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EDITORIALE N. 78 – SETTEMBRE 2020

Anche in questo numero di InFormaSalute Italia, inevitabilmente, ci occupiamo di Covid-19: la malattia da nuovo Coronavirus che contiene nella sua sigla i due numeri finali dell’anno scorso ma che ha sconvolto e sta ancora sconvolgendo il corrente anno 2020.  Il peggio è passato (speriamo, e soprattutto incrociamo le dita) ma il meglio deve ancora venire.  E lo sappiamo bene tutti noi, chiamati chissà per quanto tempo ancora a cadenzare la nostra vita quotidiana con le regole del distanziamento mascherato.  Tra i vari articoli sul Covid che leggerete nelle prossime pagine ce n’è però uno, in particolare, che affronta la tematica da un punto di vista molto particolare: e cioè il rapporto tra lo scoppio della pandemia nel periodo del lockdown e l’incidenza delle malattie a trasmissione sessuale. L’argomento è al centro di un’indagine condotta da un prestigioso istituto come il San Gallicano di Roma.  E il risultato dello studio è che il Covid-19, nel periodo considerato, ha ridotto la diagnosi di infezioni e malattie sessualmente trasmesse, in particolare la sifilide. Non c’è che dire: il fatto di essere obbligati a rimanere chiusi in casa, pena salatissime sanzioni, ha inevitabilmente bloccato anche gli ardori di chi frequenta partner sessuali, abituali o occasionali, al di fuori delle mura domestiche.  Per questo ho definito nell’articolo il Coronavirus – considerato sotto questo particolarissimo aspetto – come il “virus della castità”. Una castità forzata dalla clausura obbligatoria nella propria abitazione, che da un lato ha fermato le “scappatelle” ma dall’altro ha generato una diminuzione dei rischi di infezioni sessualmente trasmesse e collegate soprattutto, pur con tutte le precauzioni che si possono prendere, agli incontri amorosi casuali. È anche probabile, come sottolineano gli esperti del San Gallicano, che i pazienti che sospettano di avere una malattia a trasmissione sessuale abbiano rinviato le visite di controllo a causa dei timori legati all’accesso in ospedale durante la pandemia e che questo sia un motivo di diminuzione delle diagnosi, come è successo per altre patologie.  Ma è anche vero quell’“#io resto a casa” imposto dai Decreti governativi ha decisamente frenato il “movimento” in questo particolare settore dell’umana attività.  Ne sanno qualcosa anche le signorine che offrono amore a pagamento, e che in questa sede non chiamo con il loro vero nome, che durante l’emergenza sanitaria hanno subito un vero crollo della cosiddetta “domanda”. Adesso che siamo nei tempi della cosiddetta ripartenza, si stanno riorganizzando: qualcuna di loro riceve i clienti nel suo appartamento controllando all’ingresso la temperatura con il termoscanner. Anche questo è il nuovo mondo post-pandemia, egregi lettori.  C’è poi il rovescio della medaglia, quello che riguarda le coppie conviventi. Secondo lo psicologo e psicanalista Giuseppe Maiolo “l’amore e l’eros in gabbia non sono certo una garanzia di benessere” e “il lockdown è un’esperienza che ha messo a dura prova tutti, anche le coppie più collaudate”.  Nel nostro pianeta Terra attraversato dal virus, comunque, il post-Covid sta evidenziando due grandi tendenze: da una parte il boom di bebè e dall’altra il boom di divorzi, questi ultimi particolarmente numerosi in Cina, dove già sono in tanti. Intanto, come apprendiamo dall’ANSA, il Kinsey Institute dell’Indiana University ha avviato uno studio in Austria, Germania e Svizzera sul tema “Amore, intimità e sessualità ai tempi del Coronavirus”. Speriamo che i soggetti prescelti per il campione dell’indagine sappiano raccontarsi senza maschera, anche con la mascherina.

Alessandro Tich

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