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infarto silente

Infarto Silente: quando arriva senza segnali

infarto silenteIntervista al cardiologo Prof . Francesco Cucchini

Infarto Silente: come riconoscere i “campanelli d’allarme” del cuore

Parliamo di infarto. Non di quello che abitualmente si presenta con un forte dolore al petto e che perciò mette subito in allarme chi ne è affetto, spingendolo a recarsi subito al Pronto Soccorso; ma di quell’infarto che, quasi in maniera silenziosa, colpisce e viene diagnosticato abitualmente solo in seguito. Il paziente in questi casi avverte solo sintomi poco chiari come formicolii al braccio, una sensazione di cattiva digestione. Eppure, sotto, talvolta c’è molto di più. Abbiamo avvicinato il Prof. Francesco Cucchini, già primario di Cardiologia all’ospedale di Bassano. Da lui, ci siamo fatti spiegare come interpretare questi sintomi un pò anomali per capire se siano dovuti o meno ad un infarto.

Come definire l’infarto?

Quando una parte più o meno grande del muscolo cardiaco non riceve più il sangue necessario a nutrire le sue cellule, vengono rapidamente a morire: si ha quella condizione comunemente nota come “infarto miocardico”

Quali sono i sintomi?

Clinicamente si ha un quadro abbastanza tipico: un forte dolore al petto, abitualmente nella zona dietro lo sterno che può essere o meno accompagnato da altri sintomi, come sudorazione fredda , nausea, difficoltà di respiro; talvolta associato ad una sensazione di morte imminente. Non sempre però l’infarto si presenta in questo modo e gli specialisti cardiologi ritengono che un numero non piccolo di casi possa presentarsi in modo atipico perché i sintomi possono essere differenti, attenuati , misconosciuti , o addirittura mancare.

E’ per questo motivo che talora questo tipo di infarto non viene riconosciuto nel momento in cui si presenta?

Esatto! Noto come “infarto silente” viene definito nella letteratura anglosassone con l’acronimo UMI (unrecognized myocardial infarction) e proprio per la sua modalità di presentazione , non sempre riconosciuta, si pensa possa costituire un problema più diffuso di quanto abitualmente ritenuto, potendo arrivare ad un terzo circa dei casi totali di infarto. Ecco perché l’infarto, già avvenuto, talvolta viene scoperto solo casualmente, a seguito di un comune esame elettrocardiografico , magari eseguito per un controllo di routine: il tracciato infatti documenta in questi casi il danno al muscolo cardiaco attraverso particolari alterazioni delle onde che riflettono il processo di attivazione elettrica del cuore.

Possiamo dire che queste alterazioni, se presenti, sono indicative del danno avvenuto?

Certamente, perché l’elettrocardiogramma in questi casi è abbastanza affidabile: se l’infarto c’è stato , purché non piccolissimo, se ne vedono i segni elettrici. Ciò non vale invece nelle situazioni di infarto non ancora avvenuto, anche se imminente: non essendosi in questi casi il danno miocardico già realizzato, l’elettrocardiogramma può ancora risultare completamente normale.

Quali sono dunque i sintomi ai quali fare attenzione, nel sospetto clinico di un infarto?

Vi sono alcuni sintomi particolari che possono presentarsi isolati o più spesso associati:

  • Una sensazione di nausea improvvisa accompagnata o meno da conati di vomito;
  • Una forte difficoltà di respiro;
  • Una sudorazione fredda
  • Una sensazione di polso veloce ed irregolare;
  • Stanchezza, improvvisa ed inspiegabile.

 

Parliamo del dolore al petto…

Bisogna comunque far attenzione alle caratteristiche del dolore toracico, se presente : mentre abitualmente nei casi di infarto esso si presenta in sede retrosternale, può invece talora presentarsi solo al braccio , oppure a livello della mandibola, dei denti, della schiena , fra le scapole, o a livello addominale.

Talvolta il dolore al petto, che rimane pur sempre un sintomo cardine, può anche completamente mancare, per esempio in presenza di diabete che alterando la sensibilità dei nervi che controllano l’attività cardiaca fa’ si che la situazione di ischemia cardiaca pur presente non venga percepita soggettivamente come dolore. Ovviamente questa elencazione di sintomi non dovrà spingere ad una ansiosa corsa verso il Pronto Soccorso nel caso uno di essi si presenti: bisognerà valutare con equilibrio , di volta in volta , come convenga comportarsi .

Come si può fare quindi in pratica ?

Chi, per esempio, ha già avuto un episodio di dolore anginoso,( molto simile a quello infartuale, ma di durata limitata), sa in genere riconoscerne le vera natura e se il dolore dura più del solito bisogna comportarsi di conseguenza, recandosi senza indugio in ospedale.

Chi non ne ha mai avuto, ma sa di essere portatore di alcuni dei cosiddetti “fattori di rischio coronarico”, come l’abitudine al fumo, l’ipertensione arteriosa, valori alterati dei grassi nel sangue, scarsa attività fisica, sovrappeso e magari in presenza di altri casi di infarto nella propria famiglia di origine dovrà far particolare attenzione nel caso compaiano uno o più o questi sintomi “sospetti”, sottoponendosi ove possibile ad una rapida visita cardiologica .

 

In quali casi la situazione può invece presentarsi, per il paziente, di difficile valutazione?

Nei casi di dolore toracico atipico (a “fitta”, variabile col respiro, della durata di pochi secondi) in coloro che non hanno fattori di rischio apprezzabili e nei quali, per l’età e /o il sesso, la probabilità di un incidente ischemico cardiaco è comunque molto bassa ; ma anche in questi casi una valutazione cardiologica , magari ambulatoriale, non necessariamente urgente , può risultare la scelta migliore.

E’ certamente vero, infatti , che di tutti i casi di persone con dolore toracico che si presentano al Pronto Soccorso o negli ambulatori degli specialisti cardiologi solo una piccola parte, dopo i dovuti accertamenti,   viene riconosciuta essere portatrice di una situazione di ischemia cardiaca: ma naturalmente in linea di principio conviene essere sempre molto prudenti e non rischiare di ignorare i segnali che giungono dall’organismo.



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