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Interruzione gravidanza spontanea

Interruzione gravidanza spontanea

Interruzione gravidanza spontanea

Interruzione gravidanza spontanea: spesso una tragedia inaspettata…

L’ interruzione di gravidanza spontanea, o aborto spontaneo, è tra le cause più frequenti di interruzione della gravidanza su una percentuale variabile dal 15 al 20 % delle gravidanze. Questo evento, le cui cause non sono tutte note, provoca la morte dell’embrione o del feto entro il centottantesimo giorno. Per fare chiarezza su un evento così luttuoso, abbiamo pensato di intervistare il Primario Dott. Italo De Meo del reparto di Ostetricia e Ginecologia Ulss 15 di Camposampiero.

Dott. De Meo, l’interruzione di una gravidanza spontanea è spesso un evento traumatico sia per la mamma che per il papà. Come dovrebbero affrontare i neo genitori una situazione di questo tipo? 
Sin da quando si scopre la gravidanza la coppia si carica di un immaginario fatto di desideri, aspettative e fantasie su come sarà il piccolo, se sarà maschio o femmina, cosa cambierà nella loro vita, come prepararsi al meglio per il nuovo arrivo e per le nuove responsabilità. II coinvolgimento emotivo è altissimo soprattutto quando il bambino immaginario si materializza nella visione ecografica e va di pari passo con la straordinaria trasformazione da uomo e donna- figlio e figlia a padre e madre. Ma non sempre la gravidanza procede secondo le nostre aspettative: l’aborto spontaneo è un evento che può capitare in circa il 15-20 % delle gravidanze, soprattutto entro il primo trimestre. La maggior parte delle volte non è determinato da cause controllabili ed è indipendente dalle azioni compiute dalla donna che quindi non ha alcuna colpa di ciò che è accaduto, ma viene comunque vissuto dalla coppia come un evento traumatico e difficile da accettare, che può portare con sé una serie di conseguenze, sia fisiche che psicologiche. Ecco allora il senso di vuoto e di tristezza per l’immaginato che non si potrà pi realizzare, il senso di solitudine perché si crede che gli altri non potranno mai capire fino in fondo quanto travolgente e lacerante è stato questo evento, e a volte una frattura tra la coppia che può vivere un momento di blackout della comunicazione e nella condivisione delle emozioni. Ecco alcuni consigli che possono aiutare i genitori ad affrontare il trauma dell’aborto spontaneo:

  • non chiudersi in se stessi ma esternare e condividere il dolore e la sofferenza sia con il proprio partner, sia con i familiari, sia con gli amici più intimi che con il loro affetto e calore possono aiutare a lenire il trauma;
  • darsi del tempo per elaborate il lutto, che essendo improvviso e inaspettato, necessita di alcuni mesi per essere completamente accettato, senza pretendere di cancellare subito l’esperienza vissuta;
  • parlare dell’accaduto con il proprio ginecologo che fornirà spiegazioni sull’aborto spontaneo e sui possibili metodi contraccettivi da utilizzare prima di riprovare;
  • se la sensazione di malessere persiste oltre i 6 mesi sarebbe opportuno appoggiarsi ad uno psicoterapeuta senza vergogna per i propri sentimenti.

Si dice che questo evento faccia parte di una selezione naturale; cosa significa?
La maggior parte degli aborti spontanei dipende da una anomalia cromosomica o genetica del feto. Qualcuno definisce questo evento come una “selezione naturale”. Si stima infatti la metà degli aborti che avvengono nel primo trimestre di gravidanza (ovvero la maggioranza degli aborti spontanei) avviene a causa di anomalie cromosomiche del feto. Cosa significa? II cromosoma contiene un filamento di DNA responsabile della trascrizione genica. Una persona sana è caratterizzata in ogni cellula da 23 coppie di cromosomi metà di origine materna e metà di origine patema: il tutto inizia da un uovo materno che contiene 23 cromosomi che viene fecondato da uno sperrnatozoo che ne contiene altri 23; da questo momento la cellula fecondata, con un corredo quindi di 46 cromosomi, inizia a duplicarsi. In epoca embrionale questo delicato processo riproduttivo cellulare può subire qualche errore. In alcuni casi, come ad esempio nella sindrome di down, il cromosoma 21 ha una copia in più, per un totale di 47 cromosomi (per questo è indicato come trisomia). In questo caso tale difetto cromosomico non preclude la vita, ma in molti altri invece si. Da qui la morte fetale e dunque l’aborto spontaneo.

Quali potrebbero essere le cause di un aborto spontaneo?
Premettendo che un evento sporadico non è necessariamente legato a fattori patologici presenti in maniera continuativa nella donna, la causa più frequente degli aborti soprattutto precoci è da addebitare come visto prima ad anomalie cromosomiche o genetiche spesso collegate all’età materna (con l’aumentare dell’età aumenta il rischio di abortività che può raggiungere il 40% per donne oltre i 40 anni). Nel caso di abortività ripetuta le cause possono essere molteplici oltre le già citate cause genetiche e cromosomiche:

  • cause immunologiche;
  • patologie materne generali (malattie renali croniche, diabete, ipertensione, patologie autoimmuni, patologie endocrine, malattie infettive, trombofilie);
  • patologie uterine (malformazioni, fibromi uterini, incontinenza cervicale, sinechie, endometriosi), che spesso sono causa di aborti che si verificano più tardivamente nel secondo trimestre;
  • anomalie cromosomiche degli spermatozoi.

A tale proposito da poco è stata formulata una ipotesi che sembra un paradosso. In alcuni casi di poliabortività non si tratterebbe infatti di difficoltà di impianto di embrioni nell’utero, né dell’impossibilità della donna a portare avanti una gravidanza ma la causa sarebbe esattamente opposta ovvero una condizione di <<superficialità>>. E’ quanto hanno rilevato alcuni ricercatori inglesi e olandesi, che sulla rivista Plos One spiegano che alcune donne perdono più volte il loro bambino all’inizio della gestazione perché il loro utero è talmente funzionale da permettere anche l’impianto di embrioni imperfetti, dal tragico destino già segnato e che dovrebbero, invece, essere rigettati.

In ipotesi di aborto interno, che tipo di interventi bisogna fare per riportare la neo mamma alle condizioni iniziali?
Spesso si ha una risoluzione spontanea della patologia per riassorbimento del tessuto non vitale o per espulsione completa dello stesso e in questi casi non vi è necessita di ulteriori interventi. In caso invece di aborto interno o di significativo sanguinamento bisogna asportare il tessuto deciduo – ovulare con un piccolo intervento chiamato revisione uterina coadiuvato spesso dall’applicazione di farmaci che rendono il collo uterino più morbido e beante.

Dopo quanti giorni e/o mesi i genitori possono riprovare a concepire?
L’OMS consiglia almeno 6 mesi, ma una nuova ricerca accorcia l’attesa: concepire entro 3 mesi sembrerebbe dare una maggiore probabilità di successo. Lo studio e stato condotto dai National Institutes of Health (NIH), l’agenzia pubblica USA per la ricerca medica e pubblicato sulla rivista Obstetrics & Gynecology. I risultati sono stati incoraggianti e suggeriscono che le donne che cercano una nuova gravidanza entro i tre mesi dall’ aborto riescono a concepire allo stesso modo, se non più velocemente, rispetto alle donne che aspettano per tre mesi o più. Oltre il 76% delle donne ha tentato di concepire entro tre mesi dal drammatico evento. Esse hanno avuto una maggior probabilità di rimanere incinte (69%) rispetto a chi ha aspettato di più (51%). Ma non solo: coloro che hanno concepito entro tre mesi hanno avuto più gravidanze andate a buon fine. II 53% di esse ha avuto un bambino contro il 36% dell’altro gruppo di coppie. I dati naturalmente non esauriscono il tema e certamente non vogliono dare una soluzione univoca alle coppie che cercano un figlio. Esse infatti devono trovarsi preparate anche emotivamente e possono avere bisogno di tempo per guarire dal vissuto del trauma prima di provare di nuovo.

In base alla Sua esperienza, che consigli si sente di dare a quei genitori che iniziano il viaggio della gravidanza e inoltre nel reparto dove lavora quanti nati ci sono stati nel 2015?
Sono previsti degli esami preconcezionali diagnostici sia della donna che nell’uomo, che sono molto importanti al fine di prevenire alcune malattie che possono compromettere lo stato di salute del bambino e della futura mamma durante la gravidanza. E’ necessaria una visita ginecologica con eventuale ecografia e anche il paptest utile a verificare la presenza di patologie o tumori del collo dell’utero. Anche il peso della donna e la pressione arteriosa vanno controllati accuratamente perciò fare attività fisica e tenersi in forma, aiuta il proprio corpo a prepararsi alla gravidanza. E’ importante godere di uno stato di tranquillità nel periodo di gravidanza; è ormai accertato che uno stress emotivo intenso, può di quasi tre volte aumentare il rischio di aborto spontaneo. Allo stesso modo è utile sapere che il fumo, gli alcolici e le sostanze stupefacenti provocano danni gravi al bambino, oltre che ridurre le probabilità di concepimento. Nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, dove lavoro, nel 2015 ci sono stati 1407 parti, con 1430 nati.

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di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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