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Famila Basket Schio Campione d’Italia. Il segreto

Intervista a Pierre Vincent, Coach del Famila Basket di Schio

Campione d’Italia, il basket FAMILA SCHIO, grazie alla vittoria per 81-62 con il Ragusa. E’ la decima volta che accade, per la squadra di Paolo De Angelis. E di fatto, detiene il record di Coppe Italia vinte e di Supercoppe. Noi di Informasalute abbiamo avvicinato l’allenatore, il francese Pierre Vincent, affabile e alquanto disponibile, cercando di carpire qualche segreto che ha reso possibile una nuova importante vittoria di campionato.

Il Famila un grande successo. Il segreto per essere campioni d’Italia…

Innanzitutto, avere un presidente che fa un lavoro ottimo, che dà tutto per la società: sto parlando di Paolo De Angelis, da tanti anni al controllo. Sono importanti le buone condizioni per lavorare bene.

Sappiamo che non è molto tempo che lei è al Famila…

Esatto, questo è il mio secondo anno e sono arrivato dopo una sconfitta. Il primo anno ho continuato con una squadra abbastanza esperta, le giocatrici giocavano da diverso tempo assieme. Quest’anno c’è stato un profondo rinnovamento della squadra, ho cambiato quasi tutta la formazione, tenendo soltanto la Masciadri, Lisec e Dotto. Siamo riusciti a tornare a vincere lo scudetto, cosa che non era per nulla facile.

Credo che il compito del bravo coach sia anche quello di intercettare le diverse energie all’interno della squadra…

Sì, allenare non è solo capire la pallacanestro ma è anche capire le ragazze. Non è possibile gestire l’ allenamento senza tenere conto delle diverse personalità, avere un buon rapporto, un controllo costante per farle migliorare a seconda delle difficoltà.

Qual è la difficoltà maggiore?

Farle lavorare assieme in un lavoro di squadra, perché tutte sono diverse e devono accettare tale diversità. Senza questo, non possiamo vincere e questo, mi creda fa parte anche del compito dell’allenatore.

Lei è uomo e allena donne. Ha trovato difficoltà? Come si rapporta, un po’ come un padre?

No, io mi sento allenatore e non potrei essere un secondo padre, o un marito… Lei sa che nel basket è capitato che l’allenatore abbia quaolche storia con le giocatrici. Ebbene, questo non può capitare. La posizione giusta è l’essere allenatore, tenere la giusta distanza, per non sbagliare e allo stesso tempo deve anche essere abbastanza vicino per aiutare quando c’è bisogno di aiutare. Io ho allenato sia maschi che femmine. Devo dire che le donne hanno bisogni psicologici diversi. La bravura dell’allenatore è quella di adattarsi alla personalità di tutte. Capire le donne è importante per saperle allenare bene ma è piuttosto importante capire la singolarità della persona, della giocatrice, di ognuna perché unica.

Lei ha allenato sia uomini che donne con grandissimi risultati. Qual è la differenza?

Le donne hanno delle caratteristiche simili fra loro: sono speciali, per esempio hanno bisogno di più comunicazione dei giocatori maschi. Le giocatrici hanno un livello di autostima più basso; ad esempio quando alleno donne devo spingerle un po’ di più a credere in loro stesse e a prendersi dei rischi, mentre i maschi devo fare esattamente l’opposto. In questo sono stato aiutato dalla lettura di un libro di psicologia. E ho capito perché le mie ragazze a volte fanno fatica a tirare… Tuttavia, a volte, la scarsa autostima non è debolezza. Il vantaggio è che lavorano molto per migliorarsi e raggiungono gli obiettivi.

Quanto è importante per le giocatrici mantenere un occhio riguardo allo stile di vita, per alte prestazioni?

Io ho studiato pallacanestro, gli aspetti fisici compresa la salute che è importante. Le campionesse sono cresciute con una educazione che permette di capire come gestire il tempo libero, come e cosa mangiare. Ho potuto comparare le ragazze francesi e quelle italiane, a livello nutrizione hanno migliore educazione quelle italiane. Migliori abitudini alimentari ma noi lavoriamo con una nutrizionista, un osteopata, con tutta una serie di analisi e controlli regolari.

Da che percorso viene lei, come allenatore?

Sono figlio di un presidente di una piccola società di pallacanestro e mamma era infermiera in psichiatria. A 13 anni avevo deciso che sarei diventato allenatore di una squadra di basket: a 15 già allenavo, poi gli studi come professore di ginnastica. E tante soddisfazioni con squadre anche campioni d’ Europa.

Come ha festeggiato questa ultima importante vittoria di campionato?

In realtà sono un tranquillo, niente di particolare…

Ha stappato una bottiglia di Champagne?

No, ho preferito il Prosecco, o l’Amarone. Chi mi sta attorno, nel Famila basket mi sta insegnando a capire le buone cose dell’Italia.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

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