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Editoriale

Angelica Montagna 

Spesso si parla della vita ma poco della “qualità della vita”. Si nasce, si va a scuola, si ottiene un lavoro che ci impegna spesso almeno otto ore al giorno, si torna a casa. Si va a letto, ci si sveglia, si va a lavorare e così via… La maggior parte del tempo lo si trascorre nei luoghi dove, a fronte di una busta paga, si dà il nostro contributo, il nostro tempo. Eh sì, perché alla fine della storia, a conti fatti, si è spesa più vita accanto ai colleghi che non ai nostri cari e il tempo dato, non torna più indietro. La più grande ricchezza che ogni individuo possiede, è proprio il tempo. Quante volte, guardando i figli cresciuti è successo di provare una piccola morsa al cuore e di pensare che forse, li abbiamo davvero goduti gran poco. E forse per questo, i nonni provano per i nipoti un amore dal sapore diverso, più pieno perché a quel punto si ha più tempo da dedicare, con una spensieratezza in più, meno legata all’orologio. Quante relazione sono finite perché l’altro ha detto di essersi sentito, giorno dopo giorno, sempre più trascurato. Qualità delle relazioni, nell’ambiente di lavoro, della serenità della quale tutti avremmo diritto. Basta una mela marcia, si dice, per intaccare le altre. Questo vale in tutti gli ambienti, tanto più in quello lavorativo che ci costringe, comunque, a rimanere anche quando forse non lo sentiamo più. Per fortuna vi sono realtà molto belle e positive, dove si è capito che la serenità dei collaboratori non può che giovare all’azienda e dove spesso la professione rappresenta un piacere, una vera passione. Parlando di tempo che si spende in azienda non posso non fare un collegamento con la Finlandia, dove recentemente la nuova la neo premier Sanna Marin (non a caso di 34 anni), ha lanciato l’idea di una settimana lavorativa di soli quattro giorni per sei ore lavorative. In realtà si è trattato di un vecchio tweet dalla convention socialdemocratica svoltasi a Turku ancora nell’agosto dello scorso anno. Va detto però che tale proposta trova già conferma nella realtà. Basti pensare a Microsoft Giappone che nell’ estate del 2019 ha testato la settimana lavorativa breve con risultati straordinari sia sul fronte lavorativo che nella soddisfazione del personale. L’azienda ha dato i venerdì come giorno di ferie pagato e anticipato le spese per viaggi o workshop dedicati al tempo libero. Ebbene, parrebbe strano ma la produttività dei lavoratori è aumentata del 40% e la soddisfazione dei lavoratori è salita del 92%. Tutti hanno ammesso che stare a casa dal venerdì li rendeva non solo molto felici ma anche più produttivi dal lunedì al giovedì. Inoltre, l’azienda ha risparmiato in spese come l’energia elettrica consumata e le pagine stampate negli uffici, riducendole del 58%. Non male, vero? La notizia tuttavia farà orrore a molti imprenditori soprattutto in quello che resta del “mitico nord est” con i suoi “paroni”: non a caso fino a non molto tempo fa si usava dire, in una cerimonia funebre “era un gran lavoratore” per dire che era stato una brava persona. Orrore lo proveranno anche i tanti “workaholics” soggetti affetti da sindrome da dipendenza dal lavoro, comportamento patologico di una persona troppo dedita al lavoro che pone in secondo piano la sua vita sociale e familiare fino a causare danni a se stesso o ai familiari. Come la si voglia pensare, resta il fatto che la vita di ognuno di noi merita di essere “di qualità”, e la qualità va costruita partendo dalle piccole cose quotidiane, ritagliando del tempo per noi e per gli altri, senza fretta…

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