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Ginecologia e Ostetricia: Voce del Verbo Nascere

A Vicenza il convegno “Scienza e Coscienza in Ginecologia e Ostetricia”

Intervista al dr. Gabriele Falconi, Dirigente U.O.C. Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Bortolo

Da Alessandro Tich Ginecologia e Ostetricia, tra scienza e coscienza:

GC Zanni primario UOC di Ginecologia e Ostetricia

Dott. Giuliano Carlo Zanni

il tema conduttore dell’importante convegno del 7 giugno 2019 che ha richiamato nell’Aula Magna del Polo Didattico Universitario dell’Ulss 8 Berica di Vicenza relatori di prestigio e un uditorio qualificato per approfondire da diversi punti di vista (medico, giuridico, antropologico, filosofico e bioetico) l’agire del personale sanitario, medico e no, di fronte a problematiche comuni nella pratica ginecologico-ostetrica e della pediatria neonatale. In particolare sono state discusse questioni fondamentali di medicina, diritto ed etica, tra cui consenso informato, tutela della salute delle donne e obiezione di coscienza. Il dr. Gabriele Falconi, Dirigente dell’U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza e componente del Comitato Regionale per la Bioetica, ha condiviso il ruolo di responsabile scientifico del convegno con il Primario di Ostetricia e Ginecologia del San Bortolo, dr. Giuliano Carlo Zanni e, come relatore, ha parlato di “Prevenzione e gestione dell’aborto volontario in ospedale”.

Dottor Falconi, qual è stato il focus generale del convegno?

Dott. Gabriele Falconi Dirigente dell’U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia

La valorizzazione del consenso informato per la paziente. Spesso nella pratica clinica si prendono decisioni importanti senza la dovuta informazione e formazione. Il dott. Giuseppe Grande, endocrinologo del Policlinico universitario “A. Gemelli” di Roma, ha mostrato dati cruciali ma poco conosciuti sulla procreazione medicalmente assistita (PMA). Solo le linee guida canadesi, infatti, riportano i rischi per la mamma e il concepito e i risultati delle varie tecniche in maniera completa. Quando si informa una paziente sulla PMA bisogna sottolineare l’elevata percentuale di aborti spontanei e distinguere l’inizio di gravidanza, più facile da ottenere, dal “figlio in braccio” per non alimentare false aspettative, come purtroppo avviene spesso. Andrebbero poi considerate l’alta percentuale di “perdita embrionaria”, la “selezione degli embrioni” e, quindi, la possibilità di “aborto provocato” dalla tecnica.

Prima di ricorrere alla PMA si devono analizzare le cause della sterilità/infertilità. Non è giusto enfatizzare le tecniche per produrre un figlio in laboratorio evitando un costruttivo approccio medico che darebbe invece migliori risultati nella risoluzione sia della sterilità che dell’infertilità, come dimostrato dai dati esaminati dal dott. G. Grande. Alcune tecniche di PMA, poi, prevedono addirittura l’utilizzo di gameti esterni alla coppia, la loro compravendita e l’utero in affitto negando diritti inviolabili del nascituro prima ancora che diritti e doveri delle persone coinvolte.

Gli altri temi centrali?

Sono state evidenziate le gravi conseguenze dell’aborto volontario. La psicoterapeuta dott.ssa Manuela Dal Monte ha riportato che in un autorevole studio scientifico su quasi mille aborti volontari, dopo un solo anno, il 76% delle donne si sono pentite e un altro 14% avrebbero riflettuto maggiormente. Le conseguenze di un aborto durano per anni e, anche quando sono superate con aiuti validi, lasciano una traccia indelebile. Molte volte le donne hanno bisogno di aiuto, di qualcuno che le affianchi per trovare in se stesse la forza di “resilienza” e affrontare la sfida di una gravidanza inaspettata o indesiderata. Spesso, per il particolare vissuto familiare e umano, la capacità di resilienza è ridotta e non si dà valore a se stesse, tantomeno al figlio. Si pensa di risolvere il “problema” eliminando l’imprevisto, ma la vita non sarà più come prima. È importante, poi, non sottovalutare il disorientamento della donna dopo una diagnosi prenatale problematica.

Importante perché?

In Italia è facile ottenere la diagnosi prenatale ma i centri di terapia fetale e gli Hospice Perinatali (come gli Hospice per adulti permettono la cura del figlio in utero quando non ci sono più speranze di guarigione o miglioramento) sono più unici che rari e diverse patologie non possono essere seguite nella maniera dovuta. La donna dovrebbe essere informata sulla storia naturale della patologia, sull’entità dei rischi per la salute del figlio in grembo e su tutte le possibilità terapeutiche e di assistenza immediate e a lungo termine.

Senza un’informazione corretta, completa e documentata la donna, inevitabilmente spaventata da informazioni vaghe o da luoghi comuni, non può decidere consapevolmente o addirittura potrebbe essere indotta ad abortire. Avere cura del malato è sempre possibile anche quando si sono esaurite le possibilità di terapia per guarire o migliorare. È stata dimostrata l’importanza dell’accompagnamento e di tutte quelle “cure palliative” che permettono ai genitori di essere comunque accanto al figlio bisognoso. In alternativa all’aborto, negli Stati Uniti, grazie ad una rete di oltre 200 Hospice Perinatali, è diventata una pratica comune per i genitori di bimbi gravemente malformati “terminali” accompagnarli in utero, come fossero già nati, con grandi benefici per la coppia e per tutto il tessuto familiare.

Tutto questo che messaggio ci lancia?

Dott. G. Leoni Vicepresidente Nazionale dell'ordine dei Medici

Dott. G. Leoni

È opportuno che la donna chieda informazioni complete con una dettagliata documentazione scritta che le permetta di riflettere. Espressioni verbali generiche o frammentarie possono essere destabilizzanti. Sarebbe necessario affidare i casi più complessi a centri specialistici, anche fuori provincia o regione, considerata la rarità di certe patologie. Si indichi il centro di riferimento dove ottenere informazioni e cure migliori piuttosto che come abortire in tempi “brevi”! Se c’è un problema può essere utile prendere contatto con il volontariato, molto attivo e presente nel Veneto, dalle famiglie numerose fino ad associazioni di familiari che assistono o hanno assistito figli con la stessa patologia fetale. Senza informazioni adeguate la scelta non è mai libera.

Dott. G. Rocchi

Dott. G. Rocchi Consigliere Suprema Corte di Cassazione

In questo grande tema e, in particolare, per l’aborto come si inserisce la questione dell’obiezione di coscienza?

Il personale sanitario obiettore (dai medici ginecologi, anestesisti, alle ostetriche, infermiere, operatrici,…) vive un dramma perché vede il bambino nel grembo della mamma come “uno di noi”, ovvero una persona come noi. Riconosce che l’aborto è sempre un danno, per il bimbo ma anche per la mamma. La dott.ssa M. Dal Monte e il prof. Giuseppe Noia, professore di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma (UCSC), hanno messo in luce il dialogo intenso neuroendocrino, biochimico e psicologico che si instaura già dal concepimento tra mamma e figlio. Cellule fetali rimarranno nel corpo della madre per tutta la vita.

L’obiettore non è chi rinuncia al suo ruolo, ma chi si attiva in tutti i modi per assistere la mamma in difficoltà rispondendo concretamente ai suoi bisogni. Spesso le cause che portano all’aborto rimangono sconosciute mentre dovrebbero essere registrate, almeno in maniera anonima. Solo una volta accertate e valutate le cause, si potranno predisporre politiche sanitarie di sostegno efficaci. Dovrebbero essere rispettati il dettato legislativo e, al tempo stesso, il diritto dell’obiettore a non partecipare all’eliminazione di “uno di noi”, secondo il criterio teleologico e non il solo criterio cronologico, ben descritti dal giurista e bioeticista dott. Tommaso Scandroglio. La gestione dell’intero ricovero per interruzione volontaria di gravidanza dovrebbe essere affidata perciò solo al personale non obiettore per il quale i feti nell’utero sarebbero cellule e non persone.

Un conflitto tra ciò che permette la legge e quello che la scienza verifica e la coscienza “sente”?

Dott. S. Barra Direttore Sanitario AULSS 8 Berica

Dott. S. Barra

Simili conflitti tra legge, scienza e coscienza, riguardo a chi possa essere considerato “persona”, si sono avuti anche nella storia relativamente recente, per esempio con la schiavitù e le leggi razziali. Allora alcuni intellettuali (Voltaire, Diderot, Hume, Kant, Hegel,…) teorizzavano la superiorità di una razza sull’altra. Perfino senza ricorrere alle numerose evidenze scientifiche, illustrate dal prof. G. Noia, molti (Bobbio, Pasolini, Fallaci, Papa Francesco,…) hanno assimilato e assimilano l’aborto a un vero e proprio omicidio. Così come per la schiavitù e le leggi razziali, speriamo che si riconosca unanimemente e presto il valore straordinario e irripetibile di ogni essere umano nel grembo della mamma, come ci testimoniano in modo mirabile e incontrovertibile natura, scienza e coscienza. Non uccidiamo un altro uomo perché ne riconosciamo il valore intrinseco di Persona e non perché ce lo impone la legge.

Nella pratica quotidiana quali sono le problematiche legate a questo conflitto?

Dott. F. Cracco

Dott. F. Cracco Presidente dell'Ordine dei Farmacisti di Vicenza

In alcune regioni italiane farmaci potenzialmente abortivi come le pillole del “giorno dopo” o dei “cinque giorni dopo” e persino farmaci sempre abortivi come la pillola del “mese dopo” possono essere ottenuti in ambiente ambulatoriale, consultoriale e/o addirittura illegalmente su internet. Di conseguenza si espone la donna a rischi potenzialmente gravi per la salute e per giunta fuori dall’ ambiente ospedaliero permettendole il ritorno al domicilio dopo la somministrazione della pillola del “mese dopo”.

Il medico obiettore che vede il bimbo in utero come “uno di noi” non può essere costretto a contribuire in alcun modo alla sua eliminazione. Le parole del Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Vicenza dott. Florindo Cracco hanno destato ulteriore indignazione e preoccupazione per una legge che permette un utilizzo “incosciente” e di fatto “incontrollato” della pillola del “giorno dopo” e dei “cinque giorni dopo” da parte di tante ragazze giovani e al tempo stesso limita l’obiezione di coscienza dei farmacisti e anche il sia pur minimo controllo medico.

Esiste quindi un aborto farmacologico?

Prof G Noia,  Dott. T Maggino direttore UOC di Ginecologia e Ostetricia dell' ospedale di Mestre Dott. A Cocco, dottssa M Dal Monte e Dott. G Anzani

da sinistra a destra, Prof G Noia, Dott. T Maggino direttore UOC di Ginecologia e Ostetricia dell’ ospedale di Mestre Dott. A Cocco, dottssa M Dal Monte e Dott. G Anzani

Il dott. Andrea Cocco, responsabile del reparto di Ginecologia e Ostetricia di Asiago, ha spiegato il meccanismo d’azione della spirale e delle pillole cosiddette “contraccettive” d’urgenza del “giorno dopo” e dei “cinque giorni dopo” che possono interrompere una gravidanza già iniziata. Negli anni ’70 associazioni a favore dell’aborto e della contraccezione ottennero che l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) considerasse l’impianto in utero e non il concepimento, che avviene nella tuba circa 7 giorni prima dell’impianto, come l’inizio della gravidanza. Con tale “manipolazione semantica”, priva di qualsiasi fondamento scientifico e anzi in contrasto con i dati scientifici disponibili, tutti i farmaci intercettivi o potenzialmente tali, che evitano l’impianto dell’embrione in utero, e quindi abortivi, sono stati declassati a semplici contraccettivi.

Dopo il 90° giorno è possibile il solo aborto terapeutico… come si comporta il ginecologo?

Il prof. G. Noia ha illustrato come l’aborto sia quasi sempre “eugenetico” con l’eliminazione del malato e la rinuncia alle cure terapeutiche o palliative. Dalla 22a settimana la legge 194 non ammette la possibilità di abortire, anzi obbliga ad assistere il nascituro in modo adeguato programmando il parto e le modalità di assistenza neonatale nella maniera più idonea come hanno evidenziato la prof.ssa Patrizia Papacci, neonatologa del Gemelli e il dott. Giuseppe Fattorini, ginecologo membro del comitato scientifico dell’ AOGOI emiliana. Per quanto riguarda l’aborto erroneamente definito “terapeutico” si è suggerito di verificare le motivazioni registrate in cartella dai medici, i percorsi assistenziali, i criteri e le modalità dell’ eventuale ”urgenza” e se sia concentrato in alcune Provincie e/o ASL.

Cosa fare?

convegno del 7 giugno 2019

Bisognerebbe garantire alla donna che manifesta l’intenzione di abortire un consenso informato completo e un iter di supporto “mirato”, circostanziato e ben documentato. Alla donna consapevole delle alternative e delle conseguenze (fisiche, psichiche, relazionali, familiari, sociali…) della scelta abortiva dovranno essere garantiti un percorso adeguato intraospedaliero, dall’inizio del ricovero fino alla dimissione, e la continuità assistenziale da parte del personale non obiettore specificamente formato.

Come?

Prof. P. Greco Direttore della Cattedra di Ginecologia e Ostetricia Università di Ferrara

Prof. P. Greco Direttore della Cattedra di Ginecologia e Ostetricia Università di Ferrara

Su tali riflessioni abbiamo registrato con piacere l’attenzione e gli interventi del dott. Giovanni Leoni, vicepresidente della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri (FNOMCeO) e presidente regionale del maggiore sindacato di categoria CIMO, del prof. Pantaleo Greco, direttore della Cattedra di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Ferrara, del ginecologo dott. G. Fattorini, già responsabile dei Consultori di Bologna, dell’avvocato dott. Luca Ronchetti, del dott. Giuseppe Anzani, magistrato già presidente del Tribunale di Como, e del dott. Giacomo Rocchi, consigliere della Suprema Corte di Cassazione.

Grazie ai loro interventi costruttivi nella tavola rotonda finale sono state proposte e discusse interessanti soluzioni organizzative e tecniche a livello ospedaliero e dei consultori. Il primario dott. G.C. Zanni ha concluso auspicando una collaborazione proficua tra il personale sanitario tutto e le direzioni ospedaliere perché quanto proposto trovi applicazione.

di Alessandro Tich

Alessandro Tich

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