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Il peso delle responsabilità

Chiara Bonan

Intervista a Daniela Primon, direttore del Dipartimento di Riabilitazione Ulss 15 Alta Padovana

“Oggi la cervicale mi fa impazzire” “Chiudi quel finestrino e abbassa l’aria condizionata che ho la cervicale” “Metto il foulard perché soffro di cervicale”…. sono frasi di uso e abuso comune. Ma cos’è la “cervicale”? Come ci ricordano i medici, in realtà il termine designa per ellissi un tratto della colonna vertebrale, il tratto cervicale, che comprende sette vertebre e costituisce l’asse di sostegno del collo. Il dolore in quell’area, invece, è detto cervicalgia e può avere diverse cause, tra le quali diventa sempre più ricorrente lo stress e la tensione muscolare.. Ce lo spiega nel dettaglio la  dottoressa Daniela Primon, direttore del Dipartimento di Riabilitazione dell’Ulss 15, che registra nell’ambulatorio dedicato dei due ospedali dell’alta padovana un’alta incidenza di accessi per dolori alla colonna, spesso legati più a cause psichiche e tensive che a vere e proprie patologie come l’artrosi o l’ernia al disco.

Quant’è diffusa la cervicalgia tra i vostri pazienti?

“Direi che si classifica al terzo posto, dopo la lombalgia e il dolore alle spalle. Queste tre problematiche, insieme, assommano ad un buon 60-70 % dei motivi per cui i pazienti si rivolgono a noi, con una leggera prevalenza delle donne”.

Quali sono le cause di un dolore tanto fastidioso?

“Alla radice può esserci un’artrosi, una patologia discale, un trauma distorsivo o contusivo e, in qualche caso, una neoplasia. Quando invece il dolore interessa il muscolo, la causa spesso è lo stress o una tensione muscolare (conseguente anche ad esposizione al freddo o aria condizionata)”.

E’ importante arrivare a determinare con precisione la causa?

“Assolutamente sì: non è sempre facile, ma è determinante per l’esito della cura. Un’accurata valutazione clinica è il punto di partenza per la risoluzione del problema”.

Qual è, allora, l’iter da seguire?

“A meno che non ci sia stato trauma o frattura, la prima cosa da fare è un’accurata valutazione clinica da parte del medico, in particolare lo specialista fisiatra. Eventualmente si prescrive un farmaco per risolvere la situazione acuta. Solo dopo si decide se sia necessaria la diagnostica strumentale. La cura vera e propria, invece, consiste in un trattamento medico, farmacologico e, per la risoluzione della causa, terapie riabilitative che vanno eseguite solo da persone altamente qualificate e possono declinarsi in massoterapia decontratturante, tens, correnti anaglesiche, ultrasuoni, calore o terapia manuale a seconda dei casi. E’ inoltre fondamentale eliminare anche le concause del dolore”.

 

Tra le cause di dolore alla cervicale lei ha elencato le patologie discali: come si riconoscono?

“Se il dolore si presenta sotto forma di cervicobrachialgia (dolore che si irradia al braccio e formicolio ad alcune dita delle mani), quasi sempre la responsabile del dolore è un’ernia del disco, che infiammandosi comprime la radice del nervo interessato. In questi casi si interviene quasi sempre con un cortisonico per disinfiammare e un collare per rilassare la muscolatura. Solo nei casi più gravi, in presenza di un deficit di forza nell’arto o un dolore che non risponde ai trattamenti, si interviene chirurgicamente”.

Il dolore causato da artrosi è diverso?

“Il dolore da artrosi è più cronico: comporta una limitazione del movimento, è persistente e viene esacerbato da sforzi come portare un peso o tenere le braccia sollevate. L’artrosi importante interessa in genere le persone più anziane o che hanno svolto per lunghi periodi di tempo lavori pesanti con importanti sollecitazioni del tratto cervicale. Va sottolineato che non sempre l’artrosi è associata a  sintomatologia dolorosa”.

Come è possibile distinguere un dolore di questo tipo da quello causato da stress o tensione muscolare, che sono fattori più “aleatori”?

Qui entra in gioco l’esperienza clinica. Se un paziente lamenta tanto dolore, ma non ha nessuna limitazione di movimento, si indaga sul tipo di lavoro, sulla propensione all’ansia. Queste forme si vedono sempre di più al giorno d’oggi, con l’acuirsi della crisi economica e l’aumentare delle problematiche sociali. Non per niente si dice “Le responsabilità cadono sulle mie spalle”. E’ lì che si concentra lo stress: molte delle patologie del rachide sono correlate alla somatizzazione a livello muscolare di problematiche psichiche”!

In questo caso che ruolo ha lo stile di vita?

“La cervicalgia può derivare dal mantenimento per molte ore della posizione seduta (per chi lavora al computer) o dall’uso degli arti superiori in modo continuativo (parrucchiera, fabbrica, dentista…), che causano una persistente contrattura muscolare dolorosa. Il trattamento non deve essere solo medico: sono necessari dei consigli ergonomici che rimuovano per quanto possibile le abitudini scorrette per prevenire la recidiva. In questo noi ci riteniamo degli specialisti “olistici”: non ci focalizziamo solo sul tratto dolorante, ma cerchiamo di guardare la persona nell’insieme. A volte è necessario cambiare abitudini di vita, lavorare sullo stato di tensione o di ansia, altrimenti si toglie il dolore con farmaci e massaggi, ma dopo un mese si torna facilmente  alla situazione di partenza”.

Lo sport può aiutare a prevenire o risolvere il problema?

“Partendo dal presupposto che qualsiasi sport, a livello agonistico, comporta spesso un sovraccarico funzionale, è consigliabile praticare un’attività motoria fisica regolare almeno due volte la settimana, scegliendo una disciplina che implichi un coinvolgimento globale della muscolatura, anche degli arti superiori. Possono essere utili per esempio il nuoto o la ginnastica”.

Chiara Bonan

Redattrice InFormaSalute

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