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Helicobacter tra i germi più difficili da individuare

helicobacter-pylori

Intervista al Direttore Dott. Diego Fregonese del reparto gastroenterologia dell’Ulss 15 di Camposampiero e Cittadella 

L’Helicobacter pylori è un batterio dotato di flagelli per il movimento, il cui habitat ideale è il muco dello stomaco umano.

E’ presente nel 20% della popolazione mondiale di età compresa fra i 40 e i 60 anni. Vive nello stomaco umano, può rimanere nascosto per anni senza provocare disturbi di alcun tipo, ma può anche dare origini a gastriti croniche e, a volte, a difficili ulcere gastriche o duodenali. Per fare chiarezza sui dettagli dell’helicobacter, lo chiediamo al primario del reparto gastroenterologia dell’Ulss 15 di Camposampiero e Cittadella, Dott. Diego Fregonese.

 

Dott.  Fregonese, si dice che l’helicobacter sia un batterio temibile, invisibile e resistente alle cure. Ci potrebbe dire di cosa si tratta?

La maggior parte delle persone ne è portatrice, ma un buon equilibrio fra potere patogeno del microrganismo e difese immunitarie del soggetto, normalmente garantisce un’adeguata protezione. Il batterio vive soltanto in ambiente acido protetto da uno strato di muco; per questo motivo si trova solo nello stomaco. Il batterio può produrre sostanze che causano danni alle cellule e con il tempo possono indurre la comparsa di gastrite e ulcera. L’H. pylori è particolarmente diffuso nei Paesi nei quali gran parte della popolazione è sotto i sedici anni, come in Colombia e in Cina. In questi Stati il batterio colpisce molto facilmente i bambini. Questo batterio si insedia negli stomaci delle persone di età medio-anziana: si stima infatti che circa il 20% delle persone tra i quaranta e i sessanta anni siano infettati da questo batterio. La sua scoperta si deve a un evento casuale: gli scienziati Robin Warren e Barry Marshall dimenticarono nell’armadietto del loro laboratorio delle piastre contenenti succhi gastrici (fino all’epoca si riteneva che lo stomaco fosse sterile); dopo poco tempo si notò la formazione di una patina sulla superficie di tali piastre, vere e prorpie colonie batteriche di Helicobacterpylori. In realtà i due ricercatori australiani non furono per la verità i primi a scoprire il batterio responsabile dell’ulcera: esso fu, infatti, per la prima volta isolato nel 1893 da Giulio Bizzozero, un medico italiano, che rilevò il batterio nello stomaco dei cani. Come spesso accade, non seppe però intuire l’importanza di quanto era davanti ai suoi occhi e così si dovette aspettare ancora quasi un secolo per capire cosa il batterio “a virgola” fosse capace di fare.

 

L’helicobacter è un parassita che vive nutrendosi all’insaputa di chi lo ospita. Come e dove si può incontrare questo parassita?

Le modalità con cui l’H. pylori si trasmette sono ancora oggi sconosciute e attualmente l’uomo è l’unico serbatoio noto di questo batterio. La modalità di trasmissione più probabile è quella orale o oro-fecale. Altre possibili vie di contagio sono il contatto con acque o con strumenti endoscopici contaminati, ma non esistono ancora dati definitivi al riguardo.

 

E’ vero che questo batterio può causare malattie gravi come il tumore? Oltre a questa eventualità (mi corregga), quali danni provoca al nostro corpo?

Il disturbo più frequente che il batterio determina è quello della dispepsia funzionale (una volta definita “cattiva digestione”), cioè di “dolore o fastidio” addominale persistente o ricorrente, riferito ai quadranti addominali superiori che non si associa a diagnosi di malattia organica. La frequenza della dispepsia è elevata (tra il 30% e il 50% della popolazione). La relazione tra l’infezione causata dall’H. pylori e la dispepsia funzionale è tuttora discussa. L’H. pylori è l’agente causale della gastrite cronica, detta anche “aspecifica”. La relazione tra quest’ultima e l’infezione è sorretta da studi che hanno dimostrato che l’eradicazione del batterio può inizialmente far diminuire e, successivamente, far scomparire i segni dell’infiammazione. L’endoscopia è quell’indagine che permette di valutare e di descrivere la presenza della gastrite, e i prelievi bioptici che si fanno, permettono di caratterizzare la forma della gastrite, la presenza di H. pylori, insomma tutte le caratteristiche della gastrite cronica. Inoltre, possono evidenziare la presenza di metaplasia intestinale o l’ipertrofia delle cellule endocrine, cioè la presenza di lesioni mucose potenzialmente evolutive. Una condizione di pangastrite (cioè dell’interessamento di tutte le aree dello stomaco all’infezione) è esposta a una maggiore possibilità di evoluzione verso il cancro gastrico. Il ruolo dell’infezione da parte dell’H. pylori tra gli eventi che portano al cancro gastrico è sottolineato dall’importanza assegnata a esso dall’International Agency for Research on Cancer che lo ha classificato come “carcinogeno di gruppo I”. Nel contempo non si può sottovalutare il rischio di sviluppare un cancro in quei pazienti che siano portatori di pangastrite da H. pylori, di età avanzata ed esposti ad altri fattori di rischio. In questi soggetti la sorveglianza endoscopica deve essere assidua e rigorosa.

 

Quando e come un medico si rende conto che un paziente potrebbe aver contratto questo batterio?

La presenza di dispepsia o dei sintomi della gastrite possono suggerire al medico tale eventualità. A questo punto ha due strade: l’esecuzione di uno dei vari test per accertare la presenza di infezione attiva (UBT, ricerca fecale degli antigeni contro l’H. pylorietc) o, in alternativa, l’esecuzione di una gastroscopia con campionamento bioptico; in quest’ultimo caso non solo si documenterà la presenza o meno del batterio, ma, attraverso le biopsie, si valuteranno i danni eventualmente causati dal germe alla mucosa gastrica. Come specialista non posso che considerare di estrema utilità la gastroscopia, indagine ambulatoriale molto semplice, generalmente ben tollerata con una adeguata sedazione.

 

Ci sono delle cure che debellano totalmente questo parassita?

Il batterio, vivendo in uno dei luoghi più ostili del corpo umano, a causa dell’elevata acidità dei succhi gastrici, è decisamente resistente. Inoltre ha la capacità, se sollecitato negativamente, di “ibernarsi” tra le cellule gastriche come sferula (cocco) inattaccabile da tutti gli antibiotici. La terapia per l’eradicazione del batterio comprende inibitori di pompa protonica (IPP) per ridurre l’acidità, e l’uso di antibiotici. Tuttavia la migliore terapia è una “multipla”, costituita da un inibitore di pompa associato a più antibiotici contemporaneamente. Le percentuali di eradicazione sono del 70-85% con la tripla terapia a base di claritromicina e del 75-90% con la quadrupla a base di bismuto.

 

L’helicobacter è trasmissibile? Ci potrebbe dare dei consigli per ridurre i rischi di trasmissibilità? 

La trasmissione dell’H pylori sembra avvenire principalmente fra i membri di uno stesso nucleo familiare, ed in particolare dai genitori ai figli e non viceversa. Diversi studi suggeriscono che l’acquisizione dell’infezione avviene prevalentemente nell’infanzia e che la prevalenza nei genitori tende ad essere maggiore rispetto a quella nei bambini. Inoltre il basso rischio di reinfezione dopo l’eradicazione del batterio negli adulti e nei bambini con età superiore ai 5 anni rispetto a quelli con età inferiore a 5 anni, suggerisce che la prima infanzia possa essere un periodo critico per l’acquisizione dell’infezione. Diversi lavori suggeriscono una relazione fra l’ordine di nascita dei fratelli e la loro possibilità di essere H pylori positivi, essendo i fratelli maggiori più a rischio di contrarre l’infezione rispetto a quelli minori. Le principali modalità di trasmissione dell’Helicobacterpylori sono quattro:

  • oro-fecale;
  • orale (è stata dimostrata la presenza dell’H. pylori nella placca e nella saliva);
  • attraverso materiali sanitari (uso di endoscopi o sondini naso gastrici);
  • zoonosi (prevalenza alta nei veterinari e nelle persone a stretto contatto con gli animali).

 

Gli animali domestici possono essere portatori di questo batterio?

La prima ipotesi che gli animali potessero essere una sorgente d’infezione per l’uomo venne formulata in studi condotti su categorie di lavoratori strettamente a contatto con gli animali, quali i veterinari e gli operai dei mattatoi. La più elevata presenza di helicobacter in queste categorie fu però spiegata come risultato di una reazione nei test sierologici con Helicobacter di origine animale, dato l’aumentato numero di specie animali risultate colonizzate da una varietà di nuove specie di Helicobacter. L’isolamento dell’H pylori dagli animali non è semplice: il batterio comunque è stato isolato in coltura dalla scimmia Rhesus, ove si presenta apparentemente come un’infezione naturale. Tuttavia è improbabile che gli animali domestici siano una sorgente di infezione, poiché diversi studi non hanno mostrato alcuna significatività né correlazione tra il possesso di animali domestici e la malattia ulcerosa peptica. Vi sono invece evidenze convincenti che l’H heilmanii (batterio diverso dal nostro H. pylorii) sia una zoonosi e che l’infezione possa essere acquisita dai cani. Se e quali patologie causi questo batterio allo stomaco umano non è ancora noto.

 

Per concludere, dott. Fregonese se questo tipo di batterio è invisibile, diffuso e temibile, che consigli si sente di dare alle persone per ridurre i rischi di malattia? 

Non è del tutto invisibile, basta ricercarlo con mezzi giusti, e la gastroscopia è quello più idoneo. Purtroppo è vero che è molto diffuso, ma sulla temibilità di questa infezione si è discusso troppo: solo una particolare categoria di persone, quelle con una gastrite diffusa e di età avanzata, come prima ricordato, sono effettivamente a rischio. Le possibilità di vincere l’infezione sono, comunque, molto elevate. Inoltre, l’eradicazione da questo germe abbatte in modo significativo i rischi di cancro. Una vita sana, l’attenzione per le normali norme igieniche nei contatti interpersonali riducono la possibilità di contrarre l’infezione.

Di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute

Dr. Diego Fregonese

Gastroenterologia – Presidi Ospedalieri di Cittadella e Camposampiero

InForma Salute
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