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LA CHIRURGIA DEI PICCOLI

Intervista al dr. prof. Fabio Chiarenza, Direttore della Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale di Vicenza, centro di riferimento regionale e reparto “pioniere” nella Chirurgia Pediatrica mininvasiva.
“Quando un bambino ti ringrazia è la soddisfazione più grande”.

Sulla porta d’ingresso dello studio del dr. prof. Fabio Chiarenza, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza, è affisso il disegno di un suo piccolo paziente. Vi è raffigurato Ezechiele Lupo, personaggio Disney, con l’aggiunta di un cuore e con la scritta “Per il dotor Chiarenza Lupachioto Ezechele”. C’è qualche errore di scrittura, ma in questi casi non conta la forma bensì la sostanza: quella della gratitudine di una giovanissima creatura nei confronti del primario del reparto che lo ha preso in cura. Un reparto con la “R” maiuscola: la Chirurgia Pediatrica di Vicenza è un centro “Hub” (di riferimento) regionale ed è riconosciuto come uno dei principali poli di Chirurgia ed Urologia Pediatrica a livello nazionale e non solo. Cordiale ed affabile, il dr. Chiarenza è un luminare del settore. È appena rientrato da un congresso scientifico a Napoli di cui è stato relatore e sulla parete del suo studio è appesa la collezione di una selva di badge di congressi e seminari di Chirurgia Pediatrica a cui ha partecipato in giro per il mondo, vicino alla quale gli scatto una fotografia a margine dell’intervista che il primario concede a Informasalute in una rara pausa della sua intensa e impegnativa giornata.

Dottor Chiarenza, di cosa si occupa nello specifico il suo reparto?

Chirurgia Pediatrica viene spesso confusa con Pediatria. In realtà la Chirurgia Pediatrica è una branca specialistica che si occupa ovviamente dei bambini, ma si tratta di “bambini chirurgici” ed è un’entità separata dalla Pediatria. Non perché noi non lavoriamo in collaborazione con la Pediatria, ma perché mentre la Pediatria esiste in tutti gli ospedali di una certa dimensione, la Chirurgia Pediatrica è una super-specialità. E quindi le super-specialità si trovano solamente nei grossi ospedali, i cosiddetti ospedali “Hub”. Noi siamo una delle quattro Chirurgie Pediatriche del Veneto, in un ospedale “Hub” che è quello di Vicenza, e ci occupiamo di pazienti che hanno bisogno di interventi di tutti i tipi di chirurgia del bambino.

I “bambini chirurgici” in generale chi sono?

La Chirurgia pediatrica, o la chirurgia del bambino, è una branca molto eterogenea perché in realtà si operano bambini da 0 anni – e anzi addirittura i prematuri di 23-24 settimane, quindi piccolissimi, dai 350 ai 400 grammi di peso – fino ai ragazzi e adolescenti di 17 anni compiti. Si capisce che c’è un’enorme variabilità di pesi, di dimensioni e di problematiche e quindi noi dobbiamo essere pronti a operare non solo tutti i tipi di specialità (polmoni, intestino, reni, chirurgia dei genitali, chirurgia cutanea, chirurgia plastica) ma anche differenziare gli interventi in base alle fasce di età e alle patologie.

Al di là delle patologie e delle problematiche cliniche, come si gestiscono pazienti così piccoli?

La chiave di una buona efficienza di un reparto è proprio il poter gestire i bambini che hanno problemi chirurgici e i loro genitori. Purtroppo vengono da noi bambini che hanno le più diverse patologie: da quelle fortunatamente meno gravi a quelle anche molto gravi. Quindi noi dobbiamo avere la capacità, e questo grazie anche all’Azienda che ci dà le risorse, di offrire non solo un certo tipo di accoglienza al bambino e ai genitori, ma anche di cercare di rendere al bambino tutte le procedure che dobbiamo fare nel modo meno traumatico possibile. Non solo dal punto di vista del dolore, ma anche dal punto di vista dell’impatto psicologico. Tant’è vero che nel reparto, grazie alle donazioni delle famiglie dei pazienti, noi abbiamo un’associazione che finanzia uno psicologo che aiuta anche in casi particolari i bambini e i genitori.

Poi abbiamo i pazienti più grandi, gli adolescenti che già per conto proprio vivono una fase particolare della loro vita. Con gli adolescenti qual è dunque l’approccio?

Con gli adolescenti l’approccio ovviamente cambia. Dobbiamo essere anche un po’ psicologi, perché quelle dell’adolescente alcune volte sono problematiche chirurgiche vere e proprie e alcune volte sono legate addirittura a problematiche estetiche. Ad esempio noi trattiamo, oltre che la chirurgia plastica di superficie di tutti i bambini – e quindi facciamo anche interventi per nevi, angiomi, linfoangiomi eccetera -, anche la chirurgia “estetica” come accade per una patologia chiamata del “petto escavato” che riguarda quei ragazzi e quegli uomini che hanno un incavo a livello toracico, che è molto antiestetico e che alle volte purtroppo può creare anche qualche problema respiratorio e cardiaco. Un altro problema psicologico può essere quello dei ragazzini che hanno il problema della cosiddetta iperidrosi, cioè le mani che sudano. Ci sono delle soluzioni chirurgiche che permettono a questi ragazzini di interrompere la sudorazione delle mani e quindi di risolvere un problema serio. In alcuni ragazzi l’iperidrosi si manifesta invece in forma leggera, e quindi bisogna spiegare loro che non è un problema da risolvere chirurgicamente.

Con una gamma così ampia di patologie e di casi da trattare, quanto conta l’interdisciplinarietà con le altre specialità?

La ringrazio per la domanda perché questo è un aspetto proprio essenziale. Noi siamo una specialità molto peculiare. Ne abbiamo poche di Chirurgie Pediatriche: in Italia ce ne sono 50, in Veneto quattro e ne abbiamo meno di altre regioni. La peculiarità nostra, e sicuramente anche l’obiettivo di un reparto che funziona bene, è quella di avere all’interno del reparto degli specialisti per ogni branca e per ogni settore. Per ogni branca della Chirurgia Pediatrica noi abbiamo, oltre al primario che sovrintende a tutto, uno specializzato dell’équipe di medici all’interno del reparto in modo che si occupi a seconda dei casi ad esempio di chirurgia gastroenterologica, di chirurgia urologica, di chirurgia del torace, di diagnosi prenatale e quindi anche di gestione delle cosiddette malformazioni fetali che quando i bambini nascono vanno corrette per rendere una buona qualità di vita, di chirurgia plastica e quant’altro. Tutte queste specialità si integrano assolutamente con le specialità mediche come endocrinologia pediatrica o gastroenterologia pediatrica, che fortunatamente abbiamo in questa Azienda.

La vostra è una chirurgia mininvasiva, vero?

Esattamente. La peculiarità di questo reparto è quella che da tanti anni abbiamo investito molto sul basso impatto del dolore nel bambino e sul basso impatto psicologico sul bambino stesso. Questo ci ha permesso di sviluppare – come pionieri non solo a livello nazionale ma devo dire anche a livello europeo, siamo infatti i fondatori di una società europea di chirurgia mininvasiva – tutte le tecniche mininvasive applicabili in età pediatrica. Mentre la chirurgia mininvasiva nell’adulto è quasi ormai la prevalenza, in età pediatrica – per le peculiarità del paziente molto piccolo e per le difficoltà chirurgiche – è una branca che non è molto sviluppata. Lei pensi che a livello nazionale solo il 3% dei centri di Chirurgia Pediatrica operano i neonati con tecniche mininvasive. Le Chirurgie pediatriche sono in tutto 50, si fa presto a fare i calcoli per vedere quante sono: siamo noi più un’altra Chirurgia. La nostra attività prevalente è di fare chirurgia di tutti distretti del corpo con tecniche mininvasive che prevedono, invece della classica incisione con l’apertura dei muscoli ovvero l’apertura dell’addome o del torace, dei piccoli forellini di 2 o 3 millimetri coi quali si fanno degli interventi anche molto importanti, per la rimozione di malformazioni e per patologie gravi. Questo ci ha fatto riconoscere non solo a livello nazionale – infatti io sono stato presidente della Società Italiana di Chirurgia Minivasiva Pediatrica e sono attualmente nel “board” europeo delle Chirurgie Mininvasive – ma anche a livello regionale. Nel 2018 la Regione Veneto ci ha riconosciuto il titolo di centro regionale di riferimento per la Chirurgia e l’Urologia mininvasiva. Questo è un ottimo riconoscimento perché tra le quattro Chirurgie Pediatriche, di cui due universitarie, hanno scelto noi per questo tipo di numeri e di pazienti.

Fuori, sulla porta del suo studio, e anche qui sulla sua bacheca sono appesi dei disegni di bambini che la ringraziano. Cosa resta di questo rapporto coi suoi giovanissimi pazienti?

Questo per me è un lavoro fantastico. Nonostante io sia in contatto con malformazioni anche gravi e con patologie anche molto serie, il regalo e la motivazione più grande per noi è quello poi di vedere i bambini che superano queste difficoltà e i genitori che vedono il loro figlio guarito. La ciliegina sulla torta è quando c’è la possibilità di fare degli scarabocchi per i bambini più piccoli oppure dei disegni per quelli un po’ più grandi. Il bambino fa il disegno e ringrazia, magari talvolta sbagliando anche a scrivere qualche parola, ma è fantastico. Il bello del bambino è la semplicità e la comunicazione diretta, senza schemi e senza veli. Quindi quando ti ringrazia un bambino, ti ringrazia proprio dal cuore. E questa cosa è proprio super-gratificante.

Alessandro Tich

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