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Il trolley che cambia la vita: emodialisi domiciliare

informasalute

Intervista al sig. Ruggero Vanin e al dott. Roberto Dell’Aquila direttore della struttura complessa di nefrologia e dialisi – Ospedale San Bassiano.

La testimonianza del bassanese che usufruisce della nuova metodica

A Ruggero Vanin è stata riscontrata un’ insufficienza renale cronica, diagnosticata una quindicina di anni fa, a seguito di serie complicanze derivanti da una setticemia che lo aveva anche portato ad uno stato di coma.

A causa del peggiorare della funzione renale qualche mese fa ha dovuto iniziare il trattamento dialitico extracorporeo che veniva eseguito presso l’Ospedale di Bassano.

Da un paio di mesi però, Ruggero Vanin usufruisce dell’emodialisi domiciliare, grazie ad un dispositivo portatile compatto. Ed è tutto un altro mondo! Il 16 febbraio 2015, è infatti una data che rimarrà indelebile nel calendario della sua vita.

Come è cambiata la sua vita, signor Vanin da quando l’emodialisi la fa in casa?

Posso dire di essere rinato! Se si pensa che dovevo andare in ospedale tre volte alla settimana per quattro ore e adesso invece, mi bastano poco più di due ore al giorno, comodamente sdraiato nel mio letto, per cinque giorni la settimana… In questo devo ringraziare la mia infermiera personale che è mia moglie Elsa. Senza di lei non sarebbe possibile.

Ma non è soltanto questo: adesso posso programmare di fare l’emodialisi quando mi pare e piace. Inoltre, prima per andare in ferie dovevo cercare il centro dialisi più vicino, prenotare sperando che vi fosse posto. Adesso ho la possibilità di trasportare il macchinario come un trolley, di andare dove voglio con grande libertà di movimento. Chi non ha provato, forse non può capire. Per me è come riappropriarmi della mia stessa vita, del mio tempo, con grande serenità d’animo.

Ci spieghi com’è una sua giornata tipo.

Mi alzo il mattino, in pigiama faccio colazione, preparo la macchina, mi distendo sul letto, mia moglie accende il macchinario e trascorse due ore e mezza, spegniamo la macchina e andiamo a fare una passeggiatina in centro.

E’ cambiato anche il suo approccio alla malattia?

Sicuramente! Si affronta tutto con un cuore più leggero. E con una gioia nuova, rinnovata.

Dottor Dell’Aquila, in base a cosa si basa la valutazione dei pazienti che possono o meno usufruire di questa pratica?

La selezione è molto rigida dal punto di vista clinico; non a caso nell’Ulss 3 il sig. Vanin è ancora l’unico paziente. Non è facile usare il macchinario dell’emodialisi a domicilio e la persona che presta assistenza, in questo caso la moglie, ha dovuto affrontare oltre un mese di preparazione.

Quanti pazienti potrebbero seguire l’esempio del sig. Vanin?

Pensiamo potrebbero essere, durante l’arco di un anno, massimo tre.

Ci spieghi come funziona la metodica.

Posso dire che l’emodialisi domiciliare è un po’ simile alla dialisi peritoneale, anche questa metodica che si svolge sempre a domicilio, e che attualmente nel territorio dell’Ulss 3 conta 33 pazienti: questa è una dialisi che non ha a che fare con il sangue (il paziente non vede sangue) ma con dei liquidi di dialisi particolari per cui il paziente può eseguirla in tutta sicurezza proprio per l’assenza di sangue: ecco perché la dialisi peritoneale è una metodica più sicura che si può eseguire tranquillamente senza grossi problemi. Con la nuova emodialisi domiciliare invece il sangue circola al di fuori del nostro corpo (circolazione extracorporea) spinto da due pompe meccaniche dentro un tubicino in PVC, passa attraverso un filtro sintetico il quale provvede a depurare il sangue del paziente dalle scorie dannose e rientra nel nostro corpo attraverso un altro tubicino: questa metodica è un po’ più complicata della dialisi peritoneale e richiede come detto un addestramento particolare, assai più lungo. Ciononostante indubbiamente da al paziente una migliore qualità di vita come testimoniato dal Sig. Vanin. La scelta dei pazienti candidati a questa metodica si basa soprattutto su una rigorosa valutazione clinica ed anche sociale in quanto richiede la presenza di un partner in grado di gestire non solo la metodica ma anche eventuali criticità.

Da quanto tempo esiste questa possibilità?

Esiste da 2 – 3 anni, usata soprattutto negli Stati Uniti. Tuttavia ricordo un caso, moltissimi anni fa, di una signora vicentina che già usufruiva di una macchina simile a domicilio, con l’ausilio di un’ infermiera. Allora era una cosa quasi impensabile visto l’altissimo costo. Il concetto di emodialisi domiciliare quindi, nonostante esistesse già una trentina di anni fa, divenne una metodica in disuso, poiché nessuno se la poteva permettere, finché un’ azienda americana ha costruito questa macchina portatile che utilizza sacche con soluzioni per dialisi sterili e non necessita quindi di apportare costose modifiche strutturali all’abitazione del paziente: ecco il perché della diffusione sul mercato. In Italia attualmente sono circa una trentina gli assistiti che usufruiscono di tale metodica.

Personalmente cosa ne pensa di questa tecnica?

Noi dell’Ulss 3 siamo stati i primi nella provincia di Vicenza ad utilizzarla. Tenga presente poi che personalmente credo molto nei trattamenti domiciliari come dimostra il numero consistente di pazienti in dialisi peritoneale domiciliare. Quindi non posso che essere soddisfatto che adesso sia disponibile un’ulteriore possibilità da offrire ai pazienti che puo’ migliorare la loro qualità di vita: ribadisco però che esiste una limitazione nell’uso dovuta ai motivi che ho citato prima. Mi permetta infine di ringraziare il Dr. Paolo Lentini che ha seguito e segue tuttora l’iter del Sig. Vanin e tutti i miei collaboratori ed infermieri senza i quali questa esperienza non sarebbe stata possibile.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr. Roberto Dell’Aquila

Primario Nefrologia

InForma Salute
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