. Intervista al Dott. Alberto Marangoni responsabile della Struttura semplice di diabetologia dell’ ospedale di Bassano del Grappa.

Quali sono le differenze fra diabete di tipo 1 e di tipo 2?
Le differenze sostanziali sono dovute al fatto che il tipo 1 è il classico diabete del bambino/adolescente e si manifesta nella prime decadi di vita, per quanto più raramente possa manifestarsi anche in età adulta. E’ una forma di diabete caratterizzato dal fatto che il pancreas che produce l’ insulina, l’ormone che tiene bassa la glicemia, improvvisamente smette la sua funzione, non producendo più nulla. Possiamo dire che avviene una forma di autodistruzione.

Come si manifesta nei bambini?
Ha decisamente un esordio spesso drammatico, in cui i giovanissimi pazienti hanno dei grossi disturbi e possono arrivare in ospedale anche in situazioni di estrema urgenza, tanto da essere ricoverati nei reparti di rianimazione. Questa malattia necessariamente deve essere trattata con la terapia insulinica sostitutiva, terapia che a tutt’oggi, a quanto ne sappiamo, deve essere continuata dal momento della diagnosi fino al termine della vita.

Se c’è familiarità con la malattia del diabete è giusto che il bambino si sottoponga ad esami del sangue preventivi?
No, non ha alcun senso che lo si sottoponga al prelievo per scoprire una predisposizione allo sviluppo della malattia diabetica. Per il semplice fatto che se anche esiste questa predisposizione genetica, non vi sono al momento misure per prevenire la malattia stessa. In parole povere, se deve venire, viene… E’ inutile vivere con l’angoscia.

Come accorgersi che il proprio bambino soffre di diabete?
Bisogna iniziare a preoccuparsi quando c’è una variazione estremamente significativa delle condizioni fisiche. Sto parlando di un drastico, improvviso calo di peso, mancata voglia di giocare, colorito quasi grigiastro ed il fatto che inizia a bere e ad urinare moltissimo, è molto stanco, cresce meno in altezza. Voglio comunque aggiungere che i disturbi sono così importanti che il genitore se ne accorge presto. E’ molto più subdolo il diabete dell’adulto.

Che cosa scatena la malattia diabetica?
Si tratta probabilmente di una infezione virale. Questa, almeno, è la teoria più accreditata per il diabete di tipo 1. L’infezione virale, in un terreno genetico di predisposizione, determina la produzione di anticorpi che sono diretti contro il pancreas per distruggerlo; lo stimolo infettivo avviene di media almeno 3/4 mesi prima dell’insorgenza della malattia.

Qual è la terapia?
In questi pazienti la terapia è una soltanto: come già accennato, bisogna somministrare insulina. Ci sono, tuttavia, varie modalità nel praticare la terapia insulinica. L’insulina va iniettata sottocute e generalmente deve essere fatta 4 volte nell’arco dell’intera giornata. Le siringhe, oggigiorno, sono state sostituite da dispositivi a penna preriempiti estremamente comodi, discreti e poco invasivi. Vi sono anche altri modi di somministrare insulina: abbiamo attualmente oltre una trentina di soggetti che dispongono di un dispositivo, una macchinetta che distribuisce l’insulina in modo continuativo nell’arco di tutta la giornata. In sostanza, lo strumento va a mimare quella che è l’azione del pancreas; lo si posiziona a livello della cintura o in una tasca dei pantaloni e grazie ad un catetere che viene infilato a livello dello strato superficiale della pancia distribuisce l’insulina in maniera non traumatica. Lo strumento si chiama micro-infusore ed è piuttosto costoso. Non è facile capire nelle fasi iniziali il meccanismo dello strumento ma può essere molto efficace nel controllo della malattia.

La ricerca scientifica in questo campo, a che punto sta?
Grazie a dei veri e propri passi da gigante, ci sono anche altre possibilità che si stanno sviluppando. Si tratta, per esempio, di una terapia che si avvale di cellule staminali: vale a dire delle cellule che vengono inserite nel nostro corpo e che producono quell’ insulina che il soggetto non riesce più a produrre. Su questo campo esistono diversi studi sperimentali in fase molto avanzata e molto probabilmente rappresenterà il futuro della cura a questa malattia. Vi è anche la possibilità del trapianto di pancreas ma gli organi sono di difficile reperibilità e si riservano in casi molto particolari. Esiste anche la possibilità di trapiantare solo le cellule del pancreas che producono l’insulina (beta cellule) attraverso una banale iniezione, tuttavia, gli studi hanno dimostrato una perdita notevole di efficacia dopo circa due anni.

Per quanto riguarda invece il diabete di tipo 2, cosa ci può dire?
Innanzitutto bisogna dire che riguarda il 95% delle forme di diabete ed è un disturbo dell’età tipicamente adulta-geriatrica, in cui sostanzialmente vi è ancora una produzione di insulina da parte del pancreas, sebbene in parte minore. Questa modica quantità di insulina non riesce comunque ad agire in maniera adeguata (fenomeno dell’insulino-resistenza).

Perché?
Perché spesso in questi soggetti vi è una concomitanza di sovrappeso, di accumulo di grasso che impedisce l’azione dell’ormone dell’insulina.

Come si presenta il diabete di tipo 2?
Come detto, è una forma più subdola, spesso senza sintomi di accompagnamento. Molto frequentemente la diagnosi è casuale in seguito all’esecuzione di esami del sangue fatti per un banale controllo o per tutt’altro motivo.

In questo caso che innovazione presenta la ricerca e per quanto riguarda i farmaci?
Disponiamo di un ricchissimo armamentario di farmaci sia per via orale sia per via iniettiva. Anche in questa forma di diabete spesso è necessario ricorrere alla somministrazione di insulina. In questo senso relativamente a breve (3-4 anni) dovrebbe essere disponibile sul mercato la possibilità di praticare l’ insulina per via inalatoria, ovvero attraverso uno spray. Era già stata approvata e messa in commercio una cosa simile alcuni anni fa ma aveva creato qualche piccolo problema. Ora si è pronti ad usare nuovamente lo spray. Indipendentemente dalle novità farmacologiche per il paziente diabetico è necessario ricordare che il corretto stile di vita (in primis alimentazione sana e adeguata attività fisica) rappresenta la terapia vincente.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr. Alberto Marangoni

Responsabile del Centro Antidiabetico dell’Ospedale San Bassiano

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