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    SETTEMBRE 2021

    Patrizia Benini Direttore Generale IOV- IRCCS

    LE DUE PRIORITÀ: PROFESSIONISTI E TELEMEDICINA

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    AGOSTO 2021

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    Maggio 2021

    Erika Stefani

    UN MINISTRO PER LE DISABILITÀ

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ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO LE DUE PRIORITÀ: PROFESSIONISTI E TELEMEDICINA

Intervista alla dottoressa Patrizia Benini Direttore Generale IOV- IRCCS

Prosegue il nostro viaggio all’interno delle Aziende Sanitarie del Veneto, con i loro direttori generali. Siamo a Padova, precisamente allo IOV, l’Istituto Oncologico Veneto, unico IRCCS – Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – di matrice neoplastica della regione, dove ha sede anche il coordinamento della ROV, la Rete Oncologica Veneta. La dottoressa Patrizia Benini dal primo marzo è stata nominata alla direzione della struttura che ha sede legale a Padova all’Ospedale Busonera ma ha strutture decentrate negli ospedali di Castelfranco Veneto e di Schiavonia, nella Torre della Ricerca scientifica in Zona Industriale a Padova, e ancora a Palazzo Santo Stefano, sempre nella città del Santo. Patrizia Benini è medico, specialista in Neurologia, Igiene e Medicina preventiva, Epidemiologia e Sanità pubblica, vanta una lunga esperienza sul campo poiché proviene da una carriera di direzione ospedaliera e di direzione sanitaria di Aziende ULSS e Azienda Ospedaliera. L’ultimo incarico ricoperto è stato quello di direttore sanitario dell’Ulss Euganea, la più grande Azienda socio-sanitaria del Veneto.

Direttore, Lei è approdata allo IOV dopo una lunga carriera.

Certamente sì. Negli ultimi cinque anni avevo ricoperto il ruolo di direttore sanitario dell’Ulss 6 Euganea; sono stati gli anni dell’unificazione delle tre Ulss della Provincia di Padova in un’unica Azienda: un grande lavoro, soprattutto un grande lavoro di squadra.  Prima ero stata Direttore Sanitario in Azienda Ospedaliera di Padova e nell’UlSS di San Donà. Ho iniziato la mia carriera professionale, da studente prima e da medico poi, al Policlinico Universitario A.Gemelli, che è diventato a sua volta un IRCCS: potremmo dire che allo IOV si completa il cerchio del mio percorso professionale.

Quali sono le peculiarità di un Istituto come lo IOV?

Lo IOV-IRCCS è caratterizzato dal fatto di essere da una parte una struttura ad indirizzo esclusivamente oncologico e dall’altra dall’essere un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Questo vuol dire che noi dobbiamo promuovere e seguire i percorsi diagnostico-terapeutici per l’assistenza da un lato, sviluppando la ricerca e gli studi nell’ambito della sperimentazione clinica in particolare sui farmaci. Per noi è fondamentale la ricerca e diagnostica genomica dei tumori così come la ricerca traslazionale, cioè l’applicazione in clinica di quanto scoperto con la ricerca e le sperimentazioni.

Il fatto poi di essere la sede del Coordinamento della Rete Oncologica Veneta fa sì che da qui si promuova la realizzazione della attività cliniche per rete assistenziale, che vede integrate le diverse realtà oncologiche regionali, in un modello per livelli assistenziali integrati e differenziati.

Quali direzioni prendere, dunque, in questo periodo?

Stiamo innanzitutto rivedendo l’articolazione organizzativa e gestionale dell’Istituto, per rispondere alle nuove esigenze dell’Istituto che sta subendo una modifica significativa in termini di aumento della domanda, cui deve conseguire un ampliamento  della capacità di dare risposte all’utenza, sia per volumi di attività che come complessità e tipologia di prestazioni. Allo stesso tempo stiamo ulteriormente aumentando la capacità di produrre studi, di fare sperimentazioni, che sono uno dei compiti dell’Istituto. Tutto questo comporta la necessità di un’organizzazione molto puntuale, che sappia coniugare tutti gli aspetti già accennati: da una parte l’azienda che “produce” sanità, ricerca e sperimentazione e dall’altra l’azienda che deve governare e gestire in modo differenziato ma integrato questi diversi aspetti, tipici di un IRCCS.

Sappiamo che c’è molto altro in cantiere per lo IOV…

Sì. Stiamo portando avanti l’attuazione della programmazione regionale ampliando i posti letto, specie nella sede di Castelfranco, ricoprendo incarichi di Direttori di Unità Operative Complesse, quali Urologia, Senologia a Padova, Anestesia Rianimazione a Castelfranco, e di Radioterapia per cui è prevista la Direzione Universitaria a carico di Padova. C’è poi il grandissimo capitolo degli investimenti che adesso sta camminando velocemente e che permetterà di dare risposte adeguate alla sempre maggiore necessità di avere tecnologie all’avanguardia.

Di che investimenti sta parlando?

Non si tratta di investimenti solo strutturali che risulterebbero in qualche modo riduttivi, ma di investimenti che andranno ad aumentare la capacità assistenziale. In primis sto parlando di tutto il potenziamento dell’area delle radioterapie che sta interessando Schiavonia, con installazione di un nuovo ulteriore acceleratore, Padova con posizionamento di una nuova apparecchiatura in sostituzione di un’altra, e poi Castelfranco Veneto dove è prevista la costruzione di un nuovo edificio per accogliere i bunker di radioterapia, allestiti con apparecchiature all’avanguardia. Su questo stiamo lavorando alacremente per poter dare risposte nei tempi più rapidi possibili. Investimenti ce ne sono molti altri che riguardano ancora la parte assistenziale, ma anche il benessere dei nostri collaboratori. Abbiamo attivato il robot Da Vinci per le attività dell’area chirurgica previste a Castelfranco e nella stessa sede, in collaborazione con la ULSS 2, stiamo proseguendo nell’acquisizione di ulteriori spazi per ampliare le attività: è in via di imminente attivazione una nuova area di degenza chirurgica per ricoveri brevi che permetterà di adeguare il numero di letti anche di altre unità. A Padova, solo per citare alcuni esempi, si sta avviando un intervento di ristrutturazione sulla palazzina della radioterapia, così come all’interno del Busonera stiamo rivedendo la distribuzione degli spazi per migliorare le attività della Farmacia, interessata da un enorme aumento di attività, così come stiamo aggiornando le apparecchiature in Radiologia. Stiamo perfezionando il trasferimento delle aree amministrative in una sede più appropriata sia come ampiezza sia come collocazione. E’ un programma ad ampio respiro.

Le unità operative sono tra l’altro anche tutte impegnate nei rinnovi delle autorizzazioni e degli accreditamenti regionali, in corso, mentre abbiamo già provveduto ai rinnovi degli accreditamenti europei e stiamo lavorando per il rinnovo del riconoscimento IRCCS. Posso dire che siamo una struttura che si muove costantemente e rapidamente, su vari ambiti e su vari livelli.

Parliamo del Covid-19 e dell’attività dello IOV…

Il Covid ha avuto un impatto forte sulle attività in generale soprattutto all’inizio della pandemia, nella prima ondata, perché allora ci fu il lockdown “duro” e quindi la riduzione della possibilità di mobilità, fra le varie regioni o anche all’interno delle stesse, vi fu una riduzione delle attività per rispondere alla nuova emergenza, e vi era anche molta paura nella popolazione. Tuttavia le attività istituzionali per l’ambito oncologico non sono mai state bloccate, per cui allo IOV le attività sono proseguite costantemente seppur con qualche contrazione dovuta alle misure per il contenimento della trasmissione del Covid-19, che hanno certamente impattato sull’organizzazione delle attività, per i percorsi, i distanziamenti da assicurare e per le tempistiche delle prestazioni che risentivano della necessità di introdurre nuove modalità di sanificazione. Comunque lo IOV non ha di fatto prestazioni da recuperare e nel corso del primo semestre 2021 ha saputo aumentare in modo significativo la propria attività anche rispetto al 2019, anno pre-Covid cui ci si riferisce per valutare la performance corrente. Sicuramente il livello di attenzione è mantenuto molto alto con percorsi di sicurezza atti a tutelare i nostri pazienti, tutti in condizioni di fragilità, in una situazione di attività molto dinamica.

Cosa intende per “dinamica”?

Noi trattiamo pazienti vulnerabili-fragili ma non siamo una struttura dove i pazienti stanno stabilmente. Qui abbiamo tutta l’attività ambulatoriale, assistiti che arrivano ogni giorno e ritornano a casa, vengono e vanno sia per la radioterapia che per la chemioterapia, che per fare visite ambulatoriali. E’, di fatto, una complessità elevata proprio per la “dinamicità” che presenta. Come IOV, oltre che per i dipendenti, stiamo partecipando continuativamente dal 6 marzo scorso alla campagna vaccinale per i pazienti che seguiamo: alla data del 6 settembre us. abbiamo somministrato 12.054 dosi di vaccino ai pazienti e 5.882 pazienti hanno qui completato il ciclo con la seconda dose, un numero considerevole. Ora stiamo organizzando la somministrazione della terza dose.

Sappiamo che qualche difficoltà, soprattutto di reperire specialisti, ce l’ha anche lo IOV…

Sì, abbiamo come tutti qualche problema nel trovare alcuni specialisti che sono innanzitutto gli anestesisti. In particolare all’Ospedale di Castelfranco assicuriamo tutta l’attività di sala operatoria, guardia e Rianimazione, anche per l’ULSS di Treviso e quindi abbiamo necessità di avere grande disponibilità di specialisti. Siamo dovuti ricorrere ad una gara per conferire ad un operatore esterno la fornitura di prestazioni di specialisti in anestesia per integrare la nostra capacità di erogazione ed assicurare l’attività, in costante aumento. Altra specialità per noi particolarmente critica sono i dermatologi: essendo noi centro di riferimento per il melanoma, abbiamo tanta richiesta da parte dei pazienti, sia per le prime visite ma anche per il follow-up. In questo caso, grazie alla collaborazione con la Dermatologia dell’Azienda Ospedale – Università di Padova stiamo comunque recuperando.

Perchè c’è questa grossa difficoltà, un po’ diffusa?

La difficoltà viene sia dalla passata programmazione dei posti in scuola di specialità, ma anche dalle scelte che molti professionisti fanno soprattutto per alcune specialità. Si preferisce rivolgersi all’ambito privato ma anche andare all’estero. Con le ulteriori borse di studio sono aumentati i posti per le scuole di specialità ma il risultato non si vede nell’immediato. Altro punto su cui agire è la remunerazione del personale, in generale, che non è al momento competitiva.

Se lei possedesse una bacchetta magica cosa realizzerebbe?

Che le nostre ricerche dessero subito farmaci in grado di sconfiggere il cancro per tutti.
Allargherei le strutture per poter dare più spazi per l’assistenza, per le attività di formazione, di studi clinici e ricerca, per poter meglio articolare le attività delle diverse unità, che spesso sono frazionate. Sistemerei i problemi strutturali degli edifici, così come quelli di accessibilità che abbiamo specie al Busonera.
Senza bacchetta ma con l’impegno di tutti credo sia importante definire e condividere una visione futura dello IOV, in modo da realizzare progettualità che permettano di elevare sempre più le prestazioni ed il riconoscimento che lo IOV già oggi ha, dando soddisfazioni professionali ai nostri dipendenti, valorizzandone le capacità, a qualunque livello e attività essi siano assegnati. Sono convinta che se i collaboratori sono gratificati perché professionalmente e umanamente hanno ritorni positivi, anche le prestazioni saranno migliori. Così come è importante rendere fluidi i percorsi dei pazienti: stiamo rivedendo alcuni iter di presa in carico dei pazienti, proprio per renderli sempre più veloci e soprattutto per rendere il servizio sempre migliore.
Di fatto, il nostro compito è quello di fare rete con le strutture della Regione, visto che lo IOV è riferimento per tutte le oncologie venete: su questo possiamo ancora lavorare, perché credo che i livelli di collaborazione possono essere migliorati da entrambe le parti.  Lo IOV poi è una realtà a valenza nazionale ed internazionale e su questo certamente i risultati dimostrano una crescita costante e sempre più veloce. Importante è non accontentarsi di fare un’attività di alto livello: è fondamentale confrontarsi continuamente con esperti esterni, in umiltà, pur nella consapevolezza della competenza posseduta, perché ognuno porta qualche cosa di nuovo.

C’è ancora qualcosa che le sta a cuore, non è cosi?

Sì c’è un ultimo tocco di bacchetta magica: la telemedicina. Se ne parla tanto ma avere una rete informatica moderna ed integrata che permetta di avere un Istituto collegato sia con i pazienti che con le altre strutture, credo sia davvero indispensabile. Questo per poter seguire i pazienti in follow-up in modo continuativo, riducendo i disagi degli spostamenti e potendo dare risposte più rapide, che li facciano sentire sempre più presi in carico. E poi garantire ai professionisti delle altre strutture le consulenze di cui hanno bisogno, in un confronto integrato, attraverso la partecipazioni ai gruppi multidisciplinari, indispensabili in ambito oncologico, mantenendo elevati i livelli di tutte le strutture della Rete Oncologica e tenendo il paziente afferente alla struttura più vicina fin dove possibile.

Lei mi parla molto di tecnologia, parliamo di cuori che battono, di pazienti che arrivano allo IOV, spesso spaventati dopo la diagnosi…

Su questo c’è già un grande investimento. In generale i pazienti condividono i percorsi predisposti per loro. Credo che quando un malato entra in Istituto si debba sentire preso in carico totalmente. Questo è il primo punto. Il secondo, altrettanto importante è quello di garantire un supporto psicologico al paziente e alla famiglia, quando ve n’è la necessità. Noi disponiamo di parecchi psicologi, cerchiamo di organizzare il servizio in modo trasversale fra le varie sedi. Il terzo punto è dare la possibilità al paziente di esprimere quelle che possono essere le criticità che trova o anche gli apprezzamenti. Non solo il sistema classico di segnalazioni ma anche una vera e propria strutturazione di un “rapporto di collaborazione con il paziente” attraverso l’applicazione del progetto PREMS, un’indagine sull’esperienza di ricovero in regime ordinario promossa dalla Regione del Veneto in collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Laboratorio MeS). Si tratta di una rilevazione di gradimento circa l’esperienza di ricovero presso lo IOV, proposta ai pazienti che vengono dimessi, assolutamente anonima, che prevede una serie di domande chiuse ed alcune domande aperte che permettono all’utente di esprimere lo stato di soddisfazione e all’Istituto di conoscere punti di forza e punti di criticità della propria organizzazione.  Credo che dare al paziente la possibilità di avere risposte professionalmente elevate ma anche di esprimersi per collaborare alla crescita della Struttura, sia determinante. Tutto il resto fa parte di quella capacità di colloquio tra la struttura e l’assistito che garantisce al soggetto di sentirsi in famiglia, o quasi, seguito comunque come se fosse a casa. L’importante è esserci, con qualità, competenza ma anche con un senso di umanità che sempre fa la differenza.

Angelica Montagna

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