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Fobie Scolastiche

mediazione famigliare

I ragazzi, al giorno d’oggi ormai già dagli 11-12 anni, sono bombardati dai cambiamenti sul versante psichico, corporeo e relazionale; non hanno più quella tranquillità e quella serenità che gli aveva caratterizzati nell’infanzia

Questo influisce sul rendimento scolastico tanto da essere riconosciuta l’esistenza di vere e proprie “fobie scolastiche”. Oggi affrontiamo questo tema con Gabriele Guarnieri psicologo specialista in psicoterapia.

 

Uno degli aspetti che caratterizza l’adolescente è la diffidenza verso le figure adulte, il distacco da loro e la ricerca di autonomia; frasi come “basta non voglio più andare a scuola, vado a lavorare così posso fare quello che voglio …!!!” sembrano evidenziare proprio il desiderio di trasgredire, di diventare oppositivi alla ricerca della tanto sospirata indipendenza.

Questi aspetti, se non vengono colti,possono trovare in noi adulti, reazioni abbastanza dure, ancor più se uno dei genitori od entrambi, sono persone con un certo rigore, appassionate e dedite al lavoro.

In tali circostanze, le condotte adolescenziali appaiono più che altro comportamenti oppositivi verso le figure genitoriali. Talvolta l’eccessiva “rigidità” di mamma e papà per la scuola e il senso del dovere, possono portare il ragazzo a sentire il bisogno di evadere da una situazione che vive in modo soffocante.

 

Quali possono essere queste situazioni che l’adolescente vive in modo soffocante?

 

Sono situazioni nella norma, piccole “minacce” per monitorare la reazione dei propri genitori; non cedere a questi “trabocchetti” incrementa la possibilità che gli episodi rimangano saltuari e senza conseguenze. E’ comunque consigliato (una tantum) fare qualche eccezione alla regola, proponendo delle piccole vacanze, una giornata al mare o in montagna in un clima godereccio e divertente, in cui tutta la famiglia o uno dei due genitori (se maschio meglio con il papà e se femmina meglio con la mamma) possano trascorrere una giornata assieme al proprio/a figlio/a, lontano dalla solita routine quotidiana.

 

E in ambito scolastico ci sono situazioni di questo tipo?

 

In questo caso ci sono poi situazioni più complesse in cui spesso e volentieri insorgono delle diatribe tra insegnanti e genitori. Generalmente avvengono nel passaggio dalle elementari alle medie, quando cioè il ragazzo si incontra/scontra con un ambiente meno familiare, dove ci sono degli insegnanti meno “materni” e dei compagni di scuola un po’ più scaltri e vivaci. Si tratta solitamente di ragazzi con una certa sensibilità, un po’ chiusi e vissuti in contesti generalmente “protetti”.

 

Come si possono cogliere questi disagi nei ragazzi che vivono un’età così difficile?

 

Situazioni di questo tipo sono difficili da cogliere, solamente rendendosi conto di quanto si stia impazzendo a trovare un’insegnante, una scuola che vada bene, o a trovare un’attività sportiva che duri per più di qualche mese si può cogliere il disagio. Sono condotte “aggressive inconsce” che hanno come unico obiettivo quello di portare all’esasperazione i genitori. Nessuna attività sembra andare bene e questo spesso e volentieri, perché non si sentono mai all’altezza della situazione, è un po’ come se pensassero “ … mi ha voluto tenere sempre in casa, con il timore di tutto e di tutti e adesso trovami la situazione PERFETTA!” .

 

Ci possono essere casi più impegnativi che possono particolarmente richiedere sostegno dallo psicoterapeuta?

 

Sì, ci sono infine ragazzi/e che difficilmente esternano il loro disagio, il più delle volte lo trattengono dentro di sé, possono ammalarsi facilmente, passando da piccoli sintomi psicosomatici (mal di testa, coliti, mal di pancia ecc) a sintomi sempre meno acuti e più cronici. In tali casi le assenze da scuola tendono ad aumentare anche se il rendimento rimane nella media. Passano sempre più tempo da soli, ricercano pochi amici o solamente l’amico/a del cuore, dialogano poco con i genitori e dedicano ore e ore sui social network o whatsapp.

Hanno generalmente un senso del dovere più marcato, sentono che andare bene a scuola è una cosa che li gratifica e che gli fa bene, ma allo stesso tempo è come se sentissero che non la stanno facendo per loro, ma per qualcun altro.

Sono ragazzi sensibili, che sanno cogliere molto bene i sentimenti altrui e che prediligono le relazioni duali a quelle gruppali proprio perché, inconsciamente, tendono a tornare ad una fase più regressiva ed infantile.

 

 

 



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