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IL PASSO IN AVANTI

UN ENDOMICROSCOPIO CONFOCALE LASER PER LA DIAGNOSI DEI TUMORI ALL’APPARATO URINARIO

L’Urologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa è il terzo centro in Europa a dotarsi di questa apparecchiatura all’avanguardia.

Alessandro Tich

Il suo nome commerciale è “Cellvizio 100”. Dal punto di vista tecnologico si tratta di un sistema di endomicroscopia laser confocale. É la nuova apparecchiatura all’avanguardia in dotazione al reparto di Urologia dell’Ospedale di Bassano del Grappa, frutto di una donazione per un valore di oltre 77mila euro dell’Associazione onlus E.L.I.O.S. (Esperienza Lavoro Impresa Obiettivo Sanità), presieduta da Renato Campana. Inaugurata nel corso di un incontro al San Bassiano che ha visto l’intervento, tra gli altri, dell’assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, la strumentazione consente di effettuare diagnosi di tumore all’apparato urinario più precise per favorire l’utilizzo di trattamenti conservativi. E quello dell’Ospedale di Bassano è il terzo centro urologico in Europa a dotarsi di questa tecnologia. La novità riguarda in particolare la diagnosi dei carcinomi uroteliali, neoplasie che colpiscono l’urotelio, il tessuto composto da cellule che come mattonelle rivestono l’apparato urinario dove scorre l’urina. Tali neoplasie vengono chiamate “tumori a cellule transizionali” (TCC-Transitional Cell Carcinoma). La porzione più colpita da questo tipo di neoplasia è la vescica, ma tumori delle cellule di transizione si possono presentare anche a carico dei calici renali, degli ureteri e dell’uretra. La rilevanza della nuova dotazione per l’Urologia bassanese dal punto di vista diagnostico riguarda il fatto che il tumore della vescica è il quarto tumore per frequenza nell’uomo e la seconda neoplasia più frequente tra i tumori dell’apparato urinario. Nella maggioranza dei casi (circa il 70 %), al momento della diagnosi la neoplasia non infiltra gli strati più profondi della parete vescicale, dove è presente il muscolo, ma rimane confinata nello strato superficiale. Nei casi in cui la neoplasia infiltra invece la parete muscolare, il principale metodo curativo consiste nella asportazione completa della vescica, con importanti conseguenze psicofisiche per il paziente. Il TCC delle alte vie urinarie appare ancora più difficile da gestire poiché la diagnosi è più difficoltosa per l’angusta e sottile conformazione anatomica ed aumenta il rischio di trovare malattie infiltranti. La diagnosi precoce di TCC resta quindi un traguardo importante per l’urologo poiché permetterebbe di avviare terapie non invasive e, quando possibile, di evitare l’evoluzione della malattia o la terapia chirurgica demolitiva. Ed è proprio questo lo scopo della nuova apparecchiatura, che permette una valutazione dinamica microscopica dell’architettura e della morfologia cellulare. “Si tratta a tutti gli effetti di un microscopio ottico – spiega il dr. Antonio Celia, direttore dell’UOC di Urologia del San Bassiano – che ha la particolarità di essere abbinato ad un sistema in grado di rilevare l’immagine di un campione illuminato con una scansione punto a punto e quindi di ricostruirla, restituendo una visione d’insieme tridimensionale ed estremamente accurata dell’area indagata. Il grande vantaggio è che consente di effettuare delle biopsie ottiche non su un campione di tessuto rimosso, ma direttamente in-vivo sul paziente. Questo rende la diagnosi non invasiva per il paziente stesso e allo stesso tempo, quando necessario, consente di acquisire informazioni funzionali non indagabili sul campione bioptico tradizionale, come per esempio per la valutazione del flusso sanguigno.” In ambito chirurgico tale sistema è stato utilizzato inizialmente in Gastroenterologia per la diagnosi in tempo reale dei tumori allo stomaco o dell’intestino durante le procedure endoscopiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Visto il vantaggio del sistema confocale, l’apparecchiatura sta iniziando a trovare applicazione anche in ambito urologico. “La utilizzeremo per la diagnosi e il trattamento delle patologie neoplastiche uroteliali e per i tumori particolarmente pericolosi per la loro rapida evoluzione da forme superficiali a forme infiltranti – continua il dr. Celia -. Questo strumento permette di migliorare ed anticipare la diagnosi di neoplasia in stadio ancora superficiale e di trattare pazienti affetti da tale neoplasia contestualmente alla procedura diagnostica, con notevoli vantaggi per i pazienti. Sarà più semplice, infatti, distinguere tra i diversi stadi della patologia e quindi individuare i casi nei quali è possibile adottare un approccio conservativo, tale da garantire il mantenimento della funzionalità dell’apparato urinario colpito, con tutto quello che può voler dire in termini di qualità di vita.” “Il progetto – conclude il primario – partirà con l’Urologia ma è stata pianificata l’applicazione in altri settori specialistici con l’obiettivo di ottenere diagnosi neoplastiche in fase precoce con trattamenti tempestivi e curativi.” “La Sanità veneta – commenta nell’occasione l’assessore regionale Manuela Lanzarin – rimane una Sanità di eccellenza, ai vertici delle classifiche stilate dagli organi terzi. É una Sanità che ha saputo investire in professionalità, e quindi nel capitale umano, e anche in attrezzature e tecnologie, per le quali in Veneto investiamo 70 milioni all’anno. La Sanità pubblica, che per noi è imprescindibile, rappresenta l’eccellenza e continuerà a rappresentarla. É importante, come in questo caso, anche l’intervento del privato che sa fornire progettualità e attrezzature e quindi investire nel nostro sistema sanitario.”


Alessandro Tich

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