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Il sorriso immediato

Parla il dr. Riccardo Bastianello, chirurgo implantologo   Entri nello studio dell’implantologo senza denti, o con la dentatura fortemente compromessa, e ne esci con un sorriso finalmente da esibire. Non è un miracolo e non è un’illusione, ma il concreto e conclamato risultato del cosiddetto “carico immediato”: un’avanzata tecnica della moderna implantologia che permette di installare impianti dentali ovvero una protesi fissa, come dice la parola stessa, in tempi molto brevi e con lusinghieri esiti dal punto di vista sia funzionale che estetico. In altre parole, si tratta di una metodica che permette in una sola seduta di ripristinare i denti mancanti nelle edentulie (perdite dei denti) parziali o totali: e scusate se è poco.  Ma cos’è, specificamente, il carico immediato? Quali procedure comporta questo tipo di intervento? E a che tipologia di pazienti si rivolge? Per saperne di più ci siamo rivolti al dr. Riccardo Bastianello, chirurgo implantologo, libero professionista e direttore sanitario del Centro Medico “San Luca” di Rosà, che dal 1988 pratica l’implantologia osteointegrata nella quale si è specializzato in Italia e all’estero, conseguendo una specifica preparazione nelle tecniche rigenerative. – Dr. Bastianello, che cos’è esattamente il carico immediato? – “Il carico immediato è una metodica riabilitativa che viene riservata a pazienti che necessitano di una riabilitazione immediata e che permette al paziente stesso di essere subito dimesso. I denti vengono avvitati direttamente su radici artificiali, che sono impianti inseriti nell’osso. L’intervento viene effettuato in sedazione cosciente, ovvero con una metodica di anestesia che induce nel paziente una bassa soglia reattiva. Durante la seduta il paziente viene sottoposto alla bonifica dentaria, attraverso la quale vengono tolti tutti i denti non più recuperabili, perché ad esempio coinvolti da una malattia paradentale. Dopo la pulizia alveolare si possono quindi inserire direttamente gli impianti negli alveoli. In precedenza viene allertato il laboratorio per la preparazione dei manufatti, che vengono quindi avvitati e sistemati direttamente sugli impianti. Queste metodiche hanno varie definizioni, a seconda della tipologia dei manufatti: e cioè carico immediato “all on four”, “all on six” o “Toronto Bridge”, coi manufatti che rimangono fissi su quattro, su sei o su più impianti.” – E’ un intervento definitivo? – “No, si tratta di un impianto provvisorio. Si deve aspettare la guarigione dei tessuti e l’integrazione degli impianti nell’osso, a seconda della tipologia dell’arcata. Il lavoro definitivo viene poi svolto in un arco di tempo dai due ai cinque mesi.” – Ci sono limiti di età, o controindicazioni? – “Per questo tipo di intervento non c’è limite di età, si va dai 20 ai 90 anni. Eventuali limitazioni in tarda età sono correlate alle patologie dell’anziano. In caso ad esempio di diabete, se il controllo dei livelli di glicemia è accettabile, si può intervenire. In caso contrario l’abbassamento delle difese immunitarie renderebbe difficile la guarigione.” – Il carico immediato può essere effettuato anche a 20 anni. Quindi anche i giovani si sottopongono a questa metodica? – “Oggi questa tecnica si più applicare anche al paziente giovane, ad esempio a seguito di un trauma o per motivi estetici. Si rimuove la radice residua e si inserisce un impianto con capsule provvisorie per risolvere un problema estetico.” – E’ una tecnica costosa? – “In passato, proprio a causa dei costi, questa tecnica era elitaria e gran parte della popolazione non poteva accedere a questa metodica di riabilitazione. Oggi invece abbiamo la possibilità di ottimizzare i costi rivolgendoci a grosse strutture e di contrattare i prezzi di acquisto dei materiali, rendendo la riabilitazione alla portata di molte persone.” – Con una garantita qualità dei materiali… – “Assolutamente. Vengono utilizzati esclusivamente materiali di prima scelta. L’impianto, per forma e caratteristica, deve avere una sperimentazione clinica adeguata per avere risultati vicini ai parametri stabiliti dalla letteratura scientifica, secondo i quali un impianto deve permanere in bocca, al decimo anno, nel 98% dei casi.”

Redazione InFormaSalute

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