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FOCUS sui denti dei bambini. Un’ortodonzia di comunità è possibile

A colloquio con Roberto Ferro, direttore dell’Unità Operativa Autonoma di Odontoiatria dell’azienda Ulss 15 Alta Padovana e del Centro Regionale Veneto per lo  studio, la prevenzione e la terapia delle malattie orodentali.    Unico diktat: lavarsi i denti! box1 I consigli per la salute dei denti del bambino arrivano da ogni parte, così come i rimproveri per le abitudini viziate che possono rovinare il sorriso e la masticazione. Il dottor Ferro, che sull’argomento carie ha fondato gran parte della sua ricerca e ha di recente pubblicato un libro sul tema, riassume in un sola raccomandazione la ricetta per conservare dei denti perfetti: lavarsi i denti due volte al giorno con un dentifricio al fluoro. Può sembrare banale, ma funziona, parola di Ferro. “Questo sistema – afferma il medico odontoiatra – salva la stragrande maggioranza dei bambini dalla carie”. In aumento costante fino al 1970, la patologia è diventata endemica con la comparsa dei carboidrati complessi nella dieta, per poi tornare ai bassi livelli storici con l’introduzione dei dentifrici fluorati. “La carie – sostiene Ferro – è una malattia stupida: ci abbiamo messo 20 anni a capire che semplicemente con spazzolino e dentifricio potevamo combatterla efficacemente. E ora anche da noi abbiamo valori di prevalenza molto bassi, con una sacca di resistenza in un sottogruppo di popolazione in cui i bambini non hanno abitudini e stili di vita consoni”. I cambiamenti nella comparsa della carie hanno influenzato anche l’attività di prevenzione nelle scuole dell’Unità Operativa di Odontoiatria dell’Ulss 15, che è rimasta molto intensa, ma ha cambiato target. “All’inizio – spiega Ferro – lavoravamo con i bambini delle scuole elementari, ora invece andiamo nelle scuole dell’infanzia, perché è proprio durante questi primi anni che i bambini acquisiscono i comportamenti che poi manterranno per il resto della loro vita e su di loro cerchiamo di portare il giusto imprinting”. Lo staff  dell’Unità Operativa (al momento 5 medici odontoiatri di cui 3 a tempo parziale e 3 igienisti dentali)  si reca di persona nelle scuole materne, riuscendo a controllare la dentatura di circa 8000 bambini nell’arco di 3 anni: questo significa che tutti i bambini dell’Ulss 15 vengono visti gratuitamente prima dell’ingresso alle scuole primarie e che a tutti viene insegnato come, quando e perché lavarsi i denti. “Questo tipo di attività – conclude Ferro – ci permette di mantenere bassi gli indici di prevalenza della carie. Si tratta di valori ormai stabili da una decina d’anni e che difficilmente riusciremo a migliorare”.     Ciuccio sì, ciuccio noUn bambino un sorriso 8 Arriva per tutti genitori che hanno concesso ai figli l’uso del ciuccio: è il momento di dire basta. C’è chi dice a 3 anni, chi a 4, chi arriva a 6, ma quasi sempre il suo uso, così come l’abitudine di mettere il dito in bocca, sono associate al grande calderone dei “vizi”. “Abitudine viziata l’uso del ciuccio? – commenta il dottor Ferro – Io non amo molto questa connotazione moralistica. Pensiamoci: già nella pancia della mamma i bambini appaiono con il dito in bocca. Non è un vizio, casomai possiamo definirla un’abitudine nociva, nel senso che potrebbe portare a dei danni”. Ma allora quando e come è meglio smettere? “Secondo il mio parere – continua lo specialista – se un bambino ciuccia moderatamente, è la mamma che deve decidere quando e come togliere un’abitudine che, ricordiamolo, regala benessere psicologico  al bambino. Secondo me non vanno date regole ferree, e bisogna sempre chiedersi se si preferisce un bambino irrequieto e nervoso o un bambino appagato”. Anche in questo, insomma, ci vuole misura. La misura perfetta non esiste, ma l’ideale, per prevenire una malocclusione, sarebbe smettere l’abitudine di ciucciare (dito o ciuccio che sia) prima della permuta dei denti, ricordando che per cominciare a modificare la posizione dei denti servono almeno sei ore continuative al giorno, quelle necessarie anche. Detto questo, vanno presi in considerazione i singoli casi, e valutato anche il carattere del bambino. “Io ai miei piccoli pazienti e alle loro mamme  dico che sarebbe opportuno buttar via il ciuccio o smettere di succhiare il dito perché, come già detto, non è automatico  che il succhiamento comporti una malocclusione – spiega Ferro – ma non ne faccio un dramma. Purché non diventi una nevrosi ossessiva, che richiede di intervenire in altro modo”.   Dopo aver combattuto per anni la carie nei piccoli pazienti dell’Ulss 15 ottenendo ottimi risultati e un’incidenza minima del problema, il dottor Roberto Ferro e il suo staff hanno indirizzato una parte delle energie dell’Unità Operativa di Odontoiatria verso un obiettivo ancor più ambizioso: la dimostrazione che un’ortodonzia di comunità è possibile. Grazie ad un modello innovativo e ad un’organizzazione ottimale, il reparto riesce ad oggi a curare oltre 200 casi l’anno di malocclusioni dentali nei  piccoli pazienti dell’Ulss, regalando un sorriso “normale”  a bimbi ed adolescenti  che si presentano con malocclusioni esteticamente “invalidanti”.   Dottor Ferro, perché ritiene centrale la cura delle malocclusioni dentali nei bambini per il benessere generale dell’individuo? “Visto che il termine salute non indica semplicemente l’assenza di malattia, ma anche uno stato di benessere psicologico, un bel sorriso dà benessere al singolo. Detto questo, nella popolazione è aumentata in modo esponenziale negli anni l’esigenza di correggere le malocclusioni, e noi ci siamo attrezzati per dare anche questo servizio. Ovviamente, come sempre capita, non ci è possibile soddisfare per intero la richiesta, anche alla luce dell’enorme mole della domanda”. Avete quindi dovuto risolvere il problema della selezione dei soggetti da curare. Come avete affrontato la questione? “La questione che ci si è posta è stata quella di selezionare i soggetti nell’ambito di criteri di trasparenza. Abbiamo quindi creato un modello di assistenza ortodontica, definito ortodonzia di comunità, che sceglie i soggetti cui erogare la cura in base a dei criteri ben precisi: 1.      la gravità della malocclusione 2.      la situazione socio economica familiare 3.      la composizione del nucleo familiare Tra le malocclusioni che noi valutiamo come “gravi” ci sono i cosiddetti denti a coniglietto, la presenza di denti inclusi e il sorriso dei bambini detti barbini, che hanno gravissimi affollamenti per cui il sorriso risulta compromesso in maniera talmente evidente da risultare invalidante”. L’ulss 15 è l’unica nel Veneto ad offrire questo servizio: il vostro modello potrebbe trasformarsi in linee guida per altre Ulss? “La valenza del nostro modello è confermata dal fatto di essere stato pubblicato su una prestigiosa  rivista scientifica internazionale. Posso inoltre anticipare che è stato ripreso in parte dalla Regione nell’ambito della nuova formulazione dei livelli regionali di assistenza in odontoiatria, che dovrebbero a breve uscire in forma ufficiale”. Quali sono le prospettive anche in vista dei tagli alla sanità che si profilano in tutti i settori? “Noi curiamo i pazienti a rischio che il privato non si prende in carico, curiamo i bambini e in generale quelli che non possono permettersi una cura presso i colleghi esterni. Grazie al nostro impegno per la prevenzione della carie, facciamo crescere dei bambini con bocche sane, diminuendo i costi sociali e sanitari della malattia, come dimostrano i dati del monitoraggio che conduciamo annualmente. Già adesso siamo in affanno, ma il fatto che oltre ad essere dei sanitari professionalmente competenti siamo anche soggetti che spendono al meglio i soldi delle  tasse dei propri concittadini, qualifica ulteriormente il nostro ruolo”.   Tornando alla cura delle malocclusioni, qual è l’eta giusta per iniziare un trattamento ortodontico? “Il trattamento non inizia quando il paziente entra nello studio dentistico: c’è in effetti un timing ideale per ciascun paziente, che dipende dal tipo di malocclusione. Ci sono problemi che vanno intercettati già nella dentatura decidua, altri per cui è opportuno attendere che siano permutati tutti i denti”. Ci sono delle precauzioni da prendere quando il bimbo è ancora piccolo per prevenire o attenuare eventuali difetti futuri? La dentatura decidua permette di individuare molti dei problemi che si svilupperanno nel prosieguo, normalmente accentuandosi, ed esistono alcuni tipi di malocclusioni che possono già essere intercettati. Sarebbe consigliabile interrompere alcune abitudini nocive come il succhiamento  (vedi box “Ciuccio sì ciuccio no”) prima della permuta dei denti, per evitare la comparsa di malocclusioni, anche se va detto che tali difetti sono legati non solo alle abitudini e quindi a fattori ambientali, ma anche e soprattutto a fattori genetici e quindi inevitabili”. Quali sono le caratteristiche che definiscono un trattamento ortodontico ottimale? “Il trattamento deve essere: efficace, e quindi tutto ciò che facciamo deve conseguire il risultato che il medico si è preposto; efficiente, per cui deve raggiungere il risultato nel minor tempo possibile (in media 2 anni); e pesare il meno possibile sul bambino e sulla famiglia. Mi soffermo su quest’ultimo punto perché il costo del trattamento non è solo quello prettamente economico: ci sono da considerare gli spostamenti tra casa e studio medico, c’è il peso psicologico per la famiglia che deve seguire il bambino e per il bambino stesso. Tutto questo si traduce, per noi, nella necessità di fare tutto  e bene nel più breve tempo possibile”.

Redazione InFormaSalute

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Dr. Roberto Ferro

Direttore dell’Unità Operativa Autonoma di Odontoiatria dell’azienda Ulss 15 Alta Padovana e del Centro Regionale Veneto per lo studio, la prevenzione e la terapia delle malattie orodentali

InForma Salute
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