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Un “giardino” per bambini “mai nati”

“Dobbiamo riportare tra noi quei valori etici e morali che fanno parte della nostra cultura e della nostra tradizione” Il linguaggio della delibera comunale è quello freddo tipico di qualunque atto amministrativo, ma le parole sono chiare ed esprimono una grande umanità. Quella che lo scorso 27 settembre ha spinto la Giunta Comunale ad approvare l’individuazione di uno spazio cimiteriale, tanto a Cassola, quanto a San Zeno, riservato ai “bambini mai nati”. Così, infatti, da oggi si chiamano a Cassola quelli che la legge definisce freddamente con il termine di “prodotti abortivi”. A Cassola l’amministrazione sceglie, dunque, di consentire una degna sepoltura anche a quei piccoli morti di aborto per i quali, sotto le 28 settimane, la sepoltura è prevista per legge solo su richiesta delle madri. Ma non solo. Nel caso di Cassola, l’amministrazione va oltre scegliendo di istituire il “Registro dei bambini mai nati” e arrivando persino a farsi carico delle spese: “il servizio di inumazione – si legge nella delibera – spetterà al comune per i genitori residenti nel comune” ed inoltre “il costo del servizio di trasporto, quantificato in presunti 500 euro annui, sarà a carico del Comune”. Una delibera, quella sui “bambini mai nati”, fortemente voluta dal sindaco, Silvia Pasinato. «È mio dovere, come amministratore comunale – spiega il primo cittadino – impegnarmi a riportare fra noi anche quei valori etici e morali che fanno parte della nostra cultura e della nostra tradizione di vita cristiana. Approfitto del ruolo di sindaco per fare anche questo: dare una scossa, scuotere le coscienze. Sento di avere il dovere di impegnarmi affinché nel mio piccolo, anche io, possa cambiare qualcosa su un tema così importante quale quello del rispetto della vita umana. Questa delibera nasce così: mi sono state fornite alcune informazioni in merito a cosa accade oggi ai feti abortiti e ai limiti imposti dalla legge con cui devono scontrarsi i genitori desiderosi di fare una sepoltura ai loro figli. Trovo agghiacciante che la legge definisca un feto senza vita al di sotto le 27 settimane di gestazione un “prodotto abortivo”. È agghiacciante per come da cristiana sono cresciuta e lo è per l’ambiente cristiano in cui viviamo che venga data tale definizione ad un esserino che fino a qualche istante prima viveva dentro il corpo di una donna. Ancora peggio mi sono sentita quando ho compreso che il “bambino mai nato” viene trattato come un rifiuto e in quanto tale smaltito. Per questo, ho proposto alla giunta del Comune di assola di intervenire: abbiamo cambiato il termine “prodotto abortivo” con bambino mai nato, abbiamo individuato nei cimiteri comunali le aree dove dare degna sepoltura ai bambini che non riescono a venire al mondo, abbiamo scelto che sia il comune, dietro richiesta dei genitori, ad accollarsi le spese per il trasporto e la sepoltura della salma e abbiamo istituito presso l’ufficio dello stato civile il Registro dei bambini mai nati. Proprio quest’ultima scelta va nel senso di riconoscere la vita fin dal primo momento del concepimento e di riconoscere il concepito come parte della nostra comunità. Credo che l’attività di un sindaco non si debba fermare alle opere pubbliche, alla sicurezza, a far quadrare i conti: ho l’onore di lavorare al servizio della comunità di Cassola e desidero farlo portando anche quello che come persona sento sia giusto. In questo atteggiamento nasce la scelta fatta dalla giunta: dare pieno riconoscimento della vita che c’era per i bambini mai nati, dare un modo per rimanere vicini ai loro genitori, assieme ai quali sono una famiglia. Non diamo per scontato che uno stato laico vada sempre bene, non diamo per scontato che se è stato deciso così, allora va bene lo stesso. Come persone ci dobbiamo impegnare di più affinché i valori etico morali della nostra tradizione cristiana siano nelle nostre azioni e nelle nostre scelte, dalle più semplici alle più complesse».

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