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Dipendenze: oltre che una schiavitù

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Dipendenze: oltre che una schiavitù. La maggior parte dei giovani gioca d’azzardo!

Accanto alle classiche dipendenze da droghe, alcool e fumo, nell’ultimo decennio è nata la nuova dipendenza d’azzardo patologico: una delle prime forme di dipendenza senza assumere l’assunzione di alcunché. La dipendenza d’azzardo ha attratto l’interesse della televisione, carta stampata, oltre che dei specialisti del settore, al punto che si continua spesso a parlare sull’equilibrio mentale di questo problema, piuttosto che alle conseguenze delle dipendenze. Quello che cercheremo di capire e di chiarire con il dr. Giorgio Cuccia, responsabile del Servizio per le Dipendenze di Cittadella e Camposampiero, è perché la dipendenza diventa schiavitù ed ossessione.

Dott. Cuccia quanti tipi di dipendenza esistono?
In sintesi possiamo riconoscere due tipologie di dipendenze. Quelle da sostanze e quelle comportamentali. Le prime sono le classiche dipendenze “chimiche” e riguardano una vasta gamma di sostanze che agiscono sul nostro sistema nervoso, dette psicotrope, quali: stupefacenti, alcol, psicofarmaci, tabacco, ecc.
Mentre le dipendenze comportamentali riguardano appunto comportamenti compulsivi riferiti al gioco d’azzardo, al sesso, all’uso di internet, allo shopping, all’esercizio fisico, ecc. Quando queste azioni ripetitive avvengono attraverso l’uso di strumenti elettronici vengono definite anche dipendenze “tecnologiche” o “digitali”. Tuttavia occorre precisare che di tutte queste “nuove dipendenze”, solo il gioco d’azzardo eccessivo è riconosciuto dal mondo scientifico e dal Servizio Sanitario come un disturbo da dipendenza.

Il Sert dell’Ulss 15 principalmente a chi si rivolge? Ha delle percentuali?
Inizialmente questi servizi sono nati tra la fine degli anni 70 e inizio anni 80 per assistere i giovani dediti all’uso di eroina e questa impostazione di fondo è rimasta. Al SERT di Camposampiero- Cittadella abbiamo in carico circa 1200 utenti ogni anno. La maggioranza di loro, il 50%, sono tossicodipendenti, principalmente da eroina, ma molti pure da cocaina; gli alcolisti rappresentano il 35%; i giocatori d’azzardo patologici il 9% e i tabagisti che vogliono smettere di fumare il 6%. Inoltre abbiamo circa 150 persone all’anno inviate in consulenza al SERT per accertamenti tossicologici riferiti alla loro idoneità alla guida o lavorativa o ad altre attività.
Va comunque precisato che la divisione per tipologia di sostanza ha un valore relativo in quanto oggi prevale il fenomeno della poliassunzione per cui la stessa persona può abusare di più sostanze alternandole o miscelandole: ad esempio abusando d’alcol per potenziare e prolungare l’effetto della cocaina.

Si parla di dipendenze da droghe, anche in età adolescenziale, da alcol ecc. nel nostro territorio quanto incide la dipendenza, compresa quella del gioco d’azzardo?
In effetti l’ètà di iniziazione all’uso di droghe ed alcol si è abbassata, con gravi conseguenze. Al Servizio si sono presentati in più occasioni genitori con figli minorenni già dipendenti da eroina o da altre sostanze stupefacenti, mentre questo non accade per l’abuso d’alcol dove pare esserci una sottovalutazione del rischio da parte dei genitori. Noi conosciamo solo la parte emergente del fenomeno dipendenze, costituita dalle persone che ci chiedono aiuto o che ci vengono segnalate per questo problema. Esiste tutto un sommerso di ben più ampie dimensioni. In base a ricerche nazionali e statistiche, nel nostro territorio con più di 260.000 residenti, di cui circa 193.000 d’età compresa tra 15 e 75 anni, potrebbero esserci circa 8.500 persone che usano stupefacenti e forse il doppio che abusano d’alcol, mentre i giocatori d’azzardo eccessivi potrebbero essere 2.000.

Perché le dipendenze ad un certo punto diventano schiavitù ed ossessioni? Cosa scatta?
La dipendenza non è imputabile ad una sola causa ma intervengono molteplici fattori dovuti essenzialmente alle caratteristiche della persona, al contesto sociale d’appartenenza, agli specifici effetti della sostanza abitualmente assunta. Si diventa dipendenti da sostanze perché sono in grado di indurre sensazioni piacevoli, producendo sollievo o, al contrario, eccitamento a seconda della sostanza e perché la persona può presentare una propria vulnerabilità interiore o una fragilità attuale, derivante da particolari eventi stressanti, e infine perché ci sono contesti sociali e culturali che tollerano o favoriscono il ricorso a determinate sostanze psicotrope. Il risultato è il forte legame che la persona stabilisce con quella sostanza, a prescindere dalla sua volontà e nonostante i danni e i problemi che ne derivano. Tutte le sostanze psicotrope sono in grado di attivare nel nostro cervello determinati circuiti predisposti al piacere. Normalmente questi circuiti si attivano con comportamenti adattativi, dando ad esempio quella sensazione di benessere e autostima come conseguenza del nostro impegno in alcune attività personali o sociali, con le droghe si ottengono “artificialmente” (chimicamente) analoghi effetti e in modo potenziato.

Nell’ultimo decennio è nata la dipendenza dal gioco. Come il gioco d’azzardo in genere (quindi anche slot-machine) è diventato una dipendenza?
Il gioco d’azzardo dimostra quanto il contesto sociale possa favorire il sorgere delle dipendenze. Finché i giochi d’azzardo sono stati limitati in appositi spazi e sviluppati su tempi dilatati, anche il problema era molto circoscritto. Con l’aumento dell’offerta di giochi d’azzardo e dei luoghi dove praticarli (il bar sotto casa, il tabaccaio, on line ecc) e con l’immediatezza dell’esito della puntata (gratta e vinci, slot, ecc.), sono aumentate le giocate, i giocatori e di conseguenza pure i giocatori patologici. Questo fenomeno preoccupa anche i Sindaci del nostro territorio, tanto che alcuni di loro hanno preso iniziative per contenerlo. I giochi d’azzardo sono predisposti per incitare alla ripetizione delle puntate attraverso vari accorgimenti, ad esempio con piccole vincite abbastanza frequenti ed è, quindi, facile rimanere “intrappolati” nel gioco, oltre le proprie intenzioni iniziali. La cosa si aggrava per le persone con già proprie difficoltà di autocontrollo. Esistono meccanismi di condizionamento per cui si continua a giocare nonostante le perdite subite.

Negli ultimi anni, il Sert dell’Ulss 15 quante persone è riuscito ad aiutare e a liberare da questa schiavitù?
Ci siamo dovuti interessare a questa problematica in sordina poiché non rientrava tra le patologie curabili dal Servizio Sanitario, e siamo stati tra i primi ad occuparcene, tanto che già nel Piano di Zona del 2007-2009 della nostra azienda avevamo inserito interventi rivolti ai giocatori patologici. Poi con il Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2016, la Regione Veneto ha previsto “l’assistenza specialistica medica, psicologica e il supporto sociale alle persone sofferenti da dipendenza da gioco d’azzardo…”anticipando di poco il primo provvedimento governativo sulla ludopatia (Decreto Balduzzi del 2012); tuttavia mancano ancora alcuni provvedimenti attuativi. Quanto ai numeri, abbiamo assistito in questi anni ad un progressivo e consistente aumento dei giocatori patologici presi in carico al nostro SERT: dai 14 casi del 2010, siamo passati ai 27 del 2011, ai 32 del 2012, ai 53 del 2013, ai 70 del 2014 e infine ai 103 del 2015.

Esistono rimedi per questa forma di ossessione? E se si, quali?
Certamente. Da questa, come da altre dipendenze è possibile uscirne, ma bisogna essere consapevoli che non esistono soluzioni facili e immediate, che il denaro perduto resta perduto e che serve un aiuto esterno, soprattutto dei familiari. Gli stessi familiari, comunque sia, vanno sostenuti perché anche loro soffrono le conseguenze dell’azzardo. Si richiede un percorso di cambiamento che parte dal controllo esterno di un familiare sulla disponibilità di denaro e dall’evitare le situazioni stimolanti il gioco, per giungere all’autocontrollo e al recupero di ruoli e valori personali.

Che consigli si sente di dare agli adolescenti che, nel voler diventare sempre più autonomi e quindi nel consumare quello che più piace, tendono a giocare, ovvero a diventare “schiavi” di qualche ossessione?
L’adolescenza è certamente una età critica per la tendenza del giovane a sperimentare cose nuove e per la sua difficoltà a controllare impulsi, e quindi il rischio di assunzione di droghe o di abuso d’alcol o di altri comportamenti devianti è elevato a questa età. Nonostante il gioco sia proibito ai minorenni, le ricerche ci dicono che la maggioranza dei giovani gioca d’azzardo e gran parte dei giocatori patologici riferiscono di aver iniziato presto, da pre-adolescenti, a giocare d’azzardo, molto spesso seguendo l’esempio dei familiari. Ovviamente il primo consiglio sarebbe di non giocare o smettere subito, perché nell’azzardo vince sempre il banco e alla fine ci si ritrova senza soldi o indebitati. Ma se questo è accaduto e ci si trova in difficoltà, di parlarne in famiglia e di chiedere aiuto. Nascondere, mentire o continuare a giocare per rifarsi delle perdite serve solo a peggiorare la situazione.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute

Dr. Giorgio Cuccia

Responsabile Servizio Dipendenze

InForma Salute
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