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Editoriale

Chiara Bonan Il dibattito è vivo, ed è di quelli che possono mettere contro amiche di lunga data, colleghi di lavoro, fratelli e familiari: è giusto o meno vaccinare i propri figli? La risposta non è certo univoca, impossibile dare consigli. Di certo ci sono le due posizioni, antitetiche, che vedono schierarsi da una parte i fautori dei vaccini (aziende sanitarie in testa, ma anche moltissimi genitori), che sostengono l’assoluta necessità della copertura vaccinale pressoché totale della popolazione infantile, dall’altra, gli strenui oppositori, che citano a sostegno della loro tesi la portata dei possibili effetti collaterali, con rischi troppo grandi rispetto ai potenziali benefici.   I vantaggi e gli svantaggi, nelle due fazioni, pesano in modo diverso sul rispettivo piatto della bilancia e spesso rendono difficile un confronto aperto e sereno. Tant’è: dal 2008 la Regione del Veneto ha sospeso l’obbligo vaccinale. In poche parole, ogni famiglia è lasciata libera di decidere se e quando vaccinare i propri figli. Questo non significa che la Regione si sia schierata contro i vaccini, anzi: in realtà la posizione delle aziende sanitarie rimane, sulla linea di quella del Ministero, assolutamente pro vaccini, e a tutti i genitori viene raccomandato e ricordato in modo esplicito sin dal secondo mese di vita di portare il proprio neonato presso il locale distretto per ricevere la prima dose di farmaco attraverso un’iniezione intramuscolare.   A più di 4 anni dall’eliminazione dell’obbligo vaccinale, la Regione Veneto ha condotto uno studio (presentato nel corso del congresso “Vaccinazioni: novità, criticità e sicurezza”, tenutosi lo scorso 6 giugno a Ferrara) sulle determinanti vaccinali, che ha coinvolto l’Ulss 3 di Bassano insieme a quelle di Verona, Feltre, Thiene, Vicenza ed Asolo.  La scelta non è stata casuale: proprio in queste aziende sanitarie si concentra la più alta media di rifiuto. I risultati descrivono un panorama variegato: ci sono genitori che vaccinano, quelli che lo fanno solo parzialmente, quelli che non lo fanno del tutto.  Di questi ultimi, solo il 37% ha dichiarato di essere convinto di confermare tale scelta per i prossimi figli, il 30% dichiara di voler cambiare, mentre il 33% deve ancora decidere. Le ragioni del no sono legate principalmente alla paura che i rischi siano superiori ai benefici, ma anche all’età della vaccinazione, ritenuta prematura, e alla somministrazione in un’unica dose di più vaccini. Massimo Valsecchi, responsabile scientifico della ricerca e direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Ulss 20, capofila della ricerca, ne ha tratto un auspicio positivo: ci sarebbero ancora margini di discussione, e la Regione è disponibile anche, pur di arrivare ad una massima copertura vaccinale, ad una negoziazione sul posticipo e sul frazionamento delle vaccinazioni. Altra causa di dissenso è la percezione che esistano dei ritorni economici che portino ad incentivare la spinta verso le vaccinazioni.   Che dire, il campo è minato: difficile prevedere quale sarà il trend; la ragione e il torto non stanno interamente né da una parte né dall’altra.. Di certo si può dire che la prevenzione è anche consapevolezza, e la consapevolezza può nascere solo dalla conoscenza: una giusta informazione è diritto e dovere di ogni genitore, così come delle aziende sanitarie di riferimento, ed entrambe le parti dovrebbero dimostrare la massima disponibilità a fornire e ricevere informazioni a 360°, senza arroccarsi sulle rispettive posizioni.

Chiara Bonan

Redattrice InFormaSalute

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