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“La nostra sfida, servizi equi per tutti”

Chiara BonanIsolated diversity tree hands

Intervista alla dott.ssa Alessandra Corò, Direttore dei Servizi Sociali dell’Ulss n.3

Mantenere i servizi a fronte di una riduzione delle risorse e di un progressivo aumento delle esigenze: questa la complessa sfida che aspetta Alessandra Corò, direttore dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale dell’Ulss 3 di Bassano dall’inizio del 2013, che si è gettata a capofitto in una missione di ottimizzazione e razionalizzazione dei servizi.

 

– Dottoressa Corò, qual è la sua valutazione dello stato dell’arte nei servizi sociali dell’Ulss 3?

“Questi primi quattro mesi dal mio insediamento sono serviti a conoscere l’esistente: interlocutori, servizi, comuni, strutture, operatori. Ora inizia la fase  di rielaborazione, che porterà ad alcune riorganizzazioni ed innovazioni nei vari servizi. Con giugno potremo delineare con certezza alcuni progetti.”

 

– Quale sarà la difficoltà più grande, secondo lei, in questo 2013?

“Sicuramente la riduzione del budget, dovuta ad una contrazione delle risorse finanziarie. A questo si aggiunge un crescente aumento della domanda di servizi in tutti i  campi: disabilità, anziani, salute mentale, neuropsichiatria infantile, dipendenze.”

 

– C’è una soluzione “facile” o va ripensata l’offerta in termini di riduzione?

“Con minori risorse, la necessità è quella di trovare sinergie nel territorio.”

 

– Ci state riuscendo?

– “Direi di sì: la nostra sfida è dare servizi in modo equo a tutti, sia i “vecchi” utenti, sia i nuovi. La strategia che mettiamo in campo è trovare risorse alternative: da una parte ricalcolando le priorità di intervento, dall’altra ottimizzando tutti i servizi. Un aiuto importante ci viene dal volontariato, su cui stiamo puntando moltissimo con la formazione e il coinvolgimento in servizi ed attività di supporto, per garantire l’offerta senza abbattere la qualità. La soluzione possibile è questa: privato, volontariato sociale e pubblico che lavorano insieme per garantire lo stesso servizio di “prima”.”

 

– Cerchiamo di delineare un quadro della situazione, settore per settore. Partiamo dalla disabilità: è possibile dare una risposta a tutte le richieste?

– “Nella disabilità stiamo esaurendo le liste d’attesa e cercando di qualificare le proposte. Va tenuto in considerazione che la richiesta aumenta costantemente, perché la vita media della persona disabile è ad oggi analoga a quella di una persona normodotata, e ciò si traduce in una necessità di residenzialità, qualora il disabile sopravviva ai propri genitori. I numeri crescono: nei centri diurni, negli inserimenti lavorativi, nelle scuole. Ecco perché le sinergie con associazioni, cooperative, volontariato diventano fondamentali per seguire il disabile in tutte le fasi della vita.”

 

– Difficile invece esaurire le liste d’attesa per le case di riposo cittadine. Qualche idea per risolvere un problema ormai annoso?

– “Nel nostro territorio abbiamo la grande fortuna di avere un numero di centri servizi per anziani davvero alto rispetto alle province contigue. Purtroppo la risposta non è esauriente (circa 100 le persone in lista d’attesa), ma la risposta si riesce a dare in breve tempo.

E’ nostra intenzione lavorare di più sulla residenzialità non fissa, ma temporanea: il cosiddetto “sollievo”, che prevede un’ospitalità di breve periodo per gli anziani per consentire alle famiglie che badano ai propri cari in casa di avere dei momenti di stacco. Può trattarsi di famiglie che lavorano e che hanno scelto di affidare l’assistenza dell’anziano ad una badante: nel mese in cui l’assistente usufruisce delle ferie, l’anziano può essere ospitato in struttura. Può trattarsi di emergenze “involontarie”: se la persona che si occupa dell’anziano deve essere ricoverata per un’operazione, se deve occuparsi di figli, e mille altre eventualità. Questo tipo di servizio è già in sperimentazione e l’accesso avviene tramite graduatoria.”

 

– L’assistenza a casa dell’anziano, con varie forme di aiuto e “sollievo” da parte dell’azienda sanitaria può essere una soluzione valida per tutti?

-“La regione sta proponendo alcune forme “impegnative di domiciliarità” per consentire alla persona anziana di stare a casa con la debita assistenza. Io penso che sia difficile vederla come alternativa. Alcune patologie sono difficili da gestire a casa, e le variabili da tenere in considerazione sono tante. Secondo me si devono offrire soluzioni diverse per rispondere a bisogni diversi. L’importante è mantenere la ricchezza di risposte attualmente esistente.”

 

– Minori soggetti a tutela: si tratta di bambini e ragazzi che non possono vivere in casa con i genitori per problematiche familiari. Qual è la risposta?

-“Dai Comuni abbiamo la delega per svolgere la fase di valutazione e presa in carico dei minori che ci vengono segnalati da scuole e dalle istituzioni.

Nel nostro territorio c’è per fortuna un’ottima rete di solidarietà nell’affido familiare, e una grande disponibilità delle famiglie nell’accoglienza: pensi che il 60% dei minori allontanati dalla famiglia sono in affido familiare, una realtà molto diversa da quella veneta, che arriva al 40%. In alcuni casi però questa soluzione non è proponibile: e qui si pone il problema di trovare le strutture giuste e di gestire la situazione con le scarse risorse dei Comuni.

Il nostro obiettivo è fare progetti di prevenzione nei Comuni più a rischio, nelle zone dove, per una convergenza di variabili economiche, sociali e culturali si concentrano queste problematiche, come la Valbrenta e le zone di Rosà e Cassola.”

 

– Settore dipendenze: prevenzione e cura. C’è qualche progetto nuovo all’orizzonte?

– “Con le altre Ussl della provincia ci stiamo raccordando per avviare uno sportello per le dipendenze da gioco. Si tratta di un’emergenza, anche nel nostro territorio, difficile da affrontare perché difficile, per chi ne è affetto, da ammettere. Purtroppo è una dipendenza “anomala”: colpisce persone che non hanno le caratteristiche tipiche di chi cade nel tranello della droga o dell’alcool, attira donne e uomini di età media che buttano i loro risparmi mettendo a serio repentaglio la sussistenza famigliare e creando sempre maggiore povertà. Lo sportello sarà infatti rivolto in particolare ai familiari, e sarà affiancato da gruppi di auto mutuo aiuto.”

 

– Come ha trovato la rete di servizi per la salute mentale?

– “Direi che è molto buona: esiste un gran numero di cooperative di lavoro, due centri diurni, una ventina di strutture residenziali e semi residenziali, tutte gestite da cooperative accreditate. Il nostro intervento in questo settore si concentrerà nella creazione di una convenzione tipo, che uniformi le modalità di accesso e regolamenti in modo più omogeneo l’ottima rete esistente.”

 

– E per quanto riguarda la neuropsichiatria infantile?

– “In questo campo l’associazione Ca.Sa. ci ha segnalato una difficoltà da parte di alcuni utenti nell’avere risposte che ritiene appropriate. Diciamo subito che, stante le risorse a disposizione, non sempre è possibile dare tutte le risposte che una famiglia si aspetta.

Per capirne di più, abbiamo comunque già redatto un questionario. Il documento verrà inviato il prossimo mese a tutte le famiglie che nell’ultimo anno hanno avuto un contatto con la neuropsichiatria infantile. L’obiettivo è  capire quali sono state le risposte e quali erano le loro aspettative. In questo modo potremo valutare come migliorare la risposta del servizio o, se sarà il caso, analizzare la possibilità di ampliarlo per offrire più risposte.”

Chiara Bonan

Redattrice InFormaSalute

Dr.ssa Alessandra Corò

Direttore dei Servizi Sociali dell’Ulss n.3

InForma Salute
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