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    Informasalute N.88

    NOVEMBRE-DICEMBRE 2021

    Paolo Fortuna Direttore Generale ULSS 6 EUGANEA

    DA PADOVA IL FORTE APPELLO A VACCINARSI

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    Informasalute N.87

    OTTOBRE 2021
    BASTA!

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    Informasalute N.86

    SETTEMBRE 2021

    Patrizia Benini Direttore Generale IOV- IRCCS

    LE DUE PRIORITÀ: PROFESSIONISTI E TELEMEDICINA

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    Informasalute N.85

    AGOSTO 2021

    A TU PER TU CON Francesco Benazzi Direttore Generale Ulss 2 Marca Trevigiana

    ULSS2 PRIORITÀ: RECUPERARE MEDICI E LISTE D’ATTESA

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EDITORIALE N75

Alessandro Tich

La Cina è vicina. Il titolo di un famoso film degli anni ‘60, diretto da Marco Bellocchio, diventa di stringente attualità in questi giorni. Volenti o nolenti, siamo circondati dalle notizie sul nuovo Coronavirus, che dopo aver fatto la sua comparsa tra la fine del 2019 (per questo la patologia è chiamata “COVID-19”) e gli inizi di gennaio nella metropoli cinese di Wuhan si è “stabilito” anche in Italia, provocando contagi e mietendo vittime.

Il Veneto, dove viene edita la nostra rivista, dopo la Lombardia e l’Emilia-Romagna è al momento l’area più colpita nel nostro Paese dal nuovo virus. Il primo italiano a morire per il COVID-19, ovvero per il Coronavirus è stato Adriano Trevisan, 78enne di Vo’ Euganeo in provincia di Padova.

Il piccolo paese sui Colli Euganei è diventato così tristemente famoso sui media nazionali e internazionali assieme al Comune di Codogno, in provincia di Lodi in Lombardia, dove si è verificato il più importante focolaio del virus sul territorio nazionale. Aggiornamenti sul numero dei contagi in Italia si susseguono giorno dopo giorno, come pure sui provvedimenti disposti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri allo scopo di contenere il rischio di diffusione del contagio.

Mentre questo numero di “InFormaSalute Italia” va in stampa, siamo nel bel mezzo del periodo di “quarantena sociale”, mai accaduto prima nella storia della Repubblica, che fino al 3 aprile 2020 – per Decreto del Presidente del Consiglio – impone la sospensione di tutte le attività e manifestazioni pubbliche e prescrive l’obbligo di non spostarsi da casa se non per motivi indifferibili di lavoro o per comprovate necessità. Qualsiasi occasione che preveda la partecipazione di più persone, e quindi “assembramenti” di pubblico, è stata pertanto sospesa o rinviata a data da destinarsi. Dallo scorso 22 febbraio, la data in cui nel Veneto è partita l’emergenza epidemiologica, continuano ad accavallarsi sulla posta elettronica della redazione le email che informano dell’annullamento di questa o di quella manifestazione già programmata: dalle mostre ai concerti, dagli eventi gastronomici alle feste di paese, dai seminari di studio alle recite teatrali.

Il clima è quello di un “coprifuoco” che – al di là delle opportune misure precauzionali per prevenire la diffusione del contagio – rischia di instillarci una quantità di ansia, se non di vera e propria angoscia, che supera di gran lunga la giusta e soprattutto bene informata dose di preoccupazione che un fenomeno del genere provoca. Ma è proprio sul fatto di essere “bene informati” sul Coronavirus che casca l’asino. Perché le notizie che compaiono a raffica e a caratteri cubitali sui media provocano l’effetto opposto della moltiplicazione della paura. Il fatto di aver pubblicato in prima pagina sui quotidiani nazionali le foto degli abitanti di Codogno che con la mascherina sul viso e i carrelli in mano fanno la fila per andare al supermercato ha generato a sua volta una generale e irrazionale spinta all’emulazione. Le file per fare incetta di generi alimentari ai supermercati nelle zone focolaio hanno la loro ragione di essere, trattandosi di aree i cui abitanti sono costretti, fino al termine delle procedure sanitarie profilattiche e di controllo, a non uscire dal loro Comune. Non è così, invece, nel resto del Paese. Eppure ovunque, sia nei primi giorni dell’emergenza che la sera prima dell’entrata in vigore dell’ultimo DPCM del 9 marzo, nei supermercati molti scaffali della pasta, dei latticini, dello scatolame, delle salviette detergenti, dei disinfettanti e quant’altro, sono stati presi d’assalto.

Irrazionalità pura. C’è poi l’ulteriore aggravante della gran mole di informazioni non verificate, con casi di vere e proprie “fake news”, fatte circolare sul Coronavirus attraverso i social network. Ne consegue la generazione del virus del panico, che diversamente dal virus “cinese” colpisce indiscriminatamente chiunque. Questo numero di “InFormasalute Italia” si occupa obbligatoriamente di questa emergenza sanitaria che sta attanagliando l’interesse e l’apprensione degli italiani. Ma lo facciamo con il nostro stile equilibrato di sempre e che pone da sempre la cultura della prevenzione come la cosa più importante da comunicare. Lo dobbiamo avere bene in testa, ma senza perdere la testa.

Alessandro Tich

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InForma Salute
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