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Intervista ad Antonia Arslan

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Spero che le nuove generazioni prendano le distanze dal passato, guardando al futuro con uguaglianza, condivisione e apertura dei cuori e della mente

Antonia Arslan, padovana doc di terza generazione, laureata in lettere, professoressa di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova, scrittrice e saggista, con una missione  da portare avanti: far conoscere la persecuzione del popolo armeno avvenuto nei primi del 900. In occasione di un’intervista in una giornata di maggio, la Professoressa Antonia Arslan è riuscita a comunicare la propria storia, quella del popolo armeno. Una donna straordinaria, piena di vita e vissuto, la quale alla domanda “a qual è il libro a cui è più legata” mi risponde categorica: “sono legata a tutti e allo stesso modo, perché uno segue l’altro”: e non poteva essere diversamente.  

Professoressa  , la famiglia Arslan quando e come arriva a Padova?
“Il nonno, Yerwant Arslan, arrivò a Venezia verso la metà dell’800 e grazie ad un prestito d’onore corrispostogli da una famiglia padovana riesce a pagarsi gli studi in medicina e specializzarsi nella città più all’avanguardia di quei tempi, Parigi. Il nonno fu il precursore della specializzazione in otorinolaringoiatria; anche mio padre, Michele Arslan, si laureò in medicina divenendo primario in questa stessa disciplina. Io, primogenita di cinque fratelli, avrei dovuto seguire le stesse orme di mio padre il quale, tuttavia, si dovette ben presto ricredere perché manifestai sin da subito il mio interesse ed amore per la facoltà di Lettere”

Quest’anno è il centenario del genocidio armeno e la Turchia continua a negare che di ciò si sia trattato; perché secondo Lei?
“Le ragioni che giustificano tale censurabile e incomprensibile atteggiamento possono individuarsi: nel timore, a fronte di un pubblico riconoscimento, di azioni/richieste risarcitorie; nell’essere sbugiardati dopo circa un secolo di falsità e, per l’effetto, perdere l’autorità agli occhi della popolazione; un forte e diffuso senso nazionalistico che permea la Turchia ed i Turchi”

L’Europa mi sembra determinata a riconoscere la causa Armena; Lei che ne pensa?
“L’Europarlamento si è riunito in sessione plenaria a Bruxelles, dichiarando ufficialmente che quanto accaduto tra il 1915 e il 1917 nell’Impero ottomano ai danni degli Armeni è qualificabile come un «genocidio». Tra gli Stati che riconoscono che si è trattata di una vera e propria mattanza di circa un milione e mezzo di Armeni, rientra; l’Italia, la Francia (che ha inserito nel suo ordinamento il reato di negazionismo), l’Armenia, la Russia, la Svizzera, la Slovacchia, la Grecia, l’Olanda, la Polonia, la Lituania, Cipro, il Canada, il Venezuela, l’Argentina, il Cile, l’Uruguay, la Città del Vaticano, il Libano e la Bolivia. Di recente anche la Germania. Sa, le memorie storiche spesso faticano a diventare memorie ufficiali dei Paesi, come è già capitato per la Shoah del popolo ebraico”.

Secondo Lei Professoressa Arslan, da dove nasce l’idea di sterminio e soprattutto perché  questo accanimento verso il  popolo Armeno?
“Lo sterminio sistematico degli armeni nei territori dell’Impero ottomano iniziò il 24 aprile del 1915 quando i Giovani Turchi, riuniti in un’organizzazione nazionalista nata all’inizio del ventesimo secolo, si adoperarono per la nascita di uno stato nazionale turco sul modello dei nuovi paesi europei nati nell’Ottocento: creare dunque una Turchia e unirla con il mondo turcofono. Il popolo armeno è stato il primo al mondo a dichiarare il Cristianesimo religione ufficiale e questa fu una delle ragioni che spinsero i Giovani Turchi ad eliminare gli armeni che, ai loro occhi, erano di intralcio al progetto nazionalista di un immenso territorio turco. Le popolazioni cristiane, che per secoli si erano organizzate in diversi  comunità religiose e nazionali, dovevano sparire dal territorio: la definizione “stato nazionale” prevede un paese linguisticamente e culturalmente omogeneo, con una popolazione composta in larga misura da un unico gruppo etnico e dove le altre popolazioni si limitano a piccole minoranze (l’Italia ne è un esempio). L’obiettivo dei Giovani Turchi era, dunque, conseguire, con la forza, le condizioni che la storia non aveva realizzato fino ad allora”.

Proff.ssa Arslan, quanti libri ha scritto e ne ha uno in particolare a cui è più legata?
Ho raccolto molte memorie di sopravvissuti armeni rifugiatisi in Veneto (molti di questi a Venezia),  curo libri sull’inespressa identità armena. Il mio primo romanzo è stato “La masseria delle allodole, scritto nel 2004 e grazie al quale ho ricevuto il premio Campiello, poi la Strada di Smirne, Ishtar 2, il Cortile dei Girasoli Parlanti, il Libro di Mush, il Calendario dell’avvento e, da ultimo, Il Rumore delle Perle di Legno, che sto presentando un po’ dappertutto. In realtà non sono legata ad un libro in particolare, ma a tutti e allo stesso modo perché ogni libro che segue completa un pezzo di storia armena

Per concludere Proff. ssa  Arsaln, cosa si auspica?
La speranza è che tale voce di denunzia non sia un caso isolato, ma possa demolire le barriere erette dal negazionismo e dai convenzionalismi; è auspicabile, ed in questo dobbiamo tutti adoperarci,  che dagli orrori, più che errori, del passato, le nuove generazioni prendano le distanze guardando al futuro con uguaglianza, condivisione e apertura dei cuori e della mente. Questo è quello che spero.

di Endrius Salvalaggio
 

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