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Diabete di tipo 2: prevenire conviene

L’intervista alla dott.ssa Vera Frison, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’ Ulss15.piramide alimentare Paola Mazzocchin Il diabete è una malattia cronica che colpisce il 5% della popolazione. Ma si calcola che nel 2030 questa cifra salirà fino al 7%. I dati sono dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: 330 milioni di persone diabetiche nel mondo,  di cui circa 5 milioni in Italia e 250.000 nel Veneto.  Senza contare il 25% delle persone che non sanno di avere la malattia. Ad oggi, i pazienti diabetici registrati ai due servizi di Diabetologia di Cittadella e Camposampiero, sono circa 7000. Intanto, sempre l’OMS avverte: proprio a causa del diabete presto l’aspettativa di vita potrebbe ridursi per la prima volta in 200 anni. E se in un anno, una persona sana costa al sistema sanitario nazionale 1.200 euro, una persona diabetica costa esattamente il doppio. Ma il problema non si riduce solo a un considerevole esborso  finanziario: un diabete non diagnosticato tempestivamente e curato male (a livello farmacologico e con dieta errata) può portare nel tempo a conseguenze molto gravi per la salute. Quanto basta per voler prevenire.  La popolazione che invecchia, la familiarità (nel caso del diabete di tipo2) sono fattori che incidono nell’incremento del diabete nella popolazione, ma contano relativamente. “Per prevenire e contrastare l’insorgere della malattia- sottolinea la dott.ssa Vera Frison, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’Ulss 15 – è fondamentale svolgere attività fisica, evitare di ingrassare e consumare gli alimenti giusti.” Ecco in che modo. -Dott.ssa Frison, quali sono le cause del diabete di tipo2? -“Il diabete tipo 2, la forma più frequente di diabete (colpisce circa 5 persone su 100), è causato da un deficit parziale di secrezione di insulina. Un deficit che in genere progredisce nel tempo, ma non porta mai a una carenza assoluta di ormone. Si  instaura spesso su una condizione, più o meno severa, di insulino-resistenza su base multifattoriale. Le condizioni che favoriscono lo sviluppo del diabete tipo 2 sono la sedentarietà, il sovrappeso, una dieta non equilibrata.” –Diabete e dieta: i cibi da eliminare. -“ Un’alimentazione sana ed equilibrata è il presupposto fondamentale per vivere bene, mantenere un peso ottimale, garantire una buona funzionalità intestinale, oltre che per  prevenire il diabete e le malattie cardiovascolari. La nostra alimentazione, quindi, dovrebbe essere ricca di fibre provenienti da ortaggi, frutta e cereali non raffinati, e povera di grassi di origine animale. Non ci sono alimenti da eliminare, ci sono alimenti da consumare con moderazione, come indicato dalla piramide alimentare. Questi cibi sono i grassi animali (carni rosse e burro), i cereali raffinati, patate e dolci.” -Quali, invece, gli alimenti amici? -“La base della piramide e della nostra dieta sono cereali integrali (pane, pasta, riso), grassi vegetali (in particolare olio extravergine di oliva), frutta e verdura di stagione, frutta secca, legumi. Questi alimenti vanno combinati insieme in modo vario ed equilibrato, senza eccedere e senza eliminare nulla. Una moderata assunzione di alcool è accettabile (1 bicchiere al giorno nelle donne, 2 bicchieri al giorno negli uomini) ma deve essere limitata nei soggetti sovrappeso/obesi, in chi ha elevati livelli di trigliceridi, nelle donne in gravidanza e in caso di pregressa pancreatite. Nei soggetti diabetici il consumo di bevande alcoliche dovrebbe essere moderata e preferibilmente avvenire durante i pasti e non a digiuno.” -Frutta e diabete: quale e quanta. -“La persona con diabete può mangiare qualsiasi tipo di frutta, tenendo però presente il concetto di Indice Glicemico e Carico Glicemico (Vedi tabella “Attenzione al carico glicemico”). Questo vuol dire assumere in minor quantità frutta con indice glicemico alto e contenente un’alta percentuale di carboidrati (es. frutta secca e castagne contengono più di 50 g di carboidrati per 100 g di peso. Frutta sciroppata, banana, fichi e uva ne contengono più di 10 g per 100 g), preferendo frutta con indice glicemico e contenuto di carboidrati bassi (albicocca, ananas, arancia, mela, ciliegie, kiwi, pera, pesca, prugna contengono tra 5 e 10 g di carboidrati per 100 g di peso; anguria, fragola e melone contengono meno di 5 g di carboidrati per 100 g di peso).” -Non solo dieta. Quanto conta l’attività fisica: cosa e quanto fare? -“L’attività fisica è fondamentale sia nella prevenzione che nella cura del diabete. Essa migliora il controllo glicemico, favorisce il mantenimento di un peso corporeo ottimale o il calo ponderale, laddove necessario, riduce il rischio di malattia cardiovascolare. Sono consigliati almeno 150 minuti/settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata (50-70% della frequenza cardiaca massima) e/o almeno 90 minuti/settimana di esercizio fisico intenso (>70% della frequenza cardiaca massima). L’attività fisica deve essere distribuita in almeno 3 giorni/settimana e non ci devono essere più di 2 giorni consecutivi senza attività. Non ci sono attività da preferire o sconsigliare. L’importante è muoversi e farlo con regolarità. La scelta di cosa fare (camminata sostenuta, corsa, tennis, nuoto, palestra, ecc…) spetta ad ognuno di noi in base alla propria predisposizione, età, allenamento, presenza di sovrappeso, problemi articolari, malattie concomitanti, ecc.”   BOX Attenzione al carico glicemico Il carico glicemico (CG) è un parametro che stabilisce l’impatto sulla glicemia di un pasto in base al suo indice glicemico (IG) e la quantità di carboidrati che contiene. Il carico glicemico combina la qualità e la quantità di carboidrati in un numero. La formula per calcolarlo è: CG = (indice glicemico di un alimento x la quantità di carboidrati contenuti nell’alimento) diviso per 100. Maggiore è il carico glicemico, maggiore è il conseguente innalzamento dei livelli glicemici e di insulina richiesta per metabolizzarli, sia essa prodotta dall’organismo o somministrata dall’esterno. L’indice glicemico di un alimento indica la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di un quantitativo dell’alimento contenente 50 g di carboidrati (vedi tabella). Praticamente questo ci dice che, per limitare il carico glicemico e quindi non avere squilibri glicemici, si dovrebbero assumere piccole quantità di alimenti ad alto indice glicemico mentre è possibile concedersi maggiori quantità di alimenti a basso indice glicemico. Esempi pratici: la pasta di formato lungo ha un indice glicemico (IG) minore rispetto alla pasta corta; la pasta integrale ha un IG minore della pasta non integrale (derivata da grano raffinato) e la pasta al dente ha un IG minore rispetto alla pasta molto cotta. Questo dipende dalla velocità con cui questi tipi di pasta vengono digeriti e quindi dalla rapidità con cui i carboidrati che li compongono entrano in circolo. Per ottenere un più lento assorbimento degli zuccheri e quindi un miglior profilo glicemico dopo un pasto, è buona regola consumare una porzione abbondante di verdura (preferibilmente cruda) ad inizio pasto. tabella diabete

Dr.ssa Vera Frison

Specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’ Ulss15

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