• Informasalute N.77

    Informasalute N.77

    Luglio 2020

    LASER ENDOLUMINALE PER VENE VARICOSE. AD ASIAGO SI PUÒ!

    Leggi tutto

  • Informasalute N.75

    Informasalute N.75

    Febbraio 2020

    CORONAVIRUS, IL SUO NEMICO È L’IGIENE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.74

    Informasalute N.74

    Gennaio 2020

    LUDOPATIA? NO, GRAZIE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.73

    Informasalute N.73

    Dicembre 2019

    I colori della vita

    Leggi tutto

  • Informasalute N.72

    Informasalute N.72

    Novembre 2019

    L’età del bisogno

    Leggi tutto

FUMO NEGLI OCCHI

Pubblicato dal Ministero della Salute il Rapporto 2019 sulla prevenzione e controllo del tabagismo.
La problematica del fumo, che causa in Italia oltre 93.000 decessi all’anno, affrontata dai più diversi punti di vista. Compreso l’inedito rapporto tra tabacco e Covid-19.

Alessandro Tich

Non pretendiamo con questo articolo di convincere i fumatori a smettere di fumare. Non ci riescono nella stragrande maggioranza dei casi neppure i messaggi di avvertimento e le immagini spesso raccappriccianti messe sui pacchetti di sigarette. Che sono però fumo negli occhi: per chi fuma regolmente e non è intenzionato a cessare, quelle immagini diventano invisibili. Ma il compito, anzi la missione della nostra rivista utile per la famiglia, vocata da sempre alla prevenzione, è quella di rendere disponibile a tutti un’informazione corretta per diffondere la conoscenza sugli stili di vita più sani per noi e per i nostri cari che ci stanno vicino, aiutando le persone che ci leggono a fare delle opportune riflessioni e a prendere anche delle decisioni consapevoli in merito. La notizia di attualità che ci consente di affrontare l’argomento è la pubblicazione del Rapporto 2019 sulla prevenzione e controllo del tabagismo, a cura del Ministero della Salute e scaricabile nella sua versione integrale nel sito istituzionale del Ministero www.salute.gov.it. In Italia, come avvertono gli estensori del rapporto, si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti all’anno e oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 e i 65 anni di età.
Per quanto riguarda il carcinoma polmonare, una delle principali patologie fumo correlate, nel nostro Paese la mortalità e l’incidenza sono in calo tra gli uomini ma in aumento tra le donne, per le quali questa patologia ha superato il tumore allo stomaco, divenendo la terza causa di morte per neoplasia, dopo il tumore al seno e al colon-retto. Ma il consumo di prodotti del tabacco (da fumo e non da fumo) “è tuttora nel nostro Paese la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile”. Ed è quindi su questo aggettivo, “prevenibile”, che bisogna concentrare campagne di informazione, di educazione e di sensibilizzazione.

I numeri del tabagismo

Come evidenzia il rapporto, il tabacco “provoca più decessi di alcol, Aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme” ed è la “causa nota o probabile” di almeno 25 malattie, tra le quali broncopneumopatie croniche ostruttive e altre patologie polmonari croniche, cancro del polmone e altre forme di cancro, cardiopatie, vasculopatie.
L’enorme incidenza del tabagismo tra le cause di mortalità dipende dallo sterminato “pubblico” di consumatori: secondo i dati dell’OMS nel mondo ci sono
oltre 1 miliardo di fumatori, il 70% dei quali inizia a fumare prima dei 18 anni di età, e si stima che il consumo di tabacco sia la causa nel mondo di 8 milioni di decessi all’anno, quasi 900mila dei quali provocati dal fumo passivo che causa anche la perdita di oltre
9 milioni di anni di vita in buona salute.

La legge italiana “anti-fumo”

Con l’entrata in vigore nel gennaio 2005 della legge 3/2003 “Tutela della salute dei non fumatori”, nota anche come “Legge Sirchia”, l’Italia è stata il primo grande Paese europeo a introdurre una normativa per regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati.
A 15 anni di distanza il bilancio viene considerato “positivo” per quanto riguarda il divieto di fumo nei luoghi pubblici e quindi l’obiettivo primario di tutela dei non fumatori. Tuttavia in Italia l’esposizione al fumo passivo nei luoghi chiusi in ambito domestico è ancora rilevante: 16 intervistati su 100 dichiarano che nella propria abitazione è ammesso fumare.
La buona notizia è che il numero delle “case libere dal fumo” continua ad aumentare col tempo, come effetto presumibile di un passaggio culturale che dalla legge sul divieto nei luoghi pubblici conduce all’astensione dal fimo negli ambienti di vita privati.

Tentativi di smettere

Secondo i dati di sorveglianza PASSI, nel 2018 i tentativi di smettere di fumare sono leggermente aumentati rispetto al 2017 (37,9% contro il 34,4%).
Il tentativo fallisce nella stragrande maggioranza dei casi. Solo una bassa quota (meno del 10%) raggiunge l’obiettivo e riferisce di aver smesso di fumare da più di 6 mesi. Le persone che tentano di smettere si riducono progressivamente nel tempo, ma nel tempo si va riducendo anche la quota dei fumatori. Ancora troppo bassa, secondo il rapporto, è l’attenzione degli operatori sanitari al fumo: solo la metà dei fumatori (51,4%) dichiara di aver ricevuto il consiglio di smettere da un medico o da un operatore sanitario.

Tabacco e Covid-19

Un nuovo capitolo che non poteva mancare nel testo più aggiornato del rapporto. Data la trasmissione per via aerea del virus, in generale attraverso le goccioline respiratorie, diversi studi preliminari hanno cominciato ad approfondire il rapporto tra infezione e fumo, con risultati ancora non definitivi.
Un’analisi effettuata dalla SITAB (Società Italiana di Tabaccologia) su 28 studiscientifici pubblicati di recente, tra cui 22 cinesi, in cui è stata considerata l’abitudine al fumo nei malati di Covid-19, ha evidenziato “che il fumo di sigaretta non solo non sembra avere un effetto protettivo dal contagio, ma che fumare rappresenta un fattore prognostico negativo per tali pazienti”. Sono tutti dati da confermare, ma “gli studi disponibili mostrano un rischio di malattia più severa tra i fumatori”. Inoltre l’atto stesso del fumo, che comporta che dita e sigarette potenzialmente contaminate siano a contatto con le labbra, può di fatto aumentare la possibilità di trasmissione del virus dalla mano alla bocca. Non è stato invece pubblicato alcuno studio sul rapporto tra Covid-19 e sigarette elettoniche, per cui è prematuro esprimersi su questo tema.

Quelli sopra elencati sono sono alcuni, e ridotti all’osso, dei tanti punti elaborati dal Rapporto 2019 sulla prevenzione e controllo del tabagismo, che per la complessità e rilevanza dell’argomento vengono approfonditi nel testo in maniera molto più estesa e articolata, compresa anche la voce relativa ai servizi territoriali disponibili e al
numero verde (800.554.088) a cui rivolgersi per smettere di fumare. Questo nostro articolo vuole quindi essere un piccolo contributo, come tanti altri pubblicati in tutti questi anni, per aggiungere un “tiro” di consapevolezza – senza filtro, ma con la schiettezza dei dati alla mano – sull’importanza di non sottovalutare il problema. E se soltanto un lettore-fumatore, dopo aver letto queste righe, comincerà almeno a ridurre il numero di sigarette fumate in un giorno, vorrà dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.

Alessandro Tich

Condirettore

InForma Salute
    • Casa Editrice

      Agenzia Pubblicitaria Europa 92
      Via Pio IX 27 - 36061 Bassano del Grappa (Vi)
      C.F.: 02101360242

      info@informasalute.net
      tel: 0424.510855
      mobile: 0039.335.7781979

      Seguici su

    • Redazione

      Direttore Responsabile
      Angelica Montagna

      Condirettore
      Alessandro Tich

      Coordinatore Editoriale
      Ledy Clemente
      Romano Clemente

      Redazione
      Romano Clemente
      Alessandro Tich
      Angelica Montagna
      Renzo Deganello
      redazione@informasalute.net

    • Contattaci

      Nome e Cognome (richiesto):


      E-Mail (richiesto):


      Messaggio (richiesto):


      Clicca sul riquadro sottostante per dimostrare che sei umano (richiesto):